Feltri sta alla milanesità come Giordano alla virile serietà

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22 aprile 2020

L’informazione è caratterizzata, per tanta parte, da provocatori di ogni sorta che, all’occorrenza, non disdegnano di apparire nella loro versione più insopportabilmente urticante, al fine di concentrare l’attenzione su sé stessi e il giornale o il programma presso cui prestano servizio. L’esempio più sintomatico di un sistema di comunicazione così concepito è rappresentato, senza dubbio, da un giornalista ormai degenerato a personaggio, come Vittorio Feltri, che proprio ieri, ha voluto esagerare nelle sue esternazioni velenose contro il Sud, spalleggiato egregiamente e da par suo, da un prontissimo e pallidissimo Mario Giordano, sempre più identificabile come l’indice più genuino della quintessenza del giornalismo curvo e senza sangue.

Due campioni del loro genere. Entrambi, fuoriclasse autentici, con un talento, coltivato e affinato nel tempo: l’uno, il direttore, facendosi interprete di una cultura popolare lombarda che sembra non appartenergli affatto, l’altro, il conduttore, assecondando semplicemente la sua vocazione di modesto cabarettista dell’informazione. Da una parte, dunque Feltri, titolare di un linguaggio brutale, strategicamente rissoso e pigramente provocatorio, tant’è che la ferocia con cui, spesso, titola le prime pagine della sua testata risulta essere comica, pur oltrepassando di gran lunga i limiti imposti dalla decenza; dall’altra un giullare imberbe, privo di qualsiasi linguaggio, che servendosi di una voce stridula, da castrato, comunica fieramente il nulla, il vuoto, l’assenza di qualsiasi opinione inerente alla critica, anche alla più elementare.

Sono modelli simili a fare dell’informazione un settore decisamente disarmante e non all’altezza delle esigenze dei consumatori di notizie. Sia ben chiaro, i nostri eroi hanno tutto il diritto di apparire in tv mostruosamente infelici, ma non per questo possono pretendere di continuare a offrire spettacoli tanto eccellenti, senza che nessuno ne tessa le lodi, come avviene, qui.

Per me, dunque, Feltri resta un caparbio pensatore alla ricerca continua della critica censoria, in quanto egli è pienamente consapevole che solamente questa possa consentire al suo pensiero, banalmente irritante, di essere preso in considerazione. Dire, scrivere, o fare qualcosa di abominevole che scalfisce la sensibilità e la coscienza degli altri provoca necessariamente il risentimento generale, che torna utile alla visibilità di chi si rende tanto spregevole. Con ogni probabilità, egli, pertanto, non è un critico, ma un ricercatore assiduo di una critica che gli piova addosso, purificandolo della sua impostura. Il piacere di essere criticato, in Feltri, supera in largo e in lungo il piacere di criticare, anche perché per esercitare la funzione occorre addurre ad argomenti, speculazioni dialettiche, virtuosismi letterari. Per ottemperare alla parte del “monstre provocateur”, invece, basta una semplice e naturale predisposizione alle schifezze di stile.

La verità è che in nome della “milanesità” e del “giornalismo” non si possono assumere atteggiamenti come quelli della coppia in argomento. A risultare danneggiato, in questo falso teatro, non riconducibile a nessuna forma di comunicazione, non è per niente il Sud, o Napoli e i napoletani, ma la tradizione e la cultura milanese, se mai Feltri ne fosse considerato un depositario. Manzoni ebbe a dire che “La milanesità è l’attitudine innata o acquisita di distinguere l’utile dall’inutile”. Ora, io domando, di grazia, quale utilità possono distinguersi nelle performances concitate di un giornalista in declino, fiancheggiato da un altro che si caratterizza superbamente per non eccellere in niente, se non in un perpetuo dimenarsi di qua e di là?

 

 

 

 

TAG: Manzoni, mario giordano, milanesità, napoli, sud, Vittorio Feltri
CAT: costumi sociali, discriminazioni

8 Commenti

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  1. beniamino-tiburzio 1 mese fa
    Parbleu !!!! L’odio non sarebbe meglio sintetizzarlo con l’invettiva grillista ?
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  2. beniamino-tiburzio 1 mese fa
    Parbleu !!!! L’odio non sarebbe meglio sintetizzarlo con l’invettiva grillista ?
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  3. uldio-calatonaca 1 mese fa
    Ineccepibili considerazioni, uniche critiche, oserei dire direi oggettive, a questi ritratti sono che se non avessero tanto seguito i due citati "personaggi" non meriterebbe la pena venissero ascoltati o (addirittura letti ), come con una coppia di alcolizzati blateranti incrociati in calde notti estive, e tanto meno di avere risposta. Non ci vedrei alcuna patologia se non fosse che, appunto, hanno un pubblico e addirittura più di qualcuno che paga in moneta vera il loro sproloquio alcoolico ad acidità Ph zero. In questi casi non mi stupiscono dunque più di tanto questi soggetti - saranno pur beceri però ma danno solo libertà alla loro bassa pancia - quanto veramente chi li segue, li vede, li paga, li compra in edicola o in Rete. Infatti, per mangiare capita di dover fare di tutto, succede così che qualcuno debba spalare merda ma gli incomprensibili (almeno per me, sia chiaro) sono coloro ai quali piace mettersi a guardarli e a respirarne il tanfo. E non si dica, infine, che mestieranti come questi sanno far bene il loro lavoro; che sanno scrivere o parlare o analizzare bene: spargere badilate di merda viene abbastanza facile un po' a tutti.
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  4. beniamino-tiburzio 1 mese fa
    Ancora parbleu ! Occorre sempre qualificarsi maledizione ! Allora : i soggetti di cui si parla mi sono assolutamente indifferenti. Ciò posto, osservo.Nicodemo e Calatonaca sembrano facce di una stessa medaglia. Odio diluito il primo, odio concentrato il secondo. Entrambi meritevoli di studio diretto alla comprensione della odierna società.
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  5. uldio-calatonaca 1 mese fa
    Cerco di rispondere in modo semplice e stando a quanto scritto, per evitare incomprensioni. Ho detto nel mio precedente commento che condivido la sostanza del presente articolo di O Nicodemo. Ho aggiunto che quando sento o vedo (secondo me) persone che stanno blaterando come fanno gli ubriachi di solito non li considero seriamente e propongo di fare lo stesso a tutti. Poi ho argomentato che taluni "commentatori" non fanno che alimentare gli scontri verbali con insulti o calunnie per far meglio girare la macchina di alcuni mass-media. Si tratta, ho continuato, di un lavoro (se io fossi disoccupato e mi proponessero 3000 € / mese per farlo forse, dico forse, potrei farlo anch'io) che però ho definito, per dargli una figura retorica, - se mi esprimo in modo incomprensibile me lo dica Sig. Tiburzio, lo rispiego - spalatori di merda e subito ho aggiunto che mi stupiscono non loro ma gli spettatori degli spalatori (di merda). Per concludere ho scritto che secondo me non è un lavoro difficilissimo, cioè infangare denigrare calunniare non credo (non sono sicuro però, non l'ho mai fatto) sia un lavoro tanto difficile. Con ciò, si legga e si rilegga se occorre, ho dimostrato ODIO? Odio come? Per chi ? Per V.Feltri o M. Giordano? Da dove si evince, Mah ?! C'è n'è di gente che non merita la mia approvazione (tutti giudicano in cuor proprio) se dovessi odiarli tsarei privo d'energia e pieno di bile. Costoro insomma, chi se li fila...
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  6. beniamino-tiburzio 1 mese fa
    Calatonesca, ella si esprime in modo comprensibilissimo e vive felicemente nel suo amore per il prossimo, sul quale ha solo " qualcosina " da obiettare. Ella lo dice ed io ci credo. Fine della trasmissione.
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  7. beniamino-tiburzio 1 mese fa
    Calatonesca, ella si esprime in modo comprensibilissimo e vive felicemente nel suo amore per il prossimo, sul quale ha solo " qualcosina " da obiettare. Ella lo dice ed io ci credo. Fine della trasmissione.
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  8. massimo-crispi 6 giorni fa
    Direi più che altro che Feltri sta a Giordano come l'alcool sta agli psicostimolatori.
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