Eau de Eau

Arte

Eau de Eau: quando l’arte è impegno civile

Il progetto Eau de Eau racconta un futuro distopico dove l’acqua si è quasi esaurita. Diventata un lusso, viene imbottigliata in un flacone di design e venduta a peso d’oro. Con ironia feroce e lucida poesia, Eau de Eau ci pone di fronte allo specchio delle nostre storture.

20 Gennaio 2026

Il progetto Eau de Eau racconta un futuro distopico che assomiglia drammaticamente al nostro presente, dove l’acqua, fonte vitale per eccellenza, si è quasi esaurita. In questo futuro, forse nemmeno troppo lontano, l’elemento essenziale alla vita è diventato un lusso per i pochi che possono permetterselo. L’acqua, imbottigliata in un flacone di design ispirato ai profumi di alta gamma, viene presentata come la nuova fragranza del momento, venduta a peso d’oro e desiderata come status symbol. Con ironia feroce e lucida poesia, Eau de Eau ci pone di fronte allo specchio delle nostre storture.

Il progetto, l’opera e l’oggetto

Il progetto nasce dall’estro creativo di due artisti che non avevano mai collaborato. Piccolo dettaglio: Max PapeschiArianna Bonucci sono una coppia nella vita.

Arianna Bonucci ci ha raccontato:

L’idea di Eau de Eau nasce inizialmente come uno sberleffo, ma il progetto è diventato serio quando abbiamo capito quanto fosse complicato e allarmante il tema del cambiamento climatico e della mancanza d’acqua. Un problema di cui non si parla abbastanza e per il quale serve un impegno maggiore da parte di tutti.

Questa è la nostra prima collaborazione artistica. Da tempo ci pensavamo e su questo tema ci siamo proprio trovati. Abbiamo background diversi, ma sull’arte andiamo d’accordo. 

Ma quindi di cosa stiamo parlando? Ecco l’oggetto:

Eau de Eau

La boccetta di profumo è il cuore del progetto: elegante, lucida, con un tappo bagnato in oro che riproduce un pianeta Terra trasformato in gioiello. È opera concettuale e contenitore, simbolo e provocazione. Ogni elemento è studiato per mimare l’immaginario della cosmetica di lusso, sovvertendone il significato.

L’acqua contenuta all’interno è reale, ma anche metafora: essenza della vita trasformata in oggetto estetico.

La boccetta non è solo un contenitore, ma l’opera d’arte stessa, portando con sé l’irriverenza e le provocazioni tipiche dell’artista Max Papeschi, raffinate dal tocco patinato, tipicamente pubblicitario, di Arianna Bonucci.

Eau de Eau gioca con l’assurdità del consumismo, sfidando le convenzioni e stimolando riflessioni sul valore che attribuiamo alle risorse essenziali, trasformandole in simboli di status e potere. L’opera si inserisce nel filone dell’arte concettuale, in cui il significato va oltre l’oggetto fisico, spingendo lo spettatore a interrogarsi su ciò che considera veramente prezioso.

La testimonial e lo Spot di Eau de Eau

Eau de Eau

Barbara Alberti, scrittrice, intellettuale e figura di riferimento della cultura italiana, è testimonial della campagna fotografica, nonché portavoce del tema cardine del progetto: le ripercussioni presenti e future dovute alla penuria d’acqua.

La ballerina Valentina Vernia, in arte Shades of Banana, è protagonista dello spot pubblicitario diretto dalla stessa Arianna Bonucci e Giorgio Angelico.

Il video (visibile alla fine dell’articolo) la raffigura ricoperta di fango essiccato, la superficie argillosa si sgretola man mano che si muove in una danza sinuosa e drammatica, a simboleggiare la disidratazione della terra divenuta arida in assenza di acqua.

Quando tutto sembra ormai perduto si manifesta una pioggia improvvisa, che lava il fango dal corpo e dal volto della donna donandole
nuova linfa vitale. Un barlume di speranza per un’umanità ormai quasi spacciata, un’ultima, preziosa, inestimabile, goccia di vita, Eau De Eau.

Alberti e Vernia sono due personalità diversissime tra loro, accomunate da una immediata (e non scontata) disponibilità, ma soprattutto da una grande sensibilità.

Max Papeschi ci racconta come si sono avvicinate al progetto:

Barbara era venuta a una mia mostra e si è rivelata una persona simpaticissima. L’ho ricontattata grazie ad un amico comune, lo scrittore Massimiliano Parente, e appena ha sentito che si parlava di crisi idrica ha detto si senza chiedere nulla in cambio. 

Una generosità che abbiamo riscontrato anche con Valentina e con il suo manager. Così siamo riusciti ad avere una testimonial che parla ad una generazione lontana dal mondo dell’arte ma molto sensibile ai temi sociali. 

L’evento di lancio e la comunicazione: qui l’arte incontra la “furbizia”

La diffusione del progetto Eau de Eau ha seguito la strategia usata normalmente dall’industria del lusso. A maggio 2025 è stato creato un evento di presentazione ufficiale della “nuova fragranza” a Milano, invitando personalità influenti e appassionati di moda e design e con circa seicento presenze.

Anche gli stessi invitati non sapevano che dietro l’apparente lancio di un prodotto si nascondeva una performance artistica.

Il mistero intorno al prodotto è stato mantenuto fino all’ultimo, all’arrivo nello spazio dell’evento una decina di hostess hanno spruzzato la fragranza sui cartoncini di prova, invitando gli ospiti a testarla, innestando un provocatorio esperimento sociale.

Solo allora gli ospiti si sono resi conto della verità: la boccetta di Eau de Eau non conteneva profumo, ma pura acqua.

Gli spettatori sono stati così costretti a riflettere sull’assurdità della mercificazione dell’essenziale, catturati dall’estetica di lusso ma spinti a mettere in discussione il valore e il significato reale dei beni di consumo.

La diffusione del progetto “Eau De Eau” ha successivamente seguito una strategia simile a quella delle vere campagne pubblicitarie. Le strade di Milano e Roma sono state invase dalle immagini della boccetta raggiungendo un pubblico più vasto.

Eau de Eau

Il Tour in USA nel 2025 e i progetti futuri di Eau de Eau

Eau de Eau

A Ottobre 2025, a pochi mesi dal suo debutto, il progetto è decollato negli Stati Uniti per un tour americano di un mese, ospitato dagli Istituti Italiani di cultura nelle quattro città di San Francisco, Los Angeles, Washington DC e New York.
La mostra d’arte che finge di presentare un nuovo lussuoso profumo si è ripetuta con successo, ingannando il pubblico americano e portando avanti il tema dell’acqua con il suo fare insolito e sbeffeggiante.

Durante il tour il progetto si è evoluto portando un nuovo contenuto più divulgativo e multimediale. Parliamo di un documentario (titolo provvisorio: THE WATER) sulla crisi idrica con lo stesso approccio provocatorio, ironico e inusuale.

Il racconto di un viaggio negli Stati Uniti che mostra i luoghi iconici e i personaggi pittoreschi di ogni meta, parlando di acqua a 360 gradi.
Dalla siccità in California alla preziosità dell’acqua per la comunità Navajo nella Monument Valley fino alle fontane del Bellagio di Las Vegas.
Un viaggio on the road dalla costa ovest alla costa est che racconta il punto di vista degli americani su un tema poco trattato dall’agenda mediatica internazionale.

Il progetto d’arte è la causa scatenante del lungometraggio, ma non è il soggetto centrale. In ottanta minuti di video si parla con la gente, con gli abitanti delle varie zone e con le loro diverse sensibilità sul tema della crisi idrica. Mostriamo gli USA attraverso le sue fragilità e i suoi punti di vista, da una costa all’altra. 

Non abbiamo visitato gli Stati “contrari” al concetto di cambiamento climatico, e questo è un buon motivo per tornare, ma abbiamo potuto notare che questo argomento trova molto interesse anche nei posti in cui meno ci aspettavamo questa consapevolezza. Per assurdo a Las Vegas  hanno il miglior sistema di riciclo al mondo! 

A Washington invece si percepisce che in America si respira un’aria pesante, e chi gira con le telecamere non si sente completamente tranquillo.

Vista la nuova situazione e i molti controlli, eravamo in ansia per la burocrazia e per gli eventuali controlli sulle precedenti opere di Max.

Come se non bastasse abbiamo rischiato di non partire per via degli scioperi di quel periodo.

Abbiamo follemente sbrigato tutte le pratiche in sole tre settimane, ma abbiamo avuto la possibilità di essere seguiti dal consolato e dall’ambasciata che hanno reso “diplomatica” la spedizione delle opere.

Insomma ce l’abbiamo fatta e ora pensiamo ai prossimi passi di un progetto al quale teniamo tantissimo.

 

La mostra di EAU DE EAU sarà ospitata a maggio 2026 in Canada, presso la sede dell’Istituto Italiano di cultura a Toronto, e si prevede il lancio del documentario entro l’estate dell’anno prossimo.

 

 

EAU DE EAU credits
@ariannabonucci & @maxpapeschi
Curated by @paolaferrari1234
Hosted by Italian Institute of Culture
@iicsanfrancisco @iiclosangeles @iicwashington @addisonripley
@iicnewyork
Production Partner : @valuartdotcom
Main Partner: @wamiwater
Documentary Videomaker : @giuliodallera
Jewelry & Documentary support : @sebastiano.daugusta
Custom made dresses for grand soirees by couturier @renzocatoni
Produced with @lovetherapy
Associate curators: @alispurple & @tommasovenco
Testimonial: @barbaraalbertiofficial
Dancer and choreographer: @shadesofbanana
Music: @saschagoetzel
Director: @angelicosee
Backstage Photographer: @polillophotography
Still Life Photographer: @thomaswiedenhofer
Spot Production: @roundddddddddd
Production Manager: @ciuffo.x
Studio: @evolutionrentv
Make-up: @barbaraversolatomua
Ass MUA: @alessiasalviaaa
Performance and uniforms: @rafflesmilano
Atelier Coordinator: @renzocatoni
First exhibition at @parco.center in Milan
Communication Manager: @federico.guiscardo
Event Manager: @marbarbarmar
Hologram: @tria.xyz.art
Set Design & backlit canvas: @quadruslight
Special Consultancy: @arteventi_stefania_morici

 

 

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