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Buon compleanno Birà, mercato di comunità a Perugia

18 Giugno 2026

Ad un anno dalla fondazione di Birà – www.birafoodcoop.it supermercato collaborativo nato a Perugia da un preesistente ed immateriale (software) GAS-Gruppo di Acquisto Solidale grazie all’impegno di 27 soci fondatori, ad un crowdfunding iniziale di 30k euro (con 5k euro di premio da Banca Etica), al supporto di Legacoop (10K euro) e Fondazione Perugia (30k euro) con partnership come CIA-Agricoltori Italiani etc. – vale fare qualche riflessione, ancorché parziale e deliberatamente da insider, per questo che è divenuto luogo materiale (hardware) per circa 550 soci uniti dall’obiettivo di riconsiderare “i ruoli canonici di produttore e consumatore proponendo la partecipazione attiva di entrambi alle varie fasi che intercorrono dalla produzione al consumo”, oltre a presentarsi con intento di rigenerazione urbana.

Tra la decina di food coop italiane con vari distinguo e specificità ispirate alla mitica Park Slope Food Coop di Brooklyn, Birà-mercato di comunità è oggi il quarto esercizio commerciale – dopo la tabaccheria della Marta, l’osteria SUD e la libreria-bar POPUP (messa in piedi e dinamicamente guidata dall’associazione Mente Glocale costituita da Filippo, Elena, Costanza e Giorgio, che è anche presidente del CdA di Birà) – attivo in una piazza vagamente garbatelliana che fu deserto ovvero “posto difficile” in quella che si definisce tecnicamente “periferia storica o consolidata” del capoluogo umbro; Birà occupa circa 100 metri quadrati (più magazzino) che il parroco don Luca ha offerto in affitto a canone calmierato e che – con il fattivo quanto fondamentale apporto di Renato e di Andrea – Silvia, Daniela, Daniele ed io abbiamo ri-allestito a partire da quel che poteva essere recuperato dal supermarket chiuso un paio di anni prima.

Birà per i primi sei mesi ha incassato 180k euro, che ci permettono di galleggiare dando lavoro a Luca, Graziella e Andrea – legandoci così alla Fondazione Città del Sole di Clara Sereni e Stefano Rulli come al ristorante inclusivo Numero Zero, nato a merito della attuale sindaca Vittoria Ferdinandi, di Marco Casodi etc. – senza essere una boutique del lusso e del cibo fighetto, piuttosto cercando di offrire cibo sano (biologico in modo non esclusivo) e di produttori locali, contenendo i prezzi nonostante siamo circondati dalla grande distribuzione. Da quattro mesi abbiamo pure aperto la gastronomia grazie a Maxim, (Chez Maxim, naturalmente) ottimo cuoco francese che prepara ogni giorno per pranzo 5 pietanze con ingredienti bio, con quattro delle quali è possibile comporre un piatto a scelta, per 10euro. Questa mossa della gastronomia che ha trasformato in commensali in unico tavolo molte socie e soci, è di per se’ trasformativa; infatti ci sta trasformando in una sorta di laboratorio insieme agli eventi (le degustazioni di olio, cibo e vini, ma anche il saggio della scuola di circo di Davide e Michele, le quasi quotidiane presentazioni di libri di POPUP etc.) che spesso (anche d’inverno, con i cesti natalizi, le castagne ed il vino rosso) portano Birà in piazza e la piazza dentro Birà. In tutto ciò, abbiamo anche un doppio backing di ricerca da parte dell’Università di Perugia con Giordano, assegnista presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali che lavora in particolare sulla filiera del cibo, e Francesco, dottorando su legalità, culture politiche e democrazia presso il Dipartimento di Scienze Politiche, con un focus sulla sociocrazia (o governance dinamica) posta a base di Birà anche grazie ad una specifica formazione preliminare sulla condivisione del potere. Peraltro si sospetta sia proprio la volontà di sociocrazia a diventare sfida intrinseca alla piramidalità – una verticalità intrinsecamente quanto inopportunamente antifemminista – del CdA come degli altri Organi ai quali la legge ci obbliga.

Per coloro di noi che scelgono di affiancare allo status di soci/e quella di volontari/e, son 3 ore al mese di disponibilità in negozio per stare alla cassa, pulire, fare gli scaffali, ricevere le merci etc.: una sorta di “lavoro socialmente utile” auspicabilmente più efficace di quello a suo tempo comminato al Signor B., e che può anche esimerci da banane epiche come quella di D’Alema quando – al tempo Primo Ministro – dimostrò di non conoscere il prezzo del latte.

Recentemente, grazie all’invito delle neonate associazioni Semi Urbani ed Attrezzeria Urbana che si stanno insediando qui vicino grazie ad un bando della Fondazione Perugia, abbiamo incontrato altre realtà operanti nel quartiere quali Doposcuola Popolare – una perla di attivismo che fa fronte alla multietnicità del quartiere – e VdL, che riunisce gli abitanti delle case ATER della limitrofa via del lavoro che hanno a loro volta aperto un dialogo metodologicamente conflittuale quanto fattivo con l’amministrazione locale.

Il 19 giugno, domani, festeggiamo un anno di questa scommessa di comunità da area interna; magari prossima volta ve ne raccontiamo di più.

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