Alitalia perde anche nella bella stagione

22 novembre 2017

Da mesi i commissari straordinari di Alitalia, anzi Luigi Gubitosi, che pare ben più di un primus inter pares, continuano a comunicare messaggi che tutto va bene, madama la marchesa.

I costi sono stati tagliati (e te pareva, dopo l’esplosione nel 2016), molti dirigenti sono stati licenziati (quelli nominati da Etihad con i loro super-stipendi da expatriate, ma anche il prima immarcescibile Schisano), è stato ottenuto qualche risultato sul costo anomalo dei leasing degli aerei (risultato minimo, lo riconoscono), gli aerei vengono utilizzati meglio (prima molti stavano a prendere il sole, inutilizzati, sui piazzali di Fiumicino e di Linate), molti dipendenti sono in Cassa Integrazione (più di mille quelli dell’amministrazione, evidentemente in esubero strutturale).

Ma nemmeno in estate, il periodo migliore dell’anno per tutte le linee aeree, nemmeno nell’estate di questo 2017, che verrà annoverato tra i migliori della storia dell’aviazione, Alitalia è riuscita a raggiungere il pareggio. Perde meno, ma perde e soprattutto perderà nella brutta stagione. I dati forniti sono così scarni e riferiti ad un periodo inusuale da non permettere di fare paragoni con il passato, Gubitosi insiste nel dire che in cassa ci sono ancora quasi tutti i soldi generosamente forniti dal Governo, dapprima 600 milioni di euro, poi aumentati addirittura a 900. Si tratta di una cifra enorme, se si pensa che oggi in Borsa l’intera Air France, che è grande un elevato multiplo di Alitalia, valeva solo un po’ più di 4 miliardi.

Questi 900 milioni sono l’enorme e ingiustificata dote che il contribuente italiano ha dato ai tre commissari, apparentemente per farne quello che vogliono, ad esempio aprire rotte per l’Africa chiuse da 15 anni e mai più riaperte, perché da loro ci si poteva aspettare solo ulteriori perdite e lo startup di qualunque rotta intercontinentale, anche per la migliore delle linee aeree, genera sempre e solo perdite, che Alitalia non si dovrebbe permettere.

Con flemma Gubitosi dice di non aver fretta di vendere, il ministro Delrio ripete che si vuole “vendere e non svendere”, Calenda che Lufthansa deve fare un’offerta migliore. A chi scrive sembra un enorme azzardo, perché è chiaro che Lufthansa è l’unico compratore credibile, l’eventuale intervento del fondo Cerberus era sicuramente una panzana messa in giro dall’azienda per mostrare che c’è una fila di aspiranti compratori, il che è assoluta fantasia.

Lufthansa offre troppo poco, secondo i  ministri, per una linea aerea che però non vale niente, perché da sola non ha alcuna chance di tornare mai in equilibrio, per quanti miracoli possa fare l’Amministrazione Straordinaria, che all’inizio ha già magicamente cancellato centinaia di milioni di debiti, colpendo duramente non solo gli azionisti-creditori, ma ad esempio anche i principali aeroporti nazionali, già costretti dalla moral suasion governativa a concedere dilazioni di pagamento eccezionali, che si sono trasformate in perdite.

Lufthansa offre troppo poco non in termini di denaro, perché 250 o 400 o più milioni non cambia nulla, con quelle cifre non si arriva a comprare nemmeno un paio di aerei per i voli intercontinentali, offre poco nel senso che non offre di farsi carico dei dipendenti degli uffici, che a Lufthansa non servirebbero a niente, perché dopo la fusione tutto il loro lavoro potrebbe essere svolto da quelli che Lufthansa ha già in Germania.

È una scelta dura quella che si può fare, vendere ai Tedeschi la gran parte delle attività di volo, facendo perdere il posto agli impiegati, ma dall’altra parte deve essere chiaro che, proprio non dovendo più pagare agli impiegati uno stipendio, i costi di Alitalia si ridurrebbero in modo sensibile e avrebbero la chance di non superare più i ricavi.

Del resto già l’apertura di nuove rotte dalla redditività incerta o proibitiva, come certamente sarà la Roma-Delhi, dove imperano prezzi stracciati, ha lo scopo di impiegare aerei di lungo raggio che si chiederà al compratore di mantenere in uso, un uso che a sua volta serve solo a dar qualcosa da fare agli equipaggi, aerei ed equipaggi altrimenti palesemente inutili.

Il governo potrebbe vendere Alitalia a Lufthansa amputando una parte dei posti di lavoro, ma salvando i restanti oppure può, come pare aver scelto, riempire le casse di Alitalia per permetterle di scialacquare i soldi del contribuente, rimandando una decisione che al 99,9% è inevitabile e rischiando che Lufthansa si stanchi e si ritiri, come si è ritirata qualche anno fa Air France, che aveva offerto condizioni simili, rifiutate per correr dietro all’effimera avventura con Etihad.

Il medico pietoso fa la piaga gangrenosa, dice il proverbio. Il governo però non è affatto pietoso, ma vuole illuderci che Alitalia possa avere un futuro indipendente, per non avere contraccolpi elettorali e fa una scelta miope, che rischia di portare, nel migliore dei casi, alla perdita dei soldi concessi ancora una volta ad Alitalia, altrimenti alla sua rovina completa, qualora il roseo cielo dell’aviazione mondiale fosse attraversato da una delle frequenti perturbazioni. Alitalia ricomincerebbe a perdere a rotta di collo e non la vorrebbe nessuno a nessun prezzo.

TAG: #delrio, alitalia, Calenda, Gubitosi, lufthansa
CAT: Governo, trasporti (aerei, ferrovie, navi, bus)

Un commento

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  1. evoque 3 settimane fa
    Vorrei non sentire più parlare di Alitalia. Una vergogna tutta italiana. Visto che si fanno referendum un po' su tutto, perché non farne uno per chiedere ai cittadini italiani se ancora sono disposti a buttare soldi dalla finestra per questo sconcio di compagnia romana?
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