L’analisi argentina sulla sciocchezza di Dibba sull'”euronazismo”

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14 Marzo 2015

C’era un tempo in cui l’Argentina era un modello per Beppe Grillo. Ora Buenos Aires è scomparsa dai paradigmi ideologici ed economici del Movimento 5 Stelle, per puro spirito di propaganda. Come dire: non conviene citare l’esempio di Kirchner. Ma quando Alessandro Di Battista, principale interprete della filosofia del leader pentastellato, chiede di uscire dall’euro, e tornare a una banca nazionale capace di stampare moneta, menziona inconsapevolmente proprio il sistema-Argentina. Ecco il passaggio chiave del Dibba-pensiero, espresso tra lo stupore generale:

Serve una banca nazionalizzata che emetta e stampi moneta. È un modo per dare a un popolo e a un governo, un potere: una politica monetaria, fiscale, valutaria. Sono degli strumenti per uscire dalla crisi, tutti lo fanno, ma oggi non abbiamo questo potere.

Al di là dell’attacco, oggettivamente esagerato, al «nazismo centrale nord europeo», il focoso deputato del M5S non ha aggiunto nulla rispetto a quanto Grillo predica da tempo: uscire dall’euro e tornare a una valuta nazionale controllata dalla Banca d’Italia. E forse non si rende conto che in questo caso la direzione presa porterebbe direttamente in… Argentina.

Faccio così un passo indietro nel tempo, anche per rammentare gli svarioni grillini e sfatare il mito di Grillo grande esperto di economia (patente attribuitagli dopo la previsione del fallimento Parmalat). Come sostengono molti profeti a 5 Stelle “La Rete non dimentica”: ed è proprio vero.  La storia inizia nell’ottobre 2011, in un post sul blog dell’ex comico a firma Zac, in cui viene esaltata la rinascita dell’Argentina:

«Facciamo come l’Argentina!!! In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la loro crisi seguisse ogni livello. Noi abbiamo Francia e Germania, che pur di non farci fallire (e di non perdere i loro crediti) allungheranno la nostra agonia all’infinito.

E il suo breve messaggio era chiuso con una previsione ancora più ottimistica:

Viva l’Argentina, allora. Oggi in Argentina si vota, c’è un’euforia pazzesca. Stanno riemergendo da una crisi senza fondo, perché hanno messo in campo le loro energie. Si son rimboccati le maniche. E noi?

Queste parole sono state già ampiamente derise, quando c’è stato il default tecnico di Buenos Aires. Evito di addentrarmi in quel dibattito. Anche perché si potrebbe infierire con un sistema di potere tutt’altro che ammirevole, come testimonia la morte – quantomeno sospetta – del procuratore Nisman, che stava indagando sulla presidente Cristina Fernandez Kirchner. Preferisco soprassedere e soffermarmi su un altro aspetto.

Come ho accennato, quando Di Battista chiede una banca che possa stampare moneta, richiama senza citarlo proprio il modello argentino: ristrutturazione del debito e inflazione per far ripartire l’economia. Ma i numeri inchiodano questa visione semplicistica. Le stime del governo di Buenos Aires parlano di una crescita del 2,8% e di un’inflazione al 15,6% nel 2015. La previsione è di una ripartenza con surplus commerciale di 9,197 miliardi di dollari. Dati positivi, in apparenza. Ma Paul Krugman, un Nobel per l’Economia non proprio fan del rigore e delle formule ingessate delle istituzioni economiche internazionali, ha avvertito di recente:

L’Argentina sembra effettivamente avere un’inflazione molto più alta di quello che ammette il Governo. Qual è la ragione? Sostanzialmente l’Argentina, che aveva beneficiato enormemente dell’applicazione di politiche eterodosse dopo il tracollo della sua valuta, nel 2001, ha proseguito troppo a lungo con queste politiche eterodosse e ora sta sperimentando i classici problemi dei Paesi in via di sviluppo, con un deficit di bilancio persistente che sta monetizzando perché non ha accesso ai mercati, e questo a sua volta sta provocando problemi persistenti dal punto di vista dell’inflazione e della bilancia dei pagamenti.

In sintesi: la cura funziona in maniera illusoria e per un periodo limitato di tempo in una cornice diversa quella europea e italiana. E qui Di Battista, insieme al Movimento 5 Stelle, dimentica un’altra questione: la fuoriuscita dall’euro, spacciata come la soluzione di tutti i mali, sarebbe ancora più grave rispetto al default dichiarato dall’Argentina, perché romperebbe il patto europeo. E l’Italia sarebbe indicata come un Paese inaffidabile nei sæcula sæculorum, chiudendo anche l’accesso ai mercati esterni .

TAG: argentina, beppe grillo, Di Battista, movimento 5 stelle
CAT: America, Partiti e politici

Un commento

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  1. enzo5stelle 5 anni fa

    Premetto che sono di parte, ma questa analisi è incredibilmente superficiale. Per chi fosse interessato, suggerisco di cercare materiale migliore in rete. E se non siete laureati in economia, potreste cominciare da qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/argentina-a-rischio-default-unaltra-volta/646006/ dove si spiegano le vere ragioni di quella crisi, visto che l’adozione di una moneta indipendente ha funzionato TROPPO bene (e questo ha dato alla testa i politici).

    Paragonare la forza del “brand” Italia col “brand” argentino è ingiusto, basta vedere come il deprezzamento euro dollaro stia già mostrando i suoi effetti benefici sull’export. Così come è ingiusto citare solo il caso argentino e non invece i più vicini cugini europei: quei paesi, come l’Inghilterra, che pur essendo in Europa si sono tenuti la loro moneta hanno avuto una risposta migliore alla crisi, da subito. Ma lascio l’analisi ad economisti più preparati di me.

    Io sono di parte, l’ho scritto in premessa e lo ribadisco. Forse dovrebbe scriverlo anche lei in premessa, sbaglio?

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