La rivoluzione tradita?

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12 gennaio 2019

In questi giorni si è celebrata la ricorrenza della rivoluzione cubana, uno di quegli eventi che, possiamo ben dirlo, “sconvolsero il mondo”.

Infatti per la prima volta, nel continente egemonizzato dalla potenza americana si impiantava un regime comunista. La “Revolucion” castrista, promossa da un gruppo di coraggiosi, spazzava via la feroce dittatura di Fulgencio Batista, un ex sergente divenuto generale, che aveva fatto dell’isola il paradiso della criminalità trasformandola in un “bordello a cielo aperto”.

Ma fra i famosi “barbudos”, come venivano chiamati i rivoluzionari, c’era chi immaginava un esisto diverso della stessa rivoluzione.

Era il caso di Huber Matos Sanchez, insegnante e piccolo imprenditore, uno dei leader del Movimento 26 luglio, già perseguitato da Batista che si era rifugiato in Costarica per sfuggire alle aberrazioni della dittatura.

Matos era uno dei cinque leader del “Revolucion” che, con coraggio, si era battuto per liberare Cuba dalla degradante dittatura di Fulgencio Batista.

Ma Matos, diversamente dai suoi compagni d’avventura, era un socialista, potremmo definirlo libertario, che sognava una Cuba democratica.

Proprio questa convinzione lo spinse a tentare di frenare la deriva totalitaria che, ben presto, i fratelli Castro ed Ernesto Guevara, meglio noto come il “Che”, imposero al Paese.

Il suo dissenso lo manifestò apertamente rivolgendosi allo stesso Fidel che ebbe, inizialmente un atteggiamento ambiguo nei suoi confronti.

Quando Matos si rese conto che la rivoluzione, a suo dire, veniva tradita e che Fidel Castro stava consolidando una sua dittatura personale edulcorata da certo paternalismo populista, come gesto di protesta presentò le sue dimissioni da capo dell’esercito nella provincia di Cameguey.

Un errore fatale, perché di lì a poco Il leader maximo lo considerò un traditore e quelle dimissioni un atto di ribellione.

Matos fu infatti arrestato e portato davanti ad un corte con l’infamante accusa di tradimento della “Revolution”.

Matos, come disseidente, fu sottoposto ad un processo farsa a conclusione del quale Guevara insistette perché venisse portato davanti al plotone d’esecuzione.

Il destino del rivoluzionario sembrava segnato se non fosse intervenuto lo stesso Castro che, scontrandosi con la furia giustizialista del “Che”, decise di commutare la pena capitale in carcere a vita.

Huber Matos fu allora tradotto nello stabilimento penale della Isla de la Juventud dal quale uscì dopo vent’anni di reclusione nel corso della quale non gli fu risparmiato niente.

Ironia della sorte, Huber Matos Sanchez riuscì a lasciare Cuba, ormai consegnata alla dittatura castrista, rifugiandosi proprio nel Paese che era stato. In qualche modo, complice di Batista, mi riferisco agli Stati Uniti.

Huber Matos Sanchez, che è divenuto uno dei leader dell’opposizione cubana, è morto alla veneranda età di 95 anni con la speranza che la sua patria finalmente potesse conquistare quella democrazia che la rivoluzione castrista, convertendosi all’ideologia totalitaria comunista, aveva platealmente tradito.

 

TAG: comunismo, dissidenza, Rivoluzione cubana, Totalitarismo
CAT: America, Storia

Un commento

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  1. lina-arena 2 mesi fa
    la storia di Matos Sanchez dovrebbe far riflettere i nostri compagni trinariciuti che ancora sognano la rivoluzione comunista. Sono bravi solo a criticare ed a sognare grazie all'apporto di intellettuali tipo Fusaro che sanno solo citare Marx e stare alla larga dalle lotte sociali. Dove sono i nostri intellettuali socialisti?
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