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Il grande progetto di Trump per Washington: edifici, monumenti e un lascito personale

Nel suo secondo mandato presidenziale Donald Trump ha intrapreso un numero di progetti che stanno cambiando il panorama di Washington D.C. suggerendo che la capitale Usa sia divenuto un grande cantiere con l’idea di lasciare il suo nome in molti di questi edifici e monumenti.

19 Agosto 2026

Stiamo costruendo una favolosa struttura militare alla Casa Bianca. È una sala da ballo, ma anche una struttura militare”. Con queste parole il presidente Donald Trump ha spiegato la demolizione dell’East Wing della Casa Bianca, dove verrà costruito un salone per feste che includerà anche un bunker di sicurezza sotterraneo. Trump spesso si autoproclama un costruttore, facendo riferimento ai suoi immobili e hotel sparsi in parecchi luoghi degli Usa, ma anche in Paesi esteri. Non è l’unico progetto edilizio in programma a Washington. Infatti, parecchi altri sono in corso, creando l’impressione che la capitale americana sia un grande cantiere. Oltre alla demolizione dell’East Wing, il piano di abbellimento e rinnovamento edilizio di Trump include un Giardino Nazionale degli Eroi americani, un Arco di Trionfo ispirato a quello di Parigi, una promenade che collegherà il Lincoln Memorial al Potomac e altre modifiche che mirano a stabilire la sua influenza per il futuro.

Queste attività per rifare Washington secondo le sue preferenze si scontrano spesso con la legge, ma preoccupano anche per i costi, che Trump dice non essere un problema perché i contributi di privati copriranno le spese. In realtà, non è vero. La ristrutturazione dell’East Room costerà 900 milioni di dollari e si prevede che i contribuenti dovranno sborsare almeno una parte delle spese, che aumenteranno a causa del futuro mantenimento. Trump giustifica le spese asserendo che fornirà a futuri presidenti un luogo per le feste di insediamento, come pure per riunioni sicure. È stato notato che alla cena dei giornalisti della Casa Bianca tenutasi all’Hotel Waldorf Astoria vi fu un tentativo di attentato a Trump. Nulla di simile avverrebbe in futuro, secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca, nello spazio monumentale della sala da ballo, che diverrebbe ovviamente anche “un lascito” architettonico di Trump.

Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts è il principale centro culturale nazionale degli Stati Uniti. Fu inaugurato nel 1971 e serve come memoriale vivente dedicato al presidente John F. Kennedy. È la sede stabile della National Symphony Orchestra e della Washington National Opera. Trump ha nominato la maggioranza dei membri del consiglio direttivo con notevoli cambiamenti incluso il cambio del nome includendovi il suo. A causa di intoppi legali il nome di Trump è stato rimosso.

C’è poi da considerare che i contributi di fondi privati non avvengono in maniera trasparente. L’accordo per la raccolta dei fondi per la sala da ballo alla Casa Bianca prevede che i donatori che vogliano rimanere nell’anonimato possano farne richiesta. Una lista incompleta di donatori è stata pubblicata, nella quale appaiono alcune delle più grandi Corporation. Tra queste Lockheed Martin, Microsoft, Amazon, Caterpillar e Google. Perché contribuiscono queste aziende ai lavori pubblici? Ovviamente lo fanno perché, quando Trump chiede soldi, lui sa benissimo chi contribuisce e si crede che queste aziende, che spesso hanno contratti col governo o i cui settori di attività sono regolati dal governo, potranno ricevere trattamenti generosi.

In effetti, queste donazioni al presidente consistono in investimenti che frutteranno quattrini in altri modi. Un rapporto del gruppo Public Citizen, organizzazione che tutela i diritti dei consumatori fondata da Ralph Nader nel 1971, ci informa che più di una dozzina di aziende che hanno donato soldi per la ricostruzione dell’East Wing hanno ricevuto nuovi o ampliati contratti con il governo per un totale di 50 miliardi di dollari. Inoltre, il rapporto di Public Citizen ci informa che 16 donatori hanno ricevuto benefici che hanno spianato loro la strada in fusioni societarie e altre agevolazioni in questioni di antitrust. Ci sono anche intoppi legali. Nel mese di dicembre del 2025, la National Trust for Historic Preservation, un gruppo che protegge siti storici, ha denunciato il governo di Trump per bloccare i lavori dell’East Wing, perché il Congresso non aveva approvato né stanziato fondi per il progetto.

Questi progetti per rifare Washington secondo la sua visione assillano Trump in maniera ossessiva. Secondo Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, autori del recentissimo libro “Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump”, per il quale hanno intervistato Trump, il presidente Usa sarebbe ossessionato dalle rimodellazioni di Washington D.C. e passerebbe il 70 percento del suo tempo a programmare e gestire “il cantiere” di Washington D.C. Trump vuole che il suo nome appaia in lettere cubitali in questi progetti, come ha fatto con i suoi hotel. Lo abbiamo visto con la sua insistenza affinché il suo nome venga incluso nel Kennedy Center. Trump aveva fatto pressione sul consiglio del Kennedy Center, composto da fedeli al presidente, per aggiungere il suo nome al lato di Kennedy. Poi un giudice ha dichiarato che solo il Congresso può fare questo tipo di cambiamento e ha ordinato la rimozione del nome di Trump. Nel frattempo, la guerra in Iran continua, il costo della vita per gli americani aumenta e le elezioni di midterm sono alle porte, preoccupando i repubblicani, ma non il loro presidente, che già pensa al suo lascito, impresso sul nome degli edifici della capitale.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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