Aeroporti Milano e Torino, F2i vuole il diritto di veto sull'amministratore delegato

Milano

Aeroporti Milano-Torino, F2i vuole il diritto di veto sull’amministratore delegato

Nelle bozze che circolano per preparare la fusione tra Sea Aeroporti di Milano e SAGAT di Torino ci sono dettagli interessanti sulla governance. Pur rimanendo in minoranza F2i punta a ottenere il diritto di veto sulle nomine dei vertici e due consiglieri in più.

13 Agosto 2026

Su queste pagine abbiamo raccontato, in esclusiva, del progetto di fusione tra Sea Aeroporti di Milano, società che gestisce gli scali di Malpensa e Linate, controllata dal Comune di Milano e partecipata da F2i (2i Aeroporti) con circa il 45%, e Sagat che gestisce l’aeroporto di Torino ed è integralmente posseduta dalla stessa F2i. Uscita dal cono d’ombra e distrazione, fisiologica in questo torrido agosto, la storia è stata confermata da diversi organi di stampa. La concretezza dell’ipotesi è certificata dalle dichiarazioni del sindaco di Milano Beppe Sala: «Siamo al corrente dello studio avviato da Sea per verificare la praticabilità di un’integrazione con Sagat. Da azionisti siamo interessati, a condizione che si crei valore economico e sociale per i due territori e che non venga modificato l’attuale assetto societario di Sea». La “non modifica” degli assetti societari è stata più volte ribadita, in questi giorni, sottolineando che la differenza di stazza tra i due contraenti non renderebbe possibile il cambiamento della quota di controllo: SEA resterebbe in maggioranza e F2i, seppure con una quota più alta rispetto al già importante 45% di oggi. Bene. Basta questo a dire che non sarebbe modificato l’attuale assetto societario? A guardare dentro alle ipotesi di nuova governance e nuova distribuzione dei poteri che sarebbe parte integrante dell’operazione, qualche dubbio sembrerebbe legittimo.

Nella nuova società, che nascerebbe dall’operazione, i consiglieri di amministrazione passerebbero dagli attuali 7 a 9. Attualmente, cinque vengono nominati dal Comune, e gli altri due dal socio di minoranza, cioè F2i. Se l’operazione fosse approvata, stando agli schemi circolanti in questo momento, i due nuovi consiglieri sarebbero entrambi rappresentanti della minoranza, cioè appunto del Fondo. Che – raccontano fonti famigliari col dossier – otterrebbe anche il potere di veto sulla nomina dell’amministratore delegato. Già oggi l’ad, Armando Brunini, è stato eletto nelle liste di F2i che però in futuro punta a riservarsi, per statuto e non attraverso fisiologiche dinamiche negoziali tra soci, la possibilità di determinare la traiettoria che porta a decidere chi eserciterà i principali poteri gestionali. Poteri gestionali che per definizione discendono da visioni strategiche e obiettivi. Quello di un fondo, per quanto partecipato da istituzioni pubbliche nazionali come è F21i, è la massimizzazione del profitto e dei dividendi, obiettivo sicuramente condiviso dal fondo spagnolo Asterion, che dal 2024 detiene il 40% di 2i Aeroporti ed è quindi socio di minoranza di F2i.  Per contro, la strategia di un Comune, che ha nella gestione di un grande polo aeroportuale una delle poche leve di rapporto col territorio e col mondo, è la costruzione di una strategia di lungo periodo: remunerativa, naturalmente, ma volta alla costruzione di una strategia politica che tenga conto delle esigenze del tessuto produttivo e della gestione del turismo e dei suoi effetti benefici ma anche problematici. Al centro della differenza di interessi ci sono nodi strategici che riguardano ogni società, e in particolare il mondo delle infrastrutture: gli investimenti che servono allo sviluppo sono danari sottratti ai dividendi che gli azionisti si portano a casa. E viceversa, naturalmente.

Proprio uno sguardo alla storia degli ultimi 15 anni, suggerirebbe qualche riflessione ulteriore. Da 2011, anno in cui il Comune di Milano ha ceduto il 30% a F2i per 385 milioni (quota arrotondata nel 2012 dal Fondo, con l’acquisto del 14,5% che era della Provincia di Milano per altri 147 milioni), il Fondo ha ricevuto dividendi per circa mezzo miliardo. Su questa cifra, imponente di per sè, pesano i 250 milioni di dividendi che al Fondo sono arrivati relativamente agli ultimi tre esercizi di bilancio, che testimoniano una tendenza di forte crtescita del sistema Milano e dei suoi aeroporti. Una crescita destinata a continuare. A fronte dunque di quell’incasso immediato, giustificato allora con la necessità di rimpinguare casse pubbliche sempre più vuote, il Comune di Milano ha perso però peso decisionale e, appunto, circa 500 milioni potenziali in un quindicennio, e molti di più a venire. Inoltre, come ovvio e già dimostrato dalla differenza di valorizzazione delle quote di Comune e Provincia, partecipazioni azionarie meno rilevanti valgono meno. Sarebbe probabilmente anche il caso di una quota di controllo, quella ancora detenuta dal Comune dopo l’eventuale fusione con Torino, ma fortemente indebolita delle sue prerogative, e da nuovi assetti che prevederebbero importanti poteri decisionali per una minoranza, quella di F2i, che avrebbe conquistato funzioni di controllo congiunto senza nemmeno pagarlo. Anzi, beffa oltre al danno, vedendosi valorizzare un piccolo aeroporto che deve tutta la sua crescita alle low cost.

In conclusione, non sappiamo se quando parla di “assetti societari” Beppe Sala pensa anche a questo. Non sappiamo cosa ne pensa Emmanuel Conte, assessore al bilancio che materialmente dovrà guardare dentro al dossier. Non sappiamo che ruolo sta avendo, in questa partita, Christian Malangone, direttore generale del Comune e da sempre fedelissimo del sindaco nelle partite economiche e strategiche. Non sappiamo cosa pensano, penseranno e voteranno in Consiglio Comunale, quando arriverà a settembre il momento di decidere. Ma il quadro richiede una riflessione articolata e non frettolosa, perchè – cronaca e storia lo insegnano – i rimpianti di domani sono spesso figli delle distrazioni e facilonerie di ieri.

 

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