Gli Usa, malato cronico, affronteranno a settembre il rialzo dei tassi

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22 Maggio 2015

I segnali ci sono tutti: gli Usa rallentano oltremisura dopo aver chiuso il 2014 con una crescita del PIL al 2,4% e si apprestano a veder ridimensionate le previsioni per il 2015. Soprattutto a fronte di un primo trimestre estremamente debole allo 0,2%, rispetto al quarto trimestre 2014 (+2,2%). Non solo. Anche le vendite al dettaglio, i consumi, l’indice PMI manifatturiero e gli investimenti aziendali non brillano.

C’è chi spera si ripeta il miracolo dello scorso anno con un secondo e terzo trimestre eccezionali. Nulla ci stupirebbe più per un Paese come gli Usa, la patria della “revisione dei dati a posteriori”: una pratica sfruttata soprattutto a ridosso di appuntamenti elettorali o banalmente e più recentemente in concomitanza con la rielezione di Obama. Ma dalle minute pubblicate ieri è evidente che addirittura si potrebbe avere una revisione al ribasso di quel risicato + 0,2 per cento.

Alla riunione di Providence di oggi il discorso della Yellen non potrà evitare di dare un’indicazione, tenendo conto del mandato e degli obiettivi su inflazione e occupazione, prima di alzare i tassi. Ma gli Usa sono in effettiva difficoltà a causa dell’effetto combinato del calo dei prezzi del petrolio che ha bloccato le nuove attività di fratturazione idraulica delle rocce per l’estrazione di shale oil e shale gas e ha fatto crollare nuove perforazioni, come si vede dall’indice Rig Count (Baker Hughes). In Texas l’occupazione si è fermata dopo 6 anni di boom ed è rientrata ai livelli del 2009, cioè quando iniziò la febbre da shale oil. Anche altri Stati come il Wyoming, il North Dakota e l’Alaska subiscono una frenata delle loro attività legate all’industria energetica. Se non bastasse il ridimensionamento delle attività del settore petrolifero, l’acuirsi dei problemi sociali, anche su base etnica, hanno impattato sul PIL.

Ormai, non è solo l’ormai evidente disparità di trattamento delle forze dell’ordine tra “bianchi e neri” a preoccupare, ma anche dati sociali che evidenziano un netto peggioramento negli ultimi 5 anni delle aspettativa di vita, occupazione e servizi sociali nei quartieri a maggioranza afro-americana. Per non parlare poi di un sistema scolastico fallimentare, al quale Obama non si è mai interessato, e che non riesce a garantire adeguati livelli di istruzione ai neri che accedono a scuole disastrate, lontane da standard moderni in termini di mezzi e di strutture di accoglienza.

Segnali di malessere anche nei trasporti pubblici come evidenziato dall’acceso dibattito al Senato seguito al deragliamento del treno Amtrak che non è un caso isolato. Infatti recentemente altri incidenti e deragliamenti hanno coinvolto i mezzi di questa compagnia statale fortemente indebitata, che ormai è diventata un caso da risolvere anche per il Governo. Gli Usa sono ormai un malato cronico ed Obama non è certo Dr. House anzi ha fallito sulla politica interna come su quella estera per inesperienza, incapacità decisionale e mancanza di lungimiranza. Grazie ai settori ad alto valore aggiunto come tecnologici e biotech, parte del mercato azionario aiuta un consolidamento delle quotazioni sui massimi, ma l’aria che si respira per un periodo già pre-elettorale resta molto delicato.

Resto dell’idea che settembre sia il momento più appropriato per abbandonare la linea dei tassi a zero,  nella speranza che la deflazione non faccia capolino di nuovo rendendo la decisione della Yellen più sofferta per quanto “politicamente corretta”, invece che preventiva rispetto a una crescita dell’inflazione.

TAG: obama, shale gas, shale oil, usa
CAT: Capitali

3 Commenti

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  1. marco-straforini 5 anni fa

    Mi sembra che l’articolo si dimentichi una cosa, anzi piu’ di una ma la piu’ importante: il rialzo del dollaro, dopo tanti anni, che ha rallentato le esportazioni. Il discorso del direttore della banca federale Yellen infatti e’ cautelare, ma incoraggiante.
    Gli altri punti sono completamente ininfluenti. La condizine razzista e’ cronica e paradossalmente continua a migliorare (sono solo le telecamere dei passanti che rendono le cose piu’ palesi). Amtrak come organizzazione e’ un fallimento del Congresso, e come tutte le aziende pubbliche sussidiate dallo stato sono in perdita (quale nazioni ha un sistema ferroviario in attivo?) Citare poi stati come Wyoming, il North Dakota e l’Alaska poi non vuole dire nulla, quelli sono tra gli stati che sono sempre in negativo anche quando la produzione economica.
    Insomma, dire che gli USA siano un “malato cronico”, considerando poi che vengono da un decennio di guerra (e lo sono ancora anche se in attivita’ molto minore), mi sembra quantomeno esagerato.

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  2. Claudia Segre 5 anni fa

    La ringrazio del suo messaggio ma mi permetta di poter esprimere un parere alla luce anche di autorevoli commentatori locali che parlano addirittura di nuova recessione Usa e dell’uso di un accezione italiana pertinente al caso . Essere un malato cronico e’ uno stato di malessere che vede presentarsi nel tempo e reiteratamente sintomi costanti e che quindi come lei ben sottolinea sugli aspetti sociali e il caso Amtrak non vede cure risolutive .Il dollaro ha iniziato il suo trend di rafforzamento lo scorso ottobre ed i dati recentemente pubblicati sul rallentamento congiunturale evidenziano problemi macro che vanno ben al dila’ di un mero effetto esportazioni . Il peggioramento della condizione sociale ed i costi relativi in mancanza di riforme mirate pesano su occupazione giovanile e hanno riflesso sui consumi e su PIL. Citare Stati nell’ambito di un discorso di settore sullo shale gas e’ completezza di informazione visto il contributo che hanno dato negli anni passati sul lato occupazionale e di tasse.Quindi direi che siamo d’accordo che i prossimi due trimestri ci potranno confortare o meno di un permanere di questo stato oppure un prossimo presidente come Dr. House potrebbe trovare la soluzione a tutti i mali!!

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    1. marco-straforini 5 anni fa

      Non credo ci sia Presidente che tenga che possa trovare la soluzione a “tutti” i mali.
      Presidente Obama ha fatto quello che poteva tenendo conto dello stato economico in cui ha iniziato il suo incarico, lavorando con un Congresso fortemente in mano Repubblicana che e’ stato da piu’ di un analista definito non solo il peggiore ma il piu’ inattivo Congresso dell’ultimo secolo, incapace di fare alcqunche’ se non di criticare e di mettere il bastone tra le ruote ad ogni azione della amministrazione Obama.
      Ma anche con un Presidente e Congresso alleati, l’economia americana non si puo’ certo risanare con un loro intervento a due mani, una sorta di allenza tra Dr.House e Dr.Kildare. Mr.Obama ha fatto quello che fece il Presidente Franklin D. Roosevelt, “mettere in moto la ruota”, ma poi e’ l’economia del paese che si deve tirare su, ricordiamo che gli USA non sono un paese assistenziale.
      Quindi siamo in accordo su molti punti (ovviamente). Forse discordiamo sulla definizione di questo “malato”. E’ un malato perche’ ammette di esserlo, perche’ non ha paura di rinnovarsi, perche’ affronta i propri problemi senza nasconderli, perche’ il suo popolo ha il coraggio di scendere in piazza protestare. E’ un malato che prende la medicina, invece di essere come l’Italia che ormai da malato e’ diventato un cadavere che cammina ancora pensando di essere vivo.

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