Relazioni
Non spiegare. Il pamphlet sulla lingua che ferisce di Fabio Cavallari
Per Effigi è appena uscito Non spiegare. Pamphlet sulla lingua che ferisce, il nuovo libro del nostro collaboratore Fabio Cavallari, scrittore e autore di oltre trenta volumi dedicati ai temi della cura, della fragilità, della politica e del linguaggio.
In queste pagine Cavallari mette in discussione una delle richieste più diffuse del nostro tempo. L’idea che ogni parola debba essere immediatamente spiegata, resa innocua, chiarita, tradotta, addomesticata.
Secondo l’autore, il problema non è la spiegazione in sé. Il problema nasce quando la spiegazione diventa una pretesa preventiva, una forma di controllo che impedisce alle parole di produrre attrito, disagio, pensiero.
Proponiamo un breve estratto dal volume.
Durante una presentazione in una biblioteca di provincia, una donna ha alzato la mano.
Aveva seguito tutto. Aveva annuito, preso appunti, sorriso nei passaggi giusti.
«Quando lei dice che una parola deve ferire, che cosa intende davvero?»
La sala si è fermata.
Non mi stava chiedendo una definizione. Mi stava chiedendo una messa in sicurezza.
Ferire, però, non significa violare. Non significa fare male per crudeltà. Nel linguaggio, ferire è altro. È il momento in cui una parola incontra un punto che era stato tenuto in sospeso.
Una parola ferisce quando interrompe l’automatismo con cui ci proteggiamo dalla realtà.
La donna ha insistito. Ha detto che usare parole così era irresponsabile. Che il linguaggio dovrebbe proteggere, non esporre.
Aveva ragione. Ed è proprio questo che rendeva la situazione difficile.
Non stava dicendo qualcosa di sciocco. Stava parlando da un mondo in cui le parole servono a tenere insieme, a evitare fratture, a non creare ulteriori ferite.
Una parte di me voleva rispondere subito. Spiegare. Distinguere. Mettere al sicuro quella parola.
Un’altra parte sapeva che, se lo avessi fatto, avrei tradito proprio il punto che avevo toccato.
Capire non è un’operazione pulita.
Capire significa perdere qualcosa. Una sicurezza, un equilibrio precedente, una frase già pronta.
Ecco perché molte richieste di chiarimento non cercano senso. Cercano una via di rientro.
Un modo per tornare esattamente dove si era prima, senza aver perso nulla.
Una parola che non ferisce mai, che non incrina mai, che non mette mai in pausa, non incontra nessuno.
Scorre. Funziona. Ma passa accanto.
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