(A)Social

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29 novembre 2018

Abbiamo un’opportunità, ma anche un problema. La tecnologia digitale offre infinite opportunità di conoscenza ed espressione. Purtroppo molti la utilizzano in modo inappropriato.
È bello che tante più persone possano accedere a molte più informazioni, ma preoccupante che la superficialità si generalizzi. Pensate solo alla salute: oramai il “dottor google” è lo specialista più consultato, con ricettario autocompilato e del tutto irreale, per giunta con la pretesa di sfuggire alla lobby farmaceutica e consegnandosi ciecamente a quella dei ciarlatani. Bello che ciascuno di noi possa digitare “gebusei” e averne qualche idea. Brutto che dopo averlo fatto si pensi di sapere, si tengano sproloqui su Israele e si consideri di minor peso la cultura vera, fatta di studio e confronto fra tesi diverse.
È bello che tutti possano esprimersi non solo al bar, ma è bruto che il linguaggio da bettola sia considerato il solo chiaro e sincero. Semmai è da beoni. Qui, però, c’è una grossa responsabilità di gran parte del mondo dell’informazione, perché se qualcuno scrive cose assennate, in una qualche pagina social, non se lo fila nessuno, se comincia a inveire e sbraitare, usando il turpiloquio e aggregando altri latranti rintronati diventa un fenomeno e tutti ne parlano. Grosso errore. Frequento i social e so che quel tipo di persone esistono, eccome, ma ci sono anche gli altri. Dare spazio agli esaltati serve solo a costruire un mondo esaltato. E (a)social.
Sbrighiamoci a far tornare di moda la buona educazione e il buon senso.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

TAG: Facebook
CAT: costumi sociali

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