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Diritti

Afghanistan: velo più lungo per le giornaliste e donne bandite dalle soap

di Chiara Perrucci
23 Novembre 2021

I talebani ora si inventano gli ennesimi ed umilianti divieti per distruggere ancora di più il ruolo della donna

L’ennesimo scioccante ed insensato provvedimento adottato dal Governo dei talebani nella martoriata terra afghana, vede l’imposizione per le giornaliste e conduttrici tv di indossare il velo lungo, in modo tale da coprire il più possibile le loro fattezze di donne. Vengono vietate anche le riprese esplicite di parti di corpo femminile, durante film o spettacoli televisivi. Censurati anche tutti i programmi di satira, o rappresentazioni comiche o di intrattenimento, considerati offensivi del credo religioso locale e degli stessi afghani. Divieto anche di trasmettere film in lingua straniera. Tutto ciò, va ad aggiungersi alla serie di innumerevoli penalizzazioni e costrizioni rivolte alle donne del posto, come il divieto di conseguire l’istruzione superiore o poter svolgere la stragrande maggioranza degli incarichi lavorativi. In questo clima di raggelante dittatura, votata al più bieco e distruttivo maschilismo, le Nazioni Unite, hanno lanciato l’ennesimo appello per smuovere le coscienze e compiere azioni a sostegno degli istituti di credito afghani, per evitare il collasso che ormai è ad un passo e che  si palesa con cibi che scarseggiano e prezzi della merce schizzati alle stelle. In una terra dove sempre più di frequente viene a mancare l’energia elettrica. Particolarmente rappresentativo della disumana condizione femminile in Afghanistan, rimane il suggestivo scatto che immortala una affermata giornalista del luogo,  Farzanah Ayoubi, nello scorso agosto, andata a finire per strada come venditrice ambulante in cerca di fortuna, avendo perso qualsiasi opportunità di trovare un nuovo impiego come cronista. E come lei  vi sono migliaia di altre donne che riempiono le vie di Kabul, sperando di poter sopravvivere. Lo sgomento e l’amarezza pervadono la mente, quando l’Unicef riferisce che, a partire dallo scorso 15 agosto, vi è stato un aumento considerevole di bambine date in sposa e di famiglie che sono state costrette a vendere le proprie figlie per 50 dollari.  I talebani sembrano voler procedere in una maniera tanto sconsiderata e folle, sulla strada di uno sterminio silente e costante della presenza femminile, eliminandola da qualsiasi forma di socialità, privando le donne anche della dignità minima inalienabile che gli spetta in quanto esseri umani, credendo di addomesticarne corpo, mente ed anima. Manca davvero poco perché tutto quel sangue innocente, umiliato ed abbandonato, arrivi a considerare tutti noi come corresponsabili di un crimine tanto ingiusto ed  inaccettabile per il rispetto sacro che si deve alla vita stessa.

#dirittiumani afghanistan libertà onu
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