Farsopoli, Moggi creò un’associazione a delinquere da solo

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24 Marzo 2015

Dopo 9 anni la Cassazione decreta la prescrizione dell’accusa di associazione per delinquere a carico di Luciano Moggi, assolvendolo dalle frodi sportive. L’associazione Lucianone però la creò da solo. Di 8 arbitri coinvolti all’inizio è stato condannato solo De Santis che aveva rinunciato alla prescrizione mentre per Racalbuto il tempo era già scaduto in appello. Su 50 partite investigate ne restano cinque ma in tre casi gli arbitri sono stati assolti. Tutti i giudici fin qui hanno affermato che il campionato non fu alterato e il sorteggio non fu truccato.

Insomma, il messaggio che arriva dalla Suprema Corte è chiaro: sarebbe stato troppo azzerare tutto. Per cui c’è la soluzione all’italiana: si prende atto che è passato troppo tempo. E intanto si potrebbe aggiungere che abbiamo scherzato.

Un processo abnorme nato da un’indagine dove i magistrati e la polizia giudiziaria a Napoli avevano selezionato accuratamente le conversazioni intercettate privilegiando quelle di Moggi e nascondendo per esempio quelle di un’altra società, già specializzata in passato in plusvalenze, fondi neri e passaporti falsi che nulla vinceva prima di Farsopoli, nulla vince esaurito l’effetto di quanto accadde nel 2006 e che per sperare di tornare a vincere dovrà puntare su qualche altro imbroglio mediatico-giudiziario.

Insomma siamo alla Mani pulite in salsa calcistica. Anche lì alla fine pagarono solo alcuni, in particolare uno e per giunta pure con la vita, mentre altri se la cavarono e ci fu pure chi venne beatificato.

Tornando al pallone, quella bufera basata sul nulla servì per falsificare alcuni campionati di serie A e uno di serie B e per vedere la nazionale eliminata al girone in due mondiali consecutivi. Quando c’era Moggi invece il torneo iridato registrò per puro caso crediamo una finale in cui metà dei calciatori erano stati acquisiti prima o dopo in operazioni condotte da Big Luciano. Fu Italia-Francia cioè Juve A contro Juve B. Poi John Elkann, evidentemente stanco di vincere, diede il la alla diffusione di intercettazioni già cestinate dalla procura di Torino come irrilevanti. L’erede temeva che Moggi gli scalasse la società. E comunque fu gloria per Francesco Saverio Borrelli, Guido Rossi e altri che riscrissero pure la storia del calcio dopo quella del paese, imitati poi dai magistrati di Napoli. La Cassazione ha preso atto e sembra inutile aspettare le motivazioni.

Frank Cimini

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CAT: calcio

Un commento

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  1. andrea.mariuzzo 6 anni fa

    Tutto sostanzialmente giusto. Aggiungo che proprio in questi giorni diventa molto più comprensibile l’idea che un dirigente sportivo (Moggi non diversamente dai suoi contemporanei, caso mai in modo più efficace) eserciti in forme inappropriate il proprio potere senza avere l’obiettivo di addomesticare i risultati della propria squadra. La rete di potere attorno a Lotito, infatti, non ha nulla a che vedere con la Lazio, da lui acquistata solo come strumento per sedersi al tavolo del calcio che conta per fare gli interessi dei suoi danti causa, e il controllo sulle istituzioni sportive e sui loro introiti esercitato dalla cricca Lotito-Tavecchio non è in alcun modo scalfito dal fatto che sul piano dei meri risultati sportivi dominino, giustamente in quanto di gran lunga più forti, le formazioni delle società più apertamente all’opposizione. Queste ultime subiranno i danni probabilmente nel lungo periodo, perché si tratta delle società con i programmi a lungo termine più ambiziosi sul piano tecnico e degli investimenti, e una gestione del pallone volta unicamente a mungere la vacca dei diritti TV finché ce ne sono per poi scappare col malloppo si rivelerà il contesto meno adatto a cogliere i frutti di una buona programmazione.
    La natura strumentale del clamore accordato a Calciopoli, essenzialmente per rivedere (momentaneamente, oggi sappiamo) equilibri tecnici consolidati perché fondati su dati di fatto e per addossare a individui e una società particolarmente vulnerabili sul piano mediatico le responsabilità di un sistema che ha potuto così continuare imperterrito a lavorare con le stesse modalità nelle mani delle stesse persone (dico, Matarrese, Abete, Galliani!!!) si può poi misurare dalla semplice comparazione col silenzio sotto cui ordinariamente ben più grave, persistente e ramificato caso delle scommesse. Approfondendo su quei punti si potrebbe davvero arrivare a squarciare un velo sull’ordinaria amministrazione del sottobosco calcistico e fare chiarezza su quanto fragili siano i piedi di argilla della base del nostro sistema sportivo. SI preferisce invece limitarsi a concentrarsi su alcuni casi che coinvolgono tesserati di società di spicco per il loro passato in piazze minori, sebbene questi si dimostrino di solito di gran lunga gli impianti accusatori più fragili.

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