Uno sviluppo sostenibile dell’Africa? Impossibile senza accesso all’energia

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19 luglio 2018

Cosa unisce crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale? L’accesso all’energia.

L’energia è ormai da tempo riconosciuta essenziale per lo sviluppo e il benessere dell’umanità, ciò nonostante, l’adozione nel 2015 da parte dei governi di 193 paesi di un obiettivo volto ad assicurare l’accesso universale a servizi energetici convenienti, affidabili, sostenibili e moderni, nell’ambito dei nuovi Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite da conseguire entro il 2030, ha conferito alla materia un nuovo livello di riconoscimento politico.

L’energia è infatti parte integrante di molti altri SDGs, inclusi quelli legati alla parità di genere, alla riduzione della povertà, al miglioramento della salute globale e alla lotta al cambiamento climatico.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia alla fine dello scorso anno ha pubblicato un rapporto, “Energy Access Outlook: from Poverty to Prosperity”, che individua linee guida per consentire, entro il 2030, un accesso generalizzato alle moderne fonti di energia. Lo studio delinea strategie globali e regionali di investimento che favoriscano, insieme alla diffusione del bene “energia”, anche crescita, sviluppo diffuso e migliori condizioni di vita. È una vera e propria fotografia della materia che per la prima volta ha anche combinato i dati sul bilancio energetico mondiale disponibili o con una approfondita analisi dei progressi recentemente compiuti, fornendo una ricostruzione storica – la prima nel suo genere – che copre oltre 140 paesi e che riporta non solo il numero di persone che hanno ottenuto l’accesso all’energia elettrica e a soluzioni pulite per cucinare dal 2000 ad oggi, ma anche le modalità attraverso cui questi risultati sono stati raggiunti. Il focus particolare sull’Africa sub-sahariana evidenzia inoltre le potenzialità di sviluppo che l’accesso a moderne forme di energia può aprire nel Continente e sottolinea i benefici dell’accesso all’energia su questioni di genere, aspetti socio-sanitari e cambiamenti climatici.

Il numero di persone che oggi non dispongono dell’accesso all’energia elettrica è sceso da 1,7 miliardi nel 2000 a 1,1 miliardi nel 2016 ed è nella giusta direzione per diminuire fino a 674 milioni nel 2030, con l’India che raggiungerà l’accesso universale ben prima di quella data. Dal 2012 in poi, oltre 100 milioni di persone all’anno hanno ottenuto accesso all’elettricità, con una accelerazione rispetto ai 62 milioni all’anno osservati tra il 2000 e il 2012. I paesi asiatici in via di sviluppo, guidati dall’India, hanno compiuto progressi significativi e il tasso di elettrificazione della regione ha raggiunto l’89% a fronte del 67% del 2000. La Cina ha conseguito la piena elettrificazione nel 2015 mentre, dal 2000 ad oggi, 100 milioni di persone in Indonesia e 90 milioni in Bangladesh hanno ottenuto l’accesso all’energia elettrica. Molti paesi in via di sviluppo dell’Asia, incluse India ed Indonesia, sono sulla buona strada per conseguire l’accesso universale e quest’area raggiungerà un tasso di elettrificazione del 99% entro il 2030. America Latina e Medio Oriente conseguiranno un livello rispettivamente pari al 99% e al 95%.

La sfida più difficile è quella dell’Africa. Nell’Africa sub-sahariana, nel 2014 il tasso di elettrificazione è cresciuto per la prima volta più di quello demografico, determinando una riduzione del numero di persone prive di accesso all’elettricità nella regione. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, l’attuale livello di elettrificazione dell’Africa sub-sahariana è pari ad appena il 43%. Anche se molti paesi dell’Africa sub- sahariana, tra cui Etiopia, Gabon, Ghana e Kenya, raggiungeranno o sono sulla buona strada per traguardare l’obiettivo dell’accesso universale all’elettricità entro il 2030, i progressi compiuti all’interno della regione nel suo complesso non sono uniformi e la crescita demografica è più rapida del ritmo con cui viene esteso l’accesso all’energia. Al 2030, dei 674 milioni di persone ancora prive di energia elettrica a livello globale, circa 600 milioni saranno concentrate nell’Africa sub-sahariana, principalmente nelle aree rurali.

Lo studio, ci dice che dal 2000 al 2016, quasi tutti coloro che hanno ottenuto l’accesso all’energia elettrica nel mondo lo hanno fatto attraverso nuovi allacciamenti alla rete, principalmente alimentati da centrali a fonti fossili. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, le energie rinnovabili hanno cominciato a guadagnare terreno, così come i sistemi off-grid e mini-grid, e questa transizione è prevista accelerare.

Per conseguire l’accesso universale all’energia elettrica entro il 2030 sarebbe necessario investire ogni anno 52 miliardi di dollari, più del doppio rispetto all’ammontare mobilizzato dalle politiche in essere e pianificate. Il 95% dell’investimento addizionale deve essere rivolto all’Africa sub-sahariana.

Le aziende che si occupano di fornire energia hanno una responsabilità enorme in materia. Eni, in Africa, investe ad esempio nella costruzione di infrastrutture per la produzione e il trasporto di gas sia per l’esportazione, sia per il consumo locale per la generazione di energia favorendo lo sviluppo dei mercati locali. Costruisce però anche centrali termoelettriche grazie alla valorizzazione del gas associato che tradizionalmente veniva bruciato in torcia. L’obiettivo è quello di diversificare il mix energetico, al momento composto per il 50% da biomassa e carbone, introducendo una fonte più pulita quale il gas naturale. Ad oggi in Africa Sub-Sahariana, l’investimento complessivamente risulta essere di circa 2 miliardi di dollari nella costruzione e riabilitazione di reti e centrali elettriche in Nigeria (centrale Kwale Okpai con una capacità installata di 480 MW) e in Congo (centrali CEC e CED), con una significativa riduzione del gas flaring in entrambi i Paesi. Un modello di successo che verrà presto replicato in altri Paesi.

Un altro esempio di un progetto innovativo è Offshore Cape Three Points (OCTP), l’unico di sviluppo di gas non associato in acque profonde interamente dedicato all’Africa Sub-Sahariana. Prevede due fasi: lo sviluppo di giacimenti a olio, la cui produzione è stata avviata a maggio 2017 e lo sviluppo dei giacimenti a gas (previsto quest’anno). Il 49% dei contratti è stato assegnato ad aziende locali, così circa 2.300 ghanesi sono attualmente impiegati nei diversi progetti e attività operative, e ogni anno 1,3 milioni di dollari sono destinati a borse di studio e training. Un lavoro supportato dalla garanzia della Banca Mondiale e che permetterà la fornitura di gas domestico a centrali termiche nazionali per oltre 15 anni, così da soddisfare la domanda di energia in aree urbane e rurali e nelle aree con maggior necessità. La produzione a lungo termine del gas non associato sarà tale da sostenere la crescita del settore dell’energia termica nazionale accelerando lo sviluppo industriale del Ghana. Lo sviluppo delle risorse nazionali di gas in Ghana rappresenta un’alta priorità per migliorare l’accesso all’energia nel Paese, aumentare le entrate del settore diminuendo sussidi, e per creare un flusso di introiti aggiuntivi per il Governo. Il gas naturale disponibile localmente a prezzo accessibile con il progetto OCTP dovrebbe garantire una fornitura di energia più stabile, pulita, e sicura.

 

 

TAG: acceso all'energia, Africa, Agenda 2030, Energia, energie rinnovabili, eni, gas naturale, sviluppo sostenibile
CAT: Africa, energia

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