Religione
Addio a Dio?
Come e perchè Dio è stato oggi messo tra parentesi? Cosa ne è dell’esperienza religiosa? Il contributo del teologo Pierangelo Sequeri
C’è indubbiamente un certo ritorno della teologia nell’agorà del dibattito pubblico.
La pubblicazione dell’ultimo libro del teologo Vito Mancuso ne è indubbiamente una prova emblematica. Campeggia in tutte le vetrine delle librerie laiche e all’autore sono stati concessi un buon numero di passaggi televisivi anche prime time.
Che ciò giovi alla causa della teologia sarà la storia a decretarlo.
Certo piace indubbiamente ai più (non credenti o credenti critici) l’ambizione dichiarata che Vito Mancuso coltiva: dar vita a un “neo cristianesimo”, niente di meno. Suscita invece un certo fastidio in molti cattolici conservatori che di novità non sentono proprio il bisogno.
Lontano dai riflettori della cronaca, in tanti anni si è articolato lo sforzo di mons. Pierangelo Sequeri. I professionisti della teologia lo conoscono tutti per l’originale, profondo e articolato sforzo con cui ha ripensato la cosiddetta “teologia fondamentale”, quella che ancora prima di occuparsi di temi specifici, cerca di accreditarne il metodo e il processo di pensiero.
Dall’autunno del 2023 è in corso di pubblicazione la sua Opera omnia presso la casa editrice Vita e pensiero.
Ma non è mancata in tanti anni anche la pubblicazione di volumi di divulgazione del suo pensiero. Si tratta di libri meno impegnativi in termini di numero di pagine, ma per nulla costruiti in maniera banale. La lettura ne richiedo impegno. Ma, mi sento di dire, lo sforzo è premiante.
Ultimo in ordine di tempo è ADDIO A DIO? Sul Dio vivente.
Non meno ambizioso di Mancuso, anche Sequeri dichiara il suo proposito di vedere ripensato e rinnovato il cristianesimo odierno nel suo pensiero e di conseguenza nella sua prassi e nella sua comunicazione.
In dialogo esplicito con la modernità che ha escluso Dio dall’orizzonte che lo identificava, per tutti come il fondamento di ogni cosa, al quale rispondere di ogni cosa. E’ oggi un’idea di parte.
L’attacco del testo è esplicito: «nelle nostre contrade – contrade urbane, ma anche mentali – “Dio” non è più un assoluto universale, l’ombrello sotto il quale tutti stanno (volentieri o malvolentieri), “Dio” è diventato un fatto di opinione individuale, una scelta sociale di parte (per molti poco più che una sacca di resistenza della cultura di un mondo superato). Da noi, a quanto sembra, la fede non è più la regola: è l’eccezione».
Teologia e pastorale cattolica vengono identificate dall’autore nella loro rinuncia ad un dialogo con la cultura in cui oggi sono chiamate ad incarnare l’annuncio evangelico. Fino alla sentenza con cui Sequeri identifica la deriva della sua pratica odierna: «le pratiche del cristianesimo sono rimaste sostanzialmente quelle della mia infanzia pre-conciliare».
Il fondamento di un ripensamento viene identificato da Sequeri nel concetto di “generazione” esplicitato dal dogma stabilito nel concilio di Nicea del 325 (!) fino ad affermare che certo fu un concilio “audace”, ma non del tutto esplicitato nelle sue conseguenze “enormi”.
Il libro procede con rigore fino alle emozionanti ultime pagine in cui vengono riarticolati termini decisivi per la spiritualità e la pratica cristiana come giustizia e/o amore, mediazione e/o intercessione. Per provocare non solo una trasparenza della testimonianza cristiana, ma anche un suo dialettico contribuire all’ethos civile.
Nell’ultima pagina del testo viene evocato il nesso di questo tracciato con il progetto di Papa Francesco articolato nel titolo di una “rivoluzione della tenerezza”. E viene così svelato (per chi vuole riconoscerne i tratti) il contributo di Sequeri all’insegnamento più lucido e intrigante di Papa Bergoglio.
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