E’ spesso affrontato l’argomento sulla condizione della donna e la parità di genere, un riconoscimento che ha richiesto tempo e consapevolezza e che ancora necessita di conferme per la figura femminile per vivere e affermarsi nella società, quasi fosse in condizione di inferiorità, un oggetto utile o inutile a seconda della necessità e all’occorrenza, da declassare dal contesto lavorativo o di studio. Il concetto di uguaglianza fra uomo e donna è un raggiungimento oggi talvolta sconosciuto, perché “essere donna” assume diversi significati nei differenti contesti geografici. La centralità di questo ruolo in tutte le sue forme e attività necessità ancora di strumenti di sostegno atti a favorire l’emancipazione femminile.
Dall’istruzione negata ai ruoli dirigenziali non corrisposti, dalla parità di accesso alle cariche elettive è paradossale “sensibilizzare” nel 21esimo secolo il significato della donna, è come praticare una mutilazione, mutando i connotati stessi dell’identità femminile. La donna necessita di ricorrenze, quasi fosse solo l’8 marzo, festa dedicata, che affonda le radici nel 1911, quando il primo evento al femminile, descrisse le sorti di 134 lavoratrici che persero la vita in un incendio in fabbrica, e nel 1917 quando in Russia le donne, assieme agli uomini, si ribellarono allo zar. Sancire una giornata internazionale conferma che non esistono confini geografici o ideologie politiche o religiose per garantire i nostri diritti, la donna non ha alcuna distinzione dall’uomo se non per la biologia unica dei due corpi che richiama tuttavia alla visione stereotipata della donna la cui prerogativa è quella di poter procreare, vista l’unicità del sistema riproduttivo e, laddove sfortunatamente capita l’impossibilità di vivere la magia del concepimento, subentra lo tzunami antropologico che marchia la donna come “cosa inutile”…sterile!
Nel 2008 si è parlato del caso di Thomas Beatie che fece parlare il mondo con la sua gravidanza discussa su tutti i giornali e i mesi di gestazione, ripresi in un meticoloso e incredibile documentario. Il caso, vissuto come “più unico che raro” , mise già in evidenza la possibile rivalsa dell’uomo sulla donna anche in questa unicità che contraddistingue i due sessi, ed è assurdo ammettere come, nonostante molti pregiudizi rispetto a chi segue un percorso di cambio sesso, e dinanzi al tema della transessualità, dire donna rappresenta ancora un divario che ancora esiste, nonostante lo scorrere del tempo.
Del gender gap – la differenza tra uomo e donna nella società – continueremo a sentir parlare nonostante l’intraprendenza e il coraggio innato di noi donne e delle nostre sfide quotidiane che non smetteranno di annoiarci, la nostra capacità naturale di lottare, non solo per noi stesse ma per tutte le donne, dinanzi ad un maschilismo radicato difficile da scardinare, perché pensare a doti quali dolcezza, sentimento, amabilità e grazia, in taluni contesti geografici significa far emergere il significato negativo dell’uomo costruito sullo stereotipo della diversità di attitudini maschili e femminili, laddove emergono modelli patriarcali profondi e la logica di sopraffazione e dominio.
Rita Levi Montalcini è stata uno dei simboli significativi dell’emancipazione femminile: unica donna italiana vincitrice del Premio Nobel per la medicina e Senatrice della Repubblica Italiana, ha contribuito in prima persona e lottato per l’affermazione della donna nei differenti ruoli della società, con l’eleganza e il garbo che sempre l’hanno contraddistinta, ma soprattutto con la tenacia e la sua unicità intellettuale ha sostenuto da sempre che “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale”.
Tuttavia le donne sono la colonna vertebrale della società e a conferma di ciò basti guardare il panorama politico che ci circonda, dalla Premier – Giorgia Meloni – all’attuale prima donna a guidare il Pd – Elly Schlein che è stata osannata quando in uno dei suoi comizi ha sostenuto “Sono una donna. Amo un’altra donna e non sono una madre, ma non per questo sono meno donna. Non siamo uteri viventi, ma persone coi loro diritti” in contrapposizione al discorso della Premier Giorgia Meloni “Sono una donna, sono una madre e provo ad essere un’umana degna di essere tale”.
Donne parlamentari che ci rappresentano, ambiziose e dalla tempra rocciosa, con visioni diametralmente opposte che percorrono binari paralleli, ma con un unico obiettivo: realizzare l’affermazione della donna. Nonostante l’evoluzione e le numerose affermazioni , la condizione femminile necessita ancora di leggi che rimuovano ogni ostacolo o impedimento a questa parità di genere tanto agognata nella vita sociale, culturale ed economica. Le donne devono ancora affrontare sacrifici e soprusi sulla propria pelle per la realizzazione e il godimento dei propri diritti e giungere alla completa parità con l’uomo, nonostante nella nostra Costituzione sia sancito “la donna deve essere riconosciuta come l’uomo senza alcun tipo di distinzione”. Il raggiungimento dell’uguaglianza di genere rappresenta inoltre uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030 assieme all’attenzione dedicata alle misure volte a contrastare le differenti fisionomie di violenza contro le donne, una delle quali è la proibizione dell’istruzione femminile: in diverse culture in linea con i regolamenti scolastici della legge islamica e della cultura afghana, insieme alle restrizioni sull’abbigliamento delle ragazze, l’istruzione è ancora ostacolata con l’utilizzo e l’avvelenamento da gas.
Ma siamo donne, vita e libertà, la nostra forza affonda radici profonde e significato che nessuna psicologia può spiegare perché in ogni donna coesiste una fucina di logica, istinto, fascino, passione, ironia e fragilità – da non confondersi con la debolezza – abilmente mescolate a realizzare un legame potente che non è un mero nastro che avvolge un mazzo di fiori o di mimose per omaggiare il nostro significato nascosto, nel giorno a noi dedicato. Uomo e donna, sono il rovescio di un’unica medaglia che deve essere spesa responsabilmente per garantire la vita su questo pianeta, alla nostra leadership spetta l’arduo compito di inventare e gestire la pace e abbattere gli sterminati campi dell’irrazionalità che ci circondano…ma uomini e donne, per ironia della sorte, siamo uniti con scalpore in imprese simili e scambi d’identità: smalto e un rossetto per avere labbra da baciare e radere la barba, vista la peluria che condividiamo.
Devi fare login per commentare
Accedi