Mondo
Il complesso rapporto tra Stati Uniti e Sud America
Il recente attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, che tra l’altro ha portato all’arresto del presidente Maduro, riapre un fronte da sempre caldo per la politica estera a stelle e strisce. L’America del Sud infatti da sempre rappresenta il primo punto di interesse per l’espansionismo e l’egemonia degli Usa.
Isolazionismo con l’asterisco
La politica estera rivolta all’America latina viene solitamente fatta risalire all’inizio del XIX secolo, più precisamente al 1823, anno in cui venne formulata la cosiddetta dottrina Monroe. L’allora presidente degli Stati Uniti, James Monroe, in un discorso davanti al Congresso a camere riunite espresse chiaramente la posizione del proprio governo nei confronti del mondo e dei Paesi vicini.
La dottrina Monroe potrebbe essere così riassunta: ognuno per sé, ma nessuno tocchi l’America. Washington infatti continuava la sua politica isolazionista ma affermava di proteggere i diritti degli Stati dell’America centro meridionale contro i tentativi di ingerenza delle forze europee. Anche se molti fanno risalire a questa scelta l’inizio dell’imperialismo americano, allora gli Usa non avevano ancora la forza militare necessaria per un disegno così ampio ma semmai appoggiavano l’idea del Regno Unito che stava schierando le proprie forze a favore delle indipendenze latinoamericane.
È semmai nel 1904, con il presidente Theodore Roosevelt, che gli Stati Uniti rivendicarono una sorta di diritto d’intervento in America del Sud. In quell’anno infatti gli yankees entrarono in guerra con la Spagna per il controllo di Cuba: da allora il mesoamerica e il sud del continente saranno considerati dagli strateghi di Washington come il proprio “cortile di casa”, una continuazione del proprio territorio da controllare direttamente per poter esercitare la propria egemonia globale.
I conflitti mondiali e la Guerra Fredda
L’isolazionismo Usa venne messo nuovamente in crisi nel Novecento a causa della Prima e Seconda Guerra Mondiale: in entrambi i casi gli Usa scelsero di intervenire per difendere la democrazia e i propri interessi strategici ed economici nel mondo.
Ma è con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con l’ascesa dell’Urss che gli Stati Uniti decisero di prendere una direzione opposta e cercarono di allargare il proprio impero, partendo proprio dai vicini Stati sudamericani. Nella seconda metà del Novecento furono infatti molti gli interventi Usa nella metà meridionale del continente, volti a supportare regimi fedeli a Washington:
- Guatemala. Nel 1954 la Cia appoggiò un colpo di stato contro il presidente Guzmàn che aveva annunciato espropri alle compagnie statunitensi. Al suo posto fu insediato il filoamericano Castillo Armas
- Cuba. Nel 1961 gli Usa provarono a rovesciare il governo del rivoluzionario Fidel Castro ma il tentativo fallì e portò alla celebre crisi missilistica di Cuba
- Panama. Nel 1981 il presidente di sinistra Omar Torrijos morì in un misterioso incidente aereo; le successive elezioni (con pesanti sospetti di brogli) furono vinte da Manuel Norriega, uomo della Cia. Norriega poi rinnegò gli Usa e si rifiutò di lasciare il potere; gli Usa a quel punto invasero Panama e indirono nuove elezioni.
La dottrina Trump
Il presidente Donald Trump è stato eletto grazie anche alla promossa di un nuovo isolazionismo e di ritiro militare. Non a caso il tycoon ha assolutamente escluso la possibilità che militari statunitensi siano coinvolti in operazioni in Ucraina e ha obbligato l’Europa ad aumentare le proprie spese nella Nato, facendo intendere che gli Usa non avrebbero garantito la sicurezza nel vecchio continente.
L’attacco in Venezuela e le forti ingerenze nelle elezioni in Honduras aprono però un nuovo capitolo nella politica statunitense verso l’America Latina e un nuovo fronte nel già delicato equilibrio mondiale. Il messaggio dell’amministrazione Trump è chiaro: gli Usa non rinunceranno tanto facilmente alla loro egemonia.
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