Teatro come ambiente arricchito: se ne parla a Roma

10 giugno 2018

Sono rare, e sono un privilegio, le occasioni per riflettere sullo “stato dell’arte”, ossia su come e dove stia andando il teatro italiano contemporaneo. Quei momenti si prestano per illuminare, e capire, quali siano le tendenze e le intenzioni al di là della immediatezza scenica. E si preannuncia un appuntamento interessante – ho il privilegio di intervenire alla discussione – il convegno organizzato all’Università “La Sapienza” di Roma dallo storico del teatro Roberto Ciancarelli: “Teatro come ambiente arricchito – Arti performative e sfide sociali”.

Interessante stimolo, vivace sfida, essendo chiamati ad analizzare il paradosso di un teatro generalmente e materialmente “povero”, privato quasi di mezzi e ridotto al minimo il finanziamento pubblico, che invece si svela come possibilità di un arricchimento sociale, culturale, politico, tra partecipazione e inclusione. Un teatro che sta elaborando modelli sociali e artistici, tali da cambiare le prospettive, le dinamiche relazionali e creative, i modelli interpersonali in assoluta controtendenza rispetto alle derive troppo spesso violente e razziste che emergono in Italia e non solo. Ed è questo “teatro” che vive nei contesti di disagio ma che si radica profondamente nel tessuto sociale, che possiamo definire appunto come ambiente “arricchito”. Due giornate di lavoro a Roma, allora, saranno interamente dedicate alla valutazione e al confronto di iniziative, pratiche, studi di settore.

Come si legge nelle note di presentazione, sono giornate «di confronto e di dibattito tra differenti realtà italiane ed europee, che impegneranno studiosi e artisti e saranno dedicate alla documentazione di peculiari e significative modalità d’intervento, alla valutazione dell’incidenza delle pratiche artistiche nelle politiche sociali, all’analisi di nuove e aggiornate consapevolezze teoriche e pratiche».

Negli spazi delle ex vetrerie Sciarra, nel quartiere San Lorenzo, il convegno ospita interventi dedicati quindi a temi complessi eppure estremamente concreti, possibili, immediatamente verificabili.

Nella giornata di domani, lunedì 11 giugno, presieduta dallo stesso Ciancarelli, dopo i saluti di Marina Righetti, direttore del Dipartimento Storia dell’Arte e dello Spettacolo, prenderanno la parola la studiosa Aleksandra Jovicevic, sul tema Women in Black and Performance of Involuntary Memory; la regista Valentina Esposito, fondatrice dalla compagnia “Fort Apache” (dove lavora anche Marcello Fonte, fresco vincitore della Palma a Cannes) che interviene sul tema Il teatro dentro e fuori gli spazi della reclusione: discontinuità e prospettive; poi Nicola Shaughessy, dell’Università del Kent su Acting with Difference: Reimagining Autism and the Performance of Gender e infine Raimondo Guarino che interviene parlando sul tema Opera delle convulsioni e invenzione dell’Isteria.

Articolatissima la giornata di martedi 12, che si apre già la mattina, presieduta da Silvia Carandini. Tra i relatori, Helen Nicholson della Royal Halloway University of London; Martina Storani della Sapienza; Sruti Bala dell’Università di Amsterdam (su The theatrical scramble for “Africa” in Reverse Colonialism) e ancora le operatrici sociali e artiste Behts Ampuero e Alessandra Smerilli della Onlus “Asinitas” di Roma, particolarmente attiva nell’accoglienza a rifugiati e richiedenti asilo; e a chiudere il primo round della giornata Fabiola Camuti che riflette sul concetto di Applied Theatre.

Nel pomeriggio c’è spazio per la critica teatrale. Oltre a chi scrive, prenderanno la parola Sergio Lo Gatto, che racconterà l’esperienza del progetto “Spettatori Migranti”; Antonio Audino, che riflette sul cambiamento dell’idea di “Corpo” nella scena contemporanea e lo studioso Andrea Scappa, che evoca le iniziative legate al “teatro di quartiere” nella Roma anni Settanta.

Per quel che mi riguarda cercherò di parlare del cambiamento della geografia teatrale, delle nuove mappe che il teatro sociale sta disegnando in Italia e non solo. Oggi abbiamo la possibilità di entrare in un carcere o in un centro di salute mentale e vedere bel teatro: un arricchimento, umano, personale, spirituale, di non poco conto.

(Nell’immagine di copertina: un momento di prove di Otello Circus, Un’opera lirico-teatrale ispirata alle opere di Giuseppe Verdi e William Shakespeare, di Antonio Viganò e Bruno Stori, Teatro La Ribaltà, Accademia Arte della Diversità, foto di Vasco Dell’Oro).

 

 

 

TAG: Antonio Audino, Applied Theatre, Marcello Fonte, Roberto Ciancarelli, Teatro sociale, Università La Sapienza Roma, Valentina Esposito
CAT: Teatro

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