Milano
La Prima della Scala 2025: il 7 dicembre attesa per una “Lady Macbeth” che scuote Milano
Milano- Il 7 dicembre 2025, giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, torna l’appuntamento più atteso della stagione culturale milanese: la Prima della Scala .Quest’anno il sipario del Teatro alla Scala si alzerà su un titolo anticlassico, provocatorio, emblematico: Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič — un debutto storico: infatti, è la prima volta che un’opera del compositore russo inaugura la stagione scaligera.
L’opera e il cast: dramma, verità crude, musica della memoria
L’opera nasce nel 1934, tratta dalla novella di Nikolaj Leskov, e racconta la storia — cruda e tragica — di Katerina Izmajlova, una donna intrappolata in un matrimonio e in un contesto sociale soffocante, che, spinta da disperazione e desiderio di libertà, compie atti estremi per ribellarsi. La musica di Šostakovič e il libretto — cupi, tormentati, visionari — mettono in scena la miseria morale di una società corrotta e la violenza che nasce dalla disperazione. La produzione 2025 vede sul podio il maestro Riccardo Chailly, alla sua ultima inaugurazione stagionale per la Scala, e alla regia il russo Vasily Barkhatov; scene di Zinovy Margolin, costumi di Olga Shaishmelashvili e luci di Alexander Sivaev. Nel ruolo di Katerina Izmajlova troviamo la soprano polacca-americana Sara Jakubiak.
La scelta — audace e significativa — sottolinea un desiderio di riscossa: “non un atto di coraggio, ma un atto dovuto”, come ha dichiarato Chailly, per restituire all’opera quella libertà artistica che le fu negata.
Tradizione milanese: Sant’Ambrogio, moda e alta società
L’idea di far coincidere la “prima” con la festa di Sant’Ambrogio risale al 1940; ma è solo dal 1951 — per volere del direttore dell’epoca Victor De Sabata — che la data del 7 dicembre è diventata consuetudine per l’inaugurazione stabile della stagione. La Prima non è solo un evento lirico, ma un rito sociale, un momento di grande eleganza, moda e mondanità. Nel corso dei decenni ha visto sfilare dame dell’alta borghesia milanese, imprenditori, aristocratici, artisti — e oggi celebrità e VIP. I palchi, i foyer, i salotti — l’intera Milano “bene” si prepara all’evento. Una tradizione che fonde musica, moda, potere culturale e sociale: la Scala come passerella urbana, quando la lirica diventa anche vetrina.
Significato politico e culturale: memoria, censura, rinascita
Mettere in scena “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” oggi significa molto più che offrire un titolo nuovo: è un gesto simbolico. L’opera fu duramente censurata negli anni Trenta: dopo una prima acclamata nel 1934, nel 1936 il regime sovietico — turbato dalla crudezza, dalla verità morale, dalla denuncia sociale insita nella storia — la condannò. L’uscita sulla stampa ufficiale definì la partitura “caos invece di musica”, e l’opera sparì per decenni. Oggi, nel cinquantesimo anniversario della morte di Šostakovič, la Scala restituisce voce a quella condanna — e lo fa con piena consapevolezza: arte come memoria storica, come denuncia, come possibilità di riflessione sul potere, la violenza, la condizione femminile, la libertà repressa. Per il pubblico milanese — e non solo — è un monito, una possibilità di guardare al passato e commentare il presente attraverso il linguaggio universale della musica.
Moda, celebrità e glamour: la Scala come grande salotto
Se la Prima rappresenta una serata d’opera, resta anche una delle più importanti occasioni di gala e mondanità del calendario europeo: un mix di eleganza, moda, potere e riflessione culturale. Nel corso degli anni la Scala ha visto sfilare nobili famiglie milanesi, imprenditori, aristocratici, intellettuali, poi icone contemporanee, star internazionali: un crocevia di voci famose, volti di prestigio, influencer ante litteram.
Dal passato al presente: Milano, Scala e la memoria di un teatro vivo
La Scala — nata nel 1778 su progetto dell’architetto Giuseppe Piermarini, sulle ceneri del vecchio Teatro Ducale — ha attraversato secoli di storia musicale. Da quel “tempio del melodramma” costruito tra le sfide del Settecento, si è trasformata nel cuore pulsante dell’opera mondiale, testimone di trasformazioni artistiche, sociali, politiche, culturali. Con “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” la Scala non si limita a celebrare una tradizione: la rinnova, la sfida, la rende contemporanea. Non è solo lirica: è memoria; non è solo moda: è identità; non è solo spettacolo: è impegno. In una Milano che corre tra cambiamenti bruschi, tra fermenti sociali e culturali, la Prima 2025 si propone come un invito alla riflessione, un momento di sospensione e revisione: ascoltare la voce di Šostakovič, vedere la Scala come specchio di tempo e coscienza, vivere un rito che unisce musica, città, storia. E che forse ricorda, sebbene per vie diverse, la sensibilità narrativa di Alessandro Manzoni — un grande osservatore delle contraddizioni sociali, un testimone della complessità umana e della fragilità morale. Mentre Milano fa di nuovo da palcoscenico al mondo, la Scala ci invita a guardare in faccia la verità: cruda, inquieta, indispensabile.
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