Relazioni
Cambiare vita a Natale
Il lupo dimorerà con l’agnello, il leone si ciberà di paglia. Non è la violenza il nostro destino
“Quel bambino non è venuto a fondare una nuova religione, di cui non c’era bisogno perché ce n’erano già forse troppe. E’ venuto a cambiare la vita, cosa ben più importante di ogni Chiesa” (Claudio Magris).
Ho sognato che davvero questo Natale si decida tutti quanti di cambiare.
A dare forza e contenuti al mio sogno mi ha aiutato lo spot di Intermarché, catena di supermercati francesi, che sta spopolando con milioni di visualizzazioni.
La storia di Christmas Commercials che coinvolgono e commuovono è già bella nutrita.
Si aggiunge quest’anno la storia di un lupo destinato alla solitudine e all’emarginazione per la sua carnivora voracità predatoria.
Fino a quando non decide di imparare a cucinare piuttosto che cacciare le prede e terrorizzare gli abitanti del bosco. Inizia così un viaggio fatto di ricette, scoperte e nuovi sapori, in cui il protagonista passa dai piatti semplici a vere specialità realizzate con verdure fresche, senza mai più uccidere animali indifesi. Il tutto è accompagnato dalla celebre canzone Le mal aimé di Claude François, che aggiunge una nota nostalgica e affettuosa. Il finale, emozionante, lo vede fare “pace” con gli altri animali, dimostrando di essere cambiato offrendo loro ciò che ha cucinato. Nessuno ha più paura di lui.
Mi ha ricordato il sogno del profeta Isaia che si legge in tutte le chiese cristiane in occasione del Natale. Un sogno che parla della una nascita di un messia che cambierà il mondo:
«Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare».
Tra le prime pagine del suo best seller, Homo Deus, lo storico israeliano Yuval Noah Harari ha scritto che nel 2012 lo zucchero fu un’arma ben più letale della polvere da sparo: i decessi per diabete, malattia sviluppatasi con l’aumento della sedentarietà e l’iperalimentazione, furono dieci volte tanto quelli registrati in guerra.
Non siamo imprigionati da un destino che ci condanna alla violenza, al possesso, al dominio e al controllo. E possiamo migliorare le nostre diete.
Già Bertrand Russell denunciava in un trattato scritto all’indomani della fine della prima guerra mondiale (Perché gli uomini fanno la guerra) che la decisione di provocare una guerra non è un atto dettato meramente dall’irrazionalità e da un brutale impulso di violenza; la maggior parte dei conflitti, specialmente quelli moderni, sono concepiti dopo anni, se non decenni, di lucida e razionale pianificazione logistica, politica e ingegneristica.
Possiamo destinare le nostre migliori energie a costruire la pace, possiamo migliorare la qualità delle nostre relazioni e il nostro modo di nutrirci.
«Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!» (Paolo apostolo ai cristiani della Galazia).
Matteo, 15, 21:
Gesù si dichiara razzista verso i non ebrei, dice che il suo messaggio, la sua missione, la sua venuta sono solo per gli ebrei. Per nessun altro. Non per i cananei, che pure erano vicini.
Questo vuol dire che non aveva intenzione di fondare nessuna chiesa, e meno che mai una chiesa cattolica, cioè universale.
Ecco una sintesi del passo biblico:
Una donna cananea gli chiede di guarire la figlia.
Gesù rifiuta perché lui fa miracoli solo agli ebrei.
Alla fine accetta, ma non perché abbia cambiato idea sull’inopportunità di far miracoli per gli stranieri, che assimila ai cani, ma perché la donna ha detto una cosa arguta, e l’arguzia è una delle cose che Gesù apprezza di più.
Dopo aver fatto distinzione disgustosa tra figli e cani, Gesù dice:
“Non sono stato mandato se non alle pecore disperse della casa d’Israele”.
Ecco altri due passi che mostrano come Gesù, invece di condannare la violenza del vecchio testamento, la sfrutti per indurre le persone a credere in lui/dio.
Tessalonicesi 1:7-9
il Signor Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua venuta
Luca 10,10
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città
Circa il divorarsi dell’ultimo capoverso, poi, ecco un bel passo di un dio che ama tutti, tranne chi non crede in lui (e non se ne capisce il perché, se è l’unico vero dio)
Levitico 26:29-30
Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie.
Devasterò le vostre alture di culto, distruggerò i vostri altari per l’incenso, butterò i vostri cadaveri sui cadaveri dei vostri idoli e io vi avrò in abominio.
Ecco il motivo dell’intolleranza molto terrena dei credenti verso gay, donne e non credenti: hanno preso esempio.
Come dico sempre, per essere “buoni” non serve alcuna superstizione religiosa; al contrario, ogni religione è terreno fertile per l’intolleranza.