Briatore e la pizza di Sofia

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26 Giugno 2022

C’è tutta una filosofia, una storia, una cultura dietro e dentro la pizza.
Sfugge al caro Briatore, uomo d’intrapresa economica indiscusso e di valore indubitabile, che la pizza, in tutte le sue sfaccettature e varianti, sia una delle cibarie più popolari.
E ciò che è popolare non può essere elitario, né diventare tale per decreto o secondo una scelta imprenditoriale divisiva come la sua.
La pizza soprattutto a Napoli è di tutti, del povero e del ricco.
È fatta di ingredienti semplici: farina, pomodori, mozzarella, se si pensa alla “pizza margherita”.

È legata alla vita degli studenti, dei giovani che con pochi euro (o lire per i tempi andati)-si possono ristorare. Si pensi alla pizza a portafoglio – piegata in tutte le sue parti – che si mangia a Napoli nei pressi di Port’Alba : lo faceva anche Benedetto Croce, che abitava da quelle parti. Si racconta che amava la pizza, “zeppole e panzarotti” dei quali era ghiotto.
È stata gustata così anche da Bill Clinton, quando è venuto a Napoli.
Ma è Sofia ne “L’oro di Napoli”, film tratto dal capolavoro di Marotta, che ci fa comprendere il significato popolare del gustare la pizza.
La si poteva ordinare, mangiare e pagare il pizzaiolo anche molto tempo dopo.
Fornire una postergazione del pagamento era un atto di grande civiltà: era nella generosità di un popolo una peculiare consuetudine quella di sopire la fame proprio con la pizza ed adempiere il pagamento con comodità.

Si segnava il nome del debitore su foglio appeso nella bottega, per ricordarne successivamente la scadenza, non oltre otto giorni.
La scena del film di De Sica è fantastica; avvenente, civettuola Sofia con seni prosperosi, magnifica la pietanza della sua pizza con voce suadente ed il lavoratore notturno che passa da quelle parti è estasiato dalla sua bellezza prorompente: all’angolo del vicolo gusta la pizza che pagherà più in là, ma si consola ad osservare Sofia che gli dà spago con un accattivante sorriso.
Non ha prezzo, non si può misurare con il danaro questo comportamento, che è la cifra della civiltà partenopea: la pizza la si può mangiare allo stadio, per strada, perché è in bella mostra in tutte le rosticcerie e sui banchi delle salumerie.
È nel sangue del napoletano e si racconta che anche la regina Margherita ne fosse una divoratrice.
Può costare anche 100 euro la pizza di Briatore, ma non sarà mai buona come quella di Sofia.

TAG: Flavio Briatore, napoli, pizza, pizzeria
CAT: cibo & vino, costumi sociali

Un commento

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  1. evoque 2 mesi fa

    Ogni volta che si parla di Napoli vengono tirate fuori le solite immagini retoriche, le stesse decennio dopo decennio.

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