Religione
Cattolici e spese militari
Papa Leone XIV e il cattolico Sergio Mattarella la pensano in maniera opposta sulle spese militari?
«Non possiamo più inchiodarci a recitare la parte dei pacifisti che sbucano fuori solo quando ci sono i rumori di guerra. Sventolare bandiere arcobaleno, lanciare appelli, fare manifestazioni, marce straordinarie, raccogliere firme, è pure cosa giusta ma ora sarebbe assolutamente inadeguato. Serve dare una risposta spiazzante alla domanda “dove sono i pacifisti?”: non ci troverete nelle piazze dove ci cercate, perché siamo dove la pace si costruisce, dove la non violenza si organizza. Siamo dove ci sono le vittime della guerra, siamo dove c’è la resistenza civile, siamo dove si pratica il disarmo. Non ci troverete, perché siamo in luoghi reali che non conoscete» (Mao Valpiana).
Ad aprire il vaso di Pandora è stato l’autorevole teologo Severino Dianich.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e papa Leone XIV parlando di spese militari (l’uno nel messaggio di fine anno, l’altro con il discorso per la giornata mondiale della pace del 1° gennaio) hanno espresso idee divergenti e opposte?
Dianich oppone le due argomentazioni in maniera chiara: «la divergenza delle filosofie sottostanti alle due prese di posizione è evidente. Il discorso del Presidente esprime una visione del mondo nella quale la guerra c’è e la pace va cercata. Il discorso del papa esprime una visione del mondo nella quale la pace c’è e va difesa dal pericolo della guerra».
Il papa ha deplorato l’aumento delle spese militari e ha stigmatizzato il fatto che «oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».
Mattarella ha esortato a convergere nello sforzo di definire compiutamente «una strategia di sicurezza nazionale, in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali…La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare… E tuttavia, poche volte come ora, è necessario. Anche per dare il nostro decisivo contributo alla realizzazione della difesa comune europea, strumento di deterrenza contro le guerre e, insieme, salvaguardia dello spazio condiviso di libertà e di benessere».
Non era scontato che ciò avvenisse, ma la contraddizione che Dianich ha fatto emergere, ha acceso un dibattito interessante. Tra chi ha cercato di replicare alle parole del teologo, chi ha cercato di non opporre le visioni di entrambi con uno sforzo concordistico e chi ha replicato perché la provocazione di Dianich non venga trascurata o ha proposto ulteriori autorevoli punti di vista (nel forum seguente all’ultimo articolo segnalato).
Lo stesso Dianich è ritornato in maniera argomentata sullo stesso tema.
E’ di qualche interesse questa discussione?
Indubbiamente sì.
Perché il tema del disarmo e delle spese militari ha una sua urgenza e necessità e non vi è chi non lo veda.
Perché le opinioni dei cattolici in Italia hanno una rilevanza che supera ampiamente i confini del cortile confessionale specie su temi di argomento sociale, civile e politico.
Ma soprattutto, io credo, perché l’ampia galassia pacifista risvegliata, si spera, dai cortei di Gaza, possa misurare i propri impegni e comprendere con chi allearsi e con chi stabilire agende e lotte.
Qualcuno immagina che siccome ci sono molti meno cortei il pacifismo si è inabissato in chissà quale profondità.
E’ il caso invece di considerare che l’impegno per la pace è vasto e articolato in Italia, pure se non visibile e mediatizzato.
A proposito di sfida educativa (indicata dal papa come prioritaria) c’è una galassia di docenti, attivisti, volontari che da tempo porta avanti una campagna seria di denuncia della propaganda militarista nelle scuole e nelle istituzioni educative (lo slogan azzeccato è “da alternanza scuola-lavoro a alternanza scuola-caserma”). Ma non solo. Svolge formazione per la risoluzione dei conflitti e l’aggiornamento degli insegnamenti di storia ed educazione civica.
Ai giovani oggi va raccontato che in Italia ci si appresta a ripristinare la leva “volontaria” e dopo Francia e Germania, anche noi ci accodiamo ad istituire un arruolamento. Lo faremo sulle loro teste o gli diremo che abbiamo preso questa direzione magari per capire che ne pensano?
Devi fare login per commentare
Accedi