Il 25 marzo torna il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita per celebrare il poeta che più di ogni altro ha plasmato l’immaginario, la lingua e la coscienza culturale italiana. Non è una ricorrenza qualsiasi: è il giorno in cui, secondo la tradizione, prende avvio il viaggio della Commedia, il cammino dell’uomo attraverso l’oscurità, la colpa, la redenzione e infine la luce.
Nel 2026, questa celebrazione assume un valore ancora più intenso: non solo occasione di riscoperta dei testi, ma momento di riflessione su quanto Dante continui a parlare al presente, attraversando le epoche con una forza che non si esaurisce. Il suo è un messaggio radicale, spesso scomodo, sempre profondamente umano.
Il messaggio della “Commedia”: attraversare l’ombra per riconoscere la luce
La Divina Commedia è una narrazione dell’esperienza umana nella sua totalità. Dante ci mostra che la salvezza non è un dono passivo, ma un percorso da intraprendere con consapevolezza, responsabilità e coraggio.
L’Inferno è il regno delle scelte sbagliate cristallizzate nell’eternità, il Purgatorio è il tempo della trasformazione, mentre il Paradiso rappresenta l’armonia finale tra intelletto e amore. Ma ciò che rende l’opera universale è il fatto che ogni lettore, in ogni epoca, può riconoscersi in quel viaggio: smarrimento, dubbio, desiderio di verità sono elementi eterni dell’esistenza.
Dante ci invita a non sottrarci alla complessità del reale. La sua è una poetica della responsabilità: ogni azione ha conseguenze, ogni vita è chiamata a una direzione morale. In un’epoca come la nostra, spesso segnata da relativismo e disorientamento, il suo richiamo alla coerenza etica appare sorprendentemente attuale.
La “Vita Nova”: l’amore come rivelazione
Se la Commedia rappresenta il culmine del pensiero dantesco, la Vita Nova ne costituisce la radice più intima e lirica. In essa, l’amore per Beatrice non è solo sentimento terreno, ma esperienza che trasfigura e eleva. La figura di Beatrice diventa guida spirituale ancor prima che poetica: attraverso di lei, Dante scopre che l’amore autentico è ciò che conduce alla conoscenza di sé e, in ultima analisi, alla comprensione del divino. La “vita nuova” è dunque una rinascita interiore, un passaggio da una percezione superficiale della realtà a una visione più profonda e illuminata. Questo tema, apparentemente lontano dalla sensibilità contemporanea, si rivela invece straordinariamente vicino: la ricerca di un senso, la tensione verso qualcosa che trascenda l’individualismo, sono domande ancora vive nel nostro tempo.
Un dantista come pochi: il ricordo del Prof. Ermes De Mauro
In questo scenario di rinnovata attenzione per Dante, assume un significato speciale il ricordo del Prof. Ermes De Mauro, scomparso poco più di un anno fa, figura di straordinaria originalità nel panorama degli studi danteschi. De Mauro non era un accademico convenzionale. La sua forza risiedeva nella capacità di rompere gli schemi, di restituire Dante alla vita, sottraendolo alle rigidità di una lettura esclusivamente scolastica o filologica. Le sue lectio magistralis erano eventi culturali autentici: non semplici lezioni, ma esperienze immersive, capaci di coinvolgere emotivamente e intellettualmente il pubblico.
Presso l’Associazione Di Vittorio a Mesagne , Ermes De Mauro ha lasciato un segno indelebile. Chi ha avuto il privilegio di ascoltarlo ricorda la sua voce appassionata, il modo in cui sapeva rendere contemporanei i versi danteschi, collegandoli alla realtà quotidiana, alla politica, alla dimensione esistenziale.
Anche nei licei dove ha insegnato, il suo approccio anticonformista ha segnato generazioni di studenti. Non imponeva interpretazioni: apriva prospettive. Non chiedeva la memorizzazione: stimolava il pensiero critico. In un sistema educativo spesso ingessato, rappresentava un’anomalia preziosa.
Mesagne 2026: una memoria che si fa voce
Proprio in occasione del Dantedì 2026, l’Associazione Di Vittorio, in via Castello 20, a Mesagne, alle ore 18, renderà omaggio al Prof. De Mauro con una lectura dantis affidata alla Professoressa Pierangela Del Prete, docente del Liceo Classico Benedetto Marzolla di Brindisi.
Non sarà soltanto un evento commemorativo, ma un passaggio di testimone: la continuità di una tradizione viva, in cui Dante non è materia da museo, ma strumento di interpretazione del presente. La lectura dantis, nella sua forma più autentica, è infatti un atto comunitario: leggere Dante ad alta voce significa restituirlo alla sua dimensione originaria, fatta di ascolto, partecipazione e condivisione. È in questo spazio che il ricordo del Professore Ermes De Mauro troverà la sua espressione più coerente.
Dante oggi: una voce necessaria
Celebrare il Dantedì , significa riconoscere che Dante continua a interrogarci, a metterci in crisi, a indicarci possibilità. La sua opera ci chiede di non accontentarci della superficie, di affrontare le nostre “selve oscure”, di cercare una direzione anche quando tutto sembra smarrirsi. E, soprattutto, ci ricorda che il linguaggio – la parola poetica – può ancora essere uno strumento di verità.
Nel ricordo di maestri come Ermes De Mauro, questa lezione si rinnova: Dante vive ogni volta che qualcuno lo legge con passione, lo interpreta con libertà, lo trasmette con autenticità. Il 25 marzo 2026 non sarà soltanto una celebrazione, ma un invito. A leggere, a pensare, a sentire. A intraprendere, ancora una volta, quel viaggio che non finisce mai.
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