Una guerra da salotto

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2 Maggio 2022

Vorrei fare un’osservazione, minuscola in verità ma non priva, credo, di una qualche rilevanza sociologica – almeno per chi fosse interessato a trovarcela.

Non sono in grado, purtroppo, di fornirle un supporto statistico e suppongo che un’indagine diretta a darglielo non risulterebbe semplice. Però è qualcosa su cui non avrei difficoltà a scommettere…e non sono uno che scommette facilmente.

Si tratta di questo.

Nell’oceano sterminato di retorica bellicista e di chiacchiere sentimentali sull’eroismo dei tagliagole, in questa tempesta perfetta in grado di affondare la zattera di qualsiasi ragionamento con un “l’unica cosa che conta è che qui ci sono gli invasori e gli invasi” – lasciando galleggiare solo le zucche vuote degli invasati – prendo atto, a due mesi dal naufragio, che quegli invasati nove volte su dieci sono ricchi o quanto meno benestanti. Non risultano agli atti desperados con cartuccera e binocolo militare privi di un sostanzioso conto in banca.

E’ strano? Non tanto.

Ma vorrei per il momento lasciar perdere le cause e sottolineare il dato: non ho mai sentito – e quanto a leggerle non ne parliamo – parole maiuscole e alate sulla “Eroica Resistenza del Popolo Ucraino”, sulle Termopili ucraine, sulla mamma dei Gracchi, sul Muzio Scevola del Mar Azov e sul leggendario Toti del Donbas che ha sconfitto a colpi di stampella i carrarmati russi, pronunciate, chessò, da un manovale, da un raccoglitore di pomodori, da una badante o da una lavacessi.

A bombardarci con queste armi chimiche sono sempre, semmai, i loro datori e le loro datrici di lavoro, oppure i corrispettivi a stipendio fisso. Parlamentari con vitalizio, docenti universitari con prebende culturali e accademiche d’ogni genere, pensionati di lusso, influencer da taschino gialloblu e, in mancanza della non più reperibile principessa Guermantes, tutte le madame Verdurin disponibili sulla piazza.

Oltre, naturalmente, ai figli dei suddetti che oltre a percepirne la paghetta somigliano precisi a papà e mamma e, momentaneamente, stanno facendo un master da qualche parte, molto oltremare e molto a occidente.

Gli studi televisivi ne ospitano processioni interminabili e, a ciascuno dei processionanti, leggi in faccia il privilegio prima ancora che inizi a salmodiare per farcelo a maccheroncino con la libertà dei popoli e l’eroismo della resistenza al satrapo orientale.

E non è una cosa che ho notato solo in televisione.

Anche qui, nelle valli acquitrinose della realtà quotidiana, apparentemente così lontane dal Parnaso televisivo, le cose non vanno diversamente.

Combattenti di ogni sesso – anzi, per la precisione c’è persino una qualche predominanza femminile – ma esclusivamente di categoria agiata.

Nei social e sul web è tutto uno schierarsi al fianco dei combattenti…ma solo tra una cenetta al ristorante, una capatina dall’estetista e uno spritz.

A volere impiccare Putin, insomma sono quelli come il caro Erri De Luca – che lo ha pure scritto.

Ma per il garzone dell’ascensorista la cosa non risulta appassionante anzi aggiungerei, per essere meno indiretto, che proprio non gliene fotte una minchia e mi azzarderei anche a sostenere che se Putin – per assurdo – garantisse a lui una qualità della vita pari a quella del caro De Luca e dei suoi simili, assieme al loro reddito e ai privilegi che ne derivano, magari, chissà, impiccherebbe proprio chi lo vuole impiccare.

Ma, in fondo, non accade la stessa cosa con la bella e nobile questione dei diritti civili?

Insomma, voglio dire, vi è mai capitato di parlare con un’inserviente o una badante che avesse fatto della emancipazione della donna e delle questioni di genere la sua ragione di vita? E invece potrei produrre elenchi di signore bene e benissimo, coi loro gramellini da pochette, che sul tema sono agguerritissime.

Non parliamo poi di questioni climatiche, ambientali, giardinaggio e dietologia.

Se argomentassi di veganesimo, o anche solo di vegetarianesimo, al tizio che lava le scale nel mio condominio mi andrebbe a denunciare ai carabinieri per molestie.

Invece nei posti che contano, prima che arrivassero le Termopili a battere ogni incasso, non si parlava d’altro.

E, come accennavo prima, bisogna anche prendere atto dei passi da gigante che ha fatto l’emancipazione femminile.

Una volta la resistenza più tenace, eroica e testarda contro la guerra era appannaggio delle donne.

Erano proprio loro a tener duro. Quei coglioni dei mariti si facevano prendere per il culo con molta più facilità, rimminchioniti com’erano, fin da piccoli, a furia di chiacchiere e distintivi…ma loro, le donne, no. Quasi mai.

Guardatele adesso.

Si battono come leonesse, dai divani di ogni studio televisivo perché si accorra, armati fino ai denti, in aiuto dell’eroico Zelensky.

Me ne frego e boia chi molla…fanno letteralmente impallidire i loro equivalenti con la ciolla (mi scuso per l’allitterazione).

E’ una bellezza.

E com’è ormai universalmente noto sarà la bellezza, insieme a madame Verdurin, a salvare il mondo.

TAG: #GuerraRussiaUcraina, Cultura, Facebook, giornalismo, italia, politica, Unione europea
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. evoque 2 mesi fa

    Non sarà la bellezza, ma sarà l’amore. A salvare il mondo.

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  2. andrea-lenzi 2 mesi fa

    quando ci sono diritti (tra i quali vita e salute)in gioco, allora lo schierarsi è necessario; chi non lo fa è complice di chi quei diritti li vìola

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