Violenza alle donne: indietro non si torna

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7 gennaio 2016

Non possiamo far finta che non sia successo nulla. E non possiamo fare come gli struzzi. Dice bene l’Annunziata…quella di Colonia è stata un’operazione militare preparata a puntino per denigrare le donne occidentali. Bene fanno le donne tedesche a reagire….e noi tutte ci dobbiamo schierare con loro! Noi che anni fa abbiamo lottato, pianto e combattuto per guadagnarci la nostra libertà e dignità, non dobbiamo e possiamo oggi girarci dall’altra parte. L’abbiamo tanto desiderata. Voluta. Combattuta. Avuta, questa autonomia e non dobbiamo rinunciarci.

Abbiamo faticato tanto in questi anni per ottenere il riconoscimento del “valore della donna” : dalla cura dei figli al lavoro fuori casa, dalle leggi ingiuste sul matrimonio alla mancanza di professioni per le donne, con speciale riguardo all’aborto e alla violenza sessuale. Abbiamo sfilato, con zoccoli e gonne lunghe, gridando e chiedendo quello che volevamo. Perchè consideravamo “incompleta una storia che si è costituita, sempre, senza considerare la donna soggetto attivo di essa” come diceva un documento affisso dalle donne di Rivolta Femminile nelle strade di Roma e di Milano.
“Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.
La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.
Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale sfera privata e pietas. Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce della vita della donna….”
Era luglio del 1970. E l’inizio del femminismo in Italia. Da allora le file delle donne si sono ingrossate fino a diventare marea.

Noi e il nostro corpo

Noi e il nostro corpo

C’era un tempo in cui non ci potevamo neanche difendere dagli stupri. Perchè la parola «stupro» non esisteva. Si chiamava violenza sessuale ed era considerato un reato contro la morale e non contro la persona. Fu l’avvocato Tina Lagostena Bassi a imporre a tutti quella parola in un famoso processo che la televisione ha più volte riproposto: “ Processo per stupro”.

A quel dibattimento che avvenne presso il Tribunale di Latina, parteciparono tante donne dei movimenti femministi, per far coraggio a Fiorella, una ragazza di appena 18 anni, che venne attratta con la promessa di un lavoro presso una villa di Nettuno da un suo conoscente e lì sequestrata e violentata da quattro uomini, tutti sulla quarantina. C’ero anch’io in quel processo e fu un’esperienza unica e sconvolgente.
Il documentario della Rai dimostrò a tutti, in maniera assurda e disumana, di come la vittima di violenza carnale in un’ aula di tribunale si trasformasse in un imputato da denigrare, screditare e sminuire. Bisognava dimostrare a tutti i costi che la donna fosse consenziente. Anzi provocatrice, usando un linguaggio fuori dai limiti…Da qui le richieste degli avvocati della difesa alla vittima…se e in che modo era stata picchiata, se c’era stata fellatio cum eiaculatione in ore e altri dettagli sulla violenza, e se aveva mai avuto prima rapporti carnali con il principale imputato. Insomma una vera requisitoria sulla vita della vittima e sulle sue abitudini.
Ovviamente noi reagimmo e fummo allontanate dall’aula. Rientrammo solo per la sentenza.
Tutti e quattro gli imputati, seppure condannati, beneficiarono della libertà condizionale e furono subito rilasciati. Le mogli e le madri a quel punto esultarono, inveendo in malo modo contro Fiorella e l’accusarono di tutto. Donne contro donne. E non c’è peggior cosa.

Da allora qualcosa è cambiato. Ma la violenza resiste e c’è ancora. Stupri…femminicidio, e ora attacchi organizzati, con variabili di civiltà.

Forse è arrivato il momento di ridiscendere in piazza, come facevamo negli anni 80. Forse è arrivato il momento di far risentire la nostra voce forte e accorata. Forse è arrivato il momento di mettere da parte i tailleur e rindossare gli zoccoli e le gonne lunghe e…marciare, marciare, gridando forte a tutti che “NO”, noi non ci stiamo a questa nuova forma di violenza. Che non vogliamo rinunciare a tutto quello che ci siamo conquistato. Non sarà facile, perchè i fatti di Colonia toccano ambiti delicati, come immigrazione, rispetto delle regole di un Paese ospite, integrazione, subalternità delle donne nei Paesi arabi e via dicendo. Ma ai nostri politici questo dobbiamo chiedere. Noi indietro non vogliamo tornare. Alla nostra libertà e autodeterminazione non ci rinunciamo. Per nulla al mondo

TAG: colonia, stupri, violenza
CAT: costumi sociali, Questioni di genere

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