Il furto di Venezia

20 Giugno 2021

Stanno rubando Venezia. Pezzo per pezzo, boccone per boccone, le stanno portando via la storia, l’identità, la ragion d’essere. È un progetto politico: snaturare Venezia e scioglierla nel suo entroterra, che tutto diventi Venezia in modo che Venezia non sia più niente. Il Veneto? The Land of Venice. Le Dolomiti? The Mountains of Venice. Bibione? Le terme vicino Venezia. Quando si chiede un biglietto ferroviario per Venezia si rischia che ne consegnino uno per Mestre; nei treni e in stazione Venezia è scritto in grande e Mestre in piccolo.

Certo, tanti veneziani si sono venduti la mamma, la zia e pure la cugina; è responsabilità loro se ora non restano che il nome e la storia. Stanno sbocconcellandosi pure quelli: Venezia non è più Venezia è città d’acqua; Mestre, Marghera, Campalto, Tessera sono a loro volta diventati Venezia. Il veneziano viene degradato a dialetto di una sedicente léngoa vèneta inventata a tavolino che nessuno ha mai parlato, né parla davvero. Si vagheggia una Serenissima tutta terragna con capitale in un qualche centro delle pedemontana che prescinda dalla dimensione liquida.

La sede di The Land of Venice sta dicendo bye bye a Venezia: ca’ Balbi in volta de canal finirà in pasto al miglior offerente (che ancora non c’è). D’altra parte quello tra la Regione e il suo capoluogo è sempre stato un rapporto difficile. Carlo Bernini, presidente dal 1980 al 1989, poi ministro, boss dei dorotei veneti e quindi della Dc, covava un sordo rancore contro i veneziani che mai lo avevano ammesso nei salotti buoni della città. Con Luca Zaia non è molto diverso, anche se l’attuale presidente è nelle condizioni di strafregarsene del capoluogo: i salotti buoni non esistono più, è stato rieletto con una percentuale che nessuno ha mai neanche sognato, e infatti sta facendo marameo all’ex Dominante che ormai non domina più neanche se stessa.

Né tanto differente è la vicenda degli svarioni storici del sindaco Luigi Brugnaro. Davvero pensa (o chi gli scrive i discorsi pensa) che Francesco Morosini sia un “foresto”? Sul serio non sa che i Morosini erano una delle famiglie più antiche e illustri della Serenissima? Ritiene veramente che Venezia sia stata fondata a mezzo servizio da qualcuno che faceva il pendolare tra i campi di frumento e la casetta in laguna? No, anche questo fa semplicemente parte del processo di sottrazione di Venezia a Venezia. Quei pochi veneziani che restano non sono ritenuti degni della loro città che diventa bene comune di chiunque ci metta gli artigli sopra. D’altra parte non è che i loro antenati si siano comportati diversamente. Allora come oggi vale l’articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto.

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CAT: Venezia

Un commento

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  1. miketommasi 6 mesi fa

    Bravo, apprezzo l’articolo.
    Non è mai troppo tardi per la rivincita contro la Dominante. Vecchie vendette tornano a rivivere, neanche fossero gli odï secolari dell’ex-Jugoslavija. Con la differenza che nel caso Venezia i soldi ci sono e il terrore non serve.
    La città d’acqua? Già prima si parlava di Venezia e il suo estuario. Ma che estuario? Non è estuario da secoli, e meno male, altrimenti Venezia avrebbe fatto la fine di Pisa.

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