Maze, un piccolo gioiello d’ombra

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3 giugno 2019

Si è molto parlato, recentemente, degli spazi di SpinTime, il palazzo occupato a poche centinaia di metri da Piazza Vittorio, a Roma.

Un palazzone di 9 piani, dove vivono quasi 500 persone, molteplici etnie, diverse generazioni: spazio vivacissimo non solo di integrazione e socializzazione, ma anche di attività, con laboratori, mostre, concerti,  teatro e molto altro (ne scrivevo anche qui).

Il palazzo è assurto agli onori della cronaca perché, dopo due giorni di blackout – avevano staccato la luce – l’Elemosiniere del Papa, cardinale Konrad Krajewski, si è preso la briga di schierarsi (non con gli occupanti, ma in nome della misericordia, della fratellanza, della accoglienza di cui parla spesso Papa Francesco) e riattaccare la luce.

Così, rinfrancati da questo vero e proprio Deus ex Machina, i componenti il collettivo che gestisce lo spazio teatrale, radunati sotto il nome di SpinOff, ha continuato con rinnovato entusiasmo l’attività. Tra l’altro era bello notare che fossero proprio quei giovani teatranti a “far presidio” nei giorni dell’oscurantismo, simbolico e reale: stazionando davanti l’ingresso, hanno organizzato una raccolta firme e iniziative di sensibilizzazione, come una serata di spettacolo alla luce di torce portate da casa dagli spettatori. Bel coraggio, bell’entusiasmo davvero: anche così si ridà senso alla pratica teatrale, stando là dove accadono le cose.

Insomma, adesso che questo teatro è – parafrasando i Blues Brothers – in “missione per conto di Dio”, la programmazione si fa ancora più viva e interessante.

 

il gruppo Unterwasser

 

Questo fine settimana, ad esempio, abbiamo visto un vero e proprio gioiello.

Sto parlando di Maze, ultima creazione del gruppo tutto al femminile Unterwasser, compagine che già si fece notare per il delicatissimo e poetico Out, spettacolo – come si dice – per grandi e piccini che riscosse grande successo.

Successo replicato con Maze: la nuova produzione si è aggiudicata il secondo posto al Premio InBox2019 e conferma, laddove ce ne fosse bisogno, il talento creativo di Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio.

Il loro è un teatro d’ombre, proiezioni di luce su un grande schermo: non ci sono telecamere né raffinate tecnologie, tutto anzi è estremamente artigianale, a vista, immediato ed efficacissimo. Materie povere (fil di ferro, acqua, cartone, legno…) che sapientemente trattate e illuminate creano ed evocano mondi, sensazioni, sentimenti.

 

 

Una immagine di Maze

Maze è una storia di candida semplicità: una storia di vita, dal concepimento fino all’incontro con la persona amata – e forse a un nuovo concepimento. Ma sta ad ogni singolo spettatore completare la proposta, riempire gli spazi lasciati liberi della narrazione, aprirsi alle suggestioni evocate dalle immagini.

Il collettivo Unterwasser gioca con gli archetipi della immaginazione, evoca situazioni, storie, incontri, turbamenti, solitudini, sogni. Vediamo crescere quella che potrebbe essere la protagonista: la cameretta da bambina, le giostre, l’amichetta con cui giocare, l’adolescenza inquieta, addirittura un ricovero in ospedale, la città desolata e desolante.

Ma non è la “trama” quel che conta, né la drammaturgia in senso stretto, piuttosto la scrittura scenica ossia la capacità evocativa di questo teatro di figure assolutamente consapevole e maturo.

La sua forza poetica, che si dipana su un tessuto sonoro fatto di rumori quotidiani e musiche suggestive (il sound design è curate da “Posho”), attanaglia gli spettatori: ciascuno vi può ritrovare tracce della propria autobiografia.

 

Maze: nella sala operatoria

 

Le tre performer-animatrici, silenziose e precise, danno così vita a un film di figure, a ombre che scorrono sul fondale nella “soggettiva” della protagonista invisibile, di cui possiamo intuire il batter di ciglia, una mano, le braccia che si distendono a nuotare in un bagno in piscina che diventa un magico attraversamento di fantastici mondi sottomarini. Non ci sono limiti alla fantasia, sembrano dire le Unterwasser, né alla possibilità di sognare.

E per me, che sono ormai un attempato signore, quei giochi d’ombra, quell’altalena sotto gli alberi, con le rondini che cantano in cielo, scatenano una nostalgia feroce e commovente, per quel che era, per quei momenti che ormai non torneranno. Allora penso ai tanti che abitano SPinTime, a quei bambini che arrivano da chissà dove e vedo giocare nelle scale del palazzo, pieni di vita e di sogni.

 

Per info: https://unterwassertheatre.wordpress.com

 

TAG: Konrad Krajewski, Maze, Papa Francesco, Piazza Vittorio, Premio Inbox, Roma, SpinTime Roma, Unterwwasser
CAT: Teatro

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