40 anni e… non dimostrarli

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19 marzo 2017

 

 

Era un sabato lavorativo quando ci siamo sposati. Uno dei pochi “San Giuseppe” in cui si è lavorato. Poi, qualche anno dopo, è tornato ad essere festività. Le mie amiche insegnanti precarie non hanno potuto partecipare alla cerimonia, se non di sfuggita. Erano desiderose di vedermi perché rappresentavo un po’ l’anomalia. Sono stata senza saperlo un’antesignana dei wedding planner. Ho organizzato tutto da sola e realizzato alcune cose personalmente all’insegna della semplicità. Gli inviti li ho scritti a mano. Molto carini e originali. Le bomboniere le ho preparate io. E’ bastato comprare i sacchetti di tulle, color grigio perla, inserire tra i confetti il classico cartoncino piccolo con nomi scritti a mano e legarli con un filo argentato. Per l’addobbo della chiesa ho voluto fiori di stagione. E quindi calle in gran quantità, prese nella campagna circostante. E qualche strelizia. Sull’abito non accettavo compromessi. Nessun abito da sposa. Non lo sopportavo. Con mia madre andammo a Roma e girammo per tutto il centro. Come entravo nei negozi che vendevano lunghi e sontuosi abiti bianchi, ne uscivo depressa. Fino a quando in fondo a via Condotti, davanti a Trinità dei Monti, non vidi l’abito che cercavo. Era nella vetrina di Schubert. Me ne innamorai subito. Era uno chemisier lungo in georgette grigio perla, legato in vita con una fusciacca e un grande fiore dello stesso tessuto sul rever del collo. La sarta del negozio me lo accorciò e io lo abbinai a scarpe alte e a un lungo scialle, dello stesso colore dell’abito. Una bellissima cascata di orchidee rosa di diversa grandezza completava il tutto. Mio marito era in blu. Fu l’inizio della nostra vita insieme. Un percorso impegnativo e importante. Nel mio lavoro ho sempre raccontato la vita di tanta gente, l’ho intervistata, ascoltata e valorizzata. Oggi invece, voglio parlare di me, di noi e del nostro traguardo. Abituati a leggere su patinate riviste di gossip, di litigi e crisi, di separazioni e distacchi, ogni tanto una buona notizia non guasta. Non che sia io la sola ad avere una bella vita di coppia. Di esempi se ne potrebbero fare tanti, perché l’amore, quello vero, fatto di mille piccole cose e di tante, tante piccole attenzioni, esiste. Certo, nella vita a due ci sono momenti in cui prevale la stanchezza, la routine e la noia e il rapporto si può incrinare. Sono questi i momenti più pericolosi e basta davvero poco perché tutto finisca. Le seduzioni sono sempre dietro l’angolo. E quindi ci si potrebbe trovare davanti a un bivio: o si collabora o ci si scontra. Non ci sono vie di mezzo. Ma si può decidere di non mandare tutto all’aria e continuare in un rapporto quotidiano che richiede attenzione e cura. E voglia di superare incomprensioni e divergenze. Non è semplice. Ma noi fino ad ora ce l’abbiamo fatta e pur avendo tutti e due un carattere fortissimo, riusciamo a trovare la sintesi nei contrasti e nei diversi modi di pensare, ma mai però… su come mettere i piatti in lavastoviglie, la spesa in frigo, le piantine nell’orto e giocare insieme a bridge. Lì sono scintille. Se fino ad ora siamo riusciti ad evitare gli ostacoli più pericolosi è perché sappiamo tutti e due che il matrimonio non si preserva da solo. Ha bisogno di cura e di tanta pazienza. A volte si è in sintonia. A volte no. La crescita dei figli per noi è stata la fase più dibattuta. Ne abbiamo avuti due, che una volta laureati vivono la loro vita altrove. Noi siamo rimasti nella nostra città e nella nostra casa che è “cresciuta” con noi negli anni. Dedichiamo ad essa tanta cura e io l’adoro. Così come al nostro piccolo orto casalingo, da cui ricaviamo tante soddisfazioni. Ora abbiamo anche più tempo da dedicare a noi stessi e ci stiamo riscoprendo. E’ una cosa bellissima. Non pensavo esistesse una fase tre. Dopo l’innamoramento e la crescita dei figli… ora è la volta di una nuova conoscenza interiore. Una conoscenza piena di tante esperienze. Più ricca. Facciamo molte cose da soli, ma tante insieme. Il nostro amore è cresciuto in questi anni. Abbiamo affrontato difficoltà, dolori e gioie. Abbiamo sempre condiviso tutto. L’opinione che ho di mio marito è che lui è….il massimo. Il massimo di tutto: dell’intelligenza, della capacità, della tenerezza, del rispetto (e anche della bellezza). Lui lo sa e mi prende in giro. Ma so che pensa la stessa cosa di me. Solo che lui è più tranquillo. Mentre io fremo. Ci completiamo. Un amico comune quando ci siamo messi insieme disse che non avrebbe potuto funzionare tra noi, perché lui, il mio boy, era molto più razionale di me. Mentre io ero e sono una inguaribile romantica-istintiva. Ehi, amico mio, dico a te….oggi sono quaranta e tutto va bene. E sai perché? Perché decidiamo noi se il matrimonio rende una persona migliore o peggiore. Decidiamo noi se può funzionare. Decidiamo noi se dialogare e fare chiarezza dei problemi o chiuderci in noi stessi e rifiutare ogni chiarimento. Ci vuole coraggio, certo. Ma se hai incontrato qualcuno che crede in te e ne sei diventata complice, ci riesci!
http://ladonnaincorriera.blogspot.it/2012/03/il-fiore-del-mio-matrimonio.html

si canta con i tanti amici presenti

 

TAG: 40anni, matrimonio
CAT: Famiglia, relazioni

Un commento

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  1. alding 3 mesi fa
    ... se i giornali fossero pieni di testimonianze come queste anziché di storie di tradimenti, di istintività, di superficialità, di pseudo-libertà ... beh sarebbe molto più facile educare i giovani al positivo!
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