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Disinformazione: una minaccia globale per la democrazia

2 Febbraio 2026

Oggi le campagne di disinformazione, manipolazione e interferenza sono riconosciute come una delle principali minacce esistenziali per le democrazie contemporanee. Questa presa di coscienza segna un netto superamento della visione iniziale che considerava il fenomeno marginale ed episodico.

Negli ultimi anni è emersa con chiarezza la natura sistemica di questa minaccia. Infatti, la manipolazione dell’informazione comporta un significativo fattore di instabilità sulla tenuta delle istituzioni democratiche, sull’economia globale e sulla capacità delle società di affrontare crisi complesse in contesto di crescente incertezza e progressiva erosione della fiducia pubblica.

Inoltre, assistiamo a una progressiva istituzionalizzazione della disinformazione. Attori statati ostili ricorrono sempre più a pratiche coordinate che sfruttano vulnerabilità tecnologiche, dinamiche algoritmiche e fragilità strutturali dei sistemi mediatici per stabilire la propria influenza.

La disinformazione come minaccia alla sicurezza nazionale

Questo cambiamento di scala si rispecchia anche nelle valutazioni internazionali sul rischio. Nel 2026, misinformazione e disinformazione occupano il secondo posto nella classifica dei rischi globali a breve termine del World Economic Forum, mantenendo una posizione dominante nonostante la perdita del primato rispetto all’anno precedente.

Quando le informazioni vengono sistematicamente distorte, diventa impossibile costruire consenso sociale, adottare politiche di lungo periodo o rispondere in modo efficace alle emergenze. La manipolazione informativa agisce come un amplificatore di divisioni, approfondendo fratture politiche, culturali e identitarie già esistenti. In contesti già fortemente polarizzati, la diffusione di narrazioni ingannevoli contribuisce a delegittimare le istituzioni democratiche e a normalizzare soluzioni autoritarie, spesso presentate come risposte necessarie al caos informativo.

Le Nazioni Unite hanno definito questo fenomeno un vero e proprio “moltiplicatore di rischio”, capace di indebolire i processi decisionali collettivi e di compromettere la capacità delle società di affrontare sfide sanitarie, economiche o geopolitiche.

Un rischio sistemico per i diritti umani

La disinformazione incide in modo diretto anche sull’esercizio dei diritti umani fondamentali. Campagne mirate possono scoraggiare la partecipazione politica e civica, colpendo gruppi specifici – attivisti, minoranze, oppositori politici – attraverso messaggi intimidatori o delegittimanti. In contesti elettorali, la diffusione sistematica di narrazioni che mettono in dubbio l’integrità del voto o che giustificano pratiche di soppressione del voto nei confronti di determinati gruppi mina la legittimità stessa dei processi democratici.

Negli scenari di guerra o post-conflitto, la disinformazione assume spesso forme ancora più pericolose. La disumanizzazione dell’avversario, la diffusione di accuse infondate e la manipolazione emotiva possono alimentare discorsi d’odio e tradursi in azioni violente.

La disinformazione di genere resta un fenomeno particolarmente allarmante, sempre più utilizzata anche nelle campagne di interferenza straniera. Crescenti attacchi basati su orientamento sessuale o identità di genere mirano a delegittimare pubblicamente le vittime, silenziarne la voce e scoraggiarne la partecipazione allo spazio pubblico.

I costi economici dell’insicurezza informativa

Meno visibile, ma altrettanto rilevante è l’impatto economico della manipolazione informativa. Un sistema compromesso influisce direttamente sul funzionamento dei mercati e sulla fiducia degli investitori. Narrazioni fuorvianti su inflazione, debito pubblico o politiche fiscali possono destabilizzare le aspettative, aumentare i costi di finanziamento e scoraggiare investimenti di lungo periodo. In questo senso, offre un esempio emblematico la propaganda russa che attribuisce l’aumento dei prezzi e dell’inflazione in Europa alle sanzioni occidentali, distorcendo deliberatamente il dibattito economico per alimentare malcontento sociale e sfiducia nelle istituzioni europee.

Analogamente, la disinformazione rallenta l’azione politica su clima e sviluppo sostenibile. Campagne organizzate mettono in discussione il consenso scientifico, amplificano i costi delle politiche ambientali o promuovono soluzioni ingannevoli che ritardano interventi urgenti, spesso a vantaggio di interessi economici consolidati.

Verso una difesa strutturare dell’integrità informativa

In questo scenario, è cruciale riconoscere l’integrità dell’informazione come elemento pilastro della resilienza democratica. Serve un cambio di paradigma che superi l’idea di un ecosistema informativo sano e sicuro come semplicemente privo di contenuti falsi.

Difendere l’integrità informativa richiede una soluzione complessa e multilivello: tutelare il pluralismo e l’indipendenza dei media, garantirne la sostenibilità economica e la sicurezza nello svolgimento del lavoro giornalistico e investigativo, rafforzare la trasparenza delle piattaforme digitali e ricostruire la fiducia dei cittadini.

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