Il più grande deposito di gas rimane una questione locale

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20 ottobre 2015

Sta sorgendo a una trentina di chilometri da Milano e sarà il più grande deposito di stoccaggio di gas naturale (2,2 miliardi di metri cubi) in Italia, il cui valore si aggira introno al miliardo e 200 milioni di euro. Eppure la storia e le battaglie che i cittadini di Cornegliano Laudense, provincia di Lodi, stanno conducendo contro il “mostro”, rimangono relegate nelle pagine di cronaca dei giornali locali. Nonostante della questione abbiano, a più riprese, cercato di investire, con petizioni e interrogazioni parlamentari, organismi nazionali ed europei.
La concessione alla Ital Gas Storage risale al 2003, dopo che la società aveva partecipato alla gara emessa nel 2001 dal ministero per le attività produttive.

Ad essere sfruttato come deposito di stoccaggio – secondo la timeline della società concessionaria, l’avvio dell’esercizio è previsto per il 2017 – sarà sfruttato il giacimento di metano dell’Eni esaurito nel 1997, dopo 45 anni di estrazione. Ital Gas Storage avrà la concessione del deposito di stoccaggio per quaranta anni.
Il progetto prevede la costruzione di due gruppi (cluster) di 7 pozzi di perforazione (per un totale di 14 pozzi) uniti tra loro da due gasdotti. I due cluster saranno realizzati presso la cascina Sesmones e presso la cascina Bossa, a poche centinaia di metri dal centro abitato. I gasdotti di collegamento saranno realizzati lungo la strada provinciale 186 che separa il paese dalla zona artigianale.

L'immagine qui sopra rappresenta schematicamente le aree coinvolte dal progetto rispetto al paese di Cornegliano: le due aree gialle individuano i cluster (quello della cascina Sesmones è a sinistra e quello della cascina Bossa a destra), mentre il tratteggio rappresenta il percorso dei gasdotti di collegamento.

L’immagine qui sopra rappresenta schematicamente le aree coinvolte dal progetto rispetto al paese di Cornegliano: le due aree gialle individuano i cluster (quello della cascina Sesmones è a sinistra e quello della cascina Bossa a destra), mentre il tratteggio rappresenta il percorso dei gasdotti di collegamento.

LA FINANZA NEL BUSINESS DEL GAS
La Ital Gas Storage è una creatura di Alberto Bitetto, ingegnere, ex Edison ed ex McKinsey, che dopo l’ uscita dalla società di consulenza ha fondato una società di investimento con sede a Milano in via Meravigli, e che ha nelle infrastrutture per l’ energia una delle sue specializzazioni. Il progetto per la trasformazione del giacimento esausto dell’Agip di Cornegliano è stato rilevato tramite la sua Whysol Investments, che possiede la Ital Gas Storage.
“La società che dovrebbe occuparsi di tutte le attività di progettazione e realizzazione dell’impianto di stoccaggio, alla fine del 2011 vantava un organico di solo due dipendenti. Il suo consiglio di amministrazione è più numeroso con ben tre membri (due lavorano alla Whysol Investments e il terzo è stato un potente funzionario de Ministero dello Sviluppo Economico, nonchè candidato al ruolo di sottosegretario nel governo Monti) e nel collegio sindacale siedono ben 5 persone”, spiegano gli attivisti del Comitato.
Per Danino Toninelli, deputato del Movimento 5 Stelle, la conferma che attorno al deposito di Cornegliano si aggirino interessi lobbystici è confermato dall’ingresso nel capitale della Ital Gas Storage di Morgan Stanley a fine agosto di quest’anno, tramite la Sandstone Holding.

Nella nota inviata allora alla stampa e battuta dalla Reuters si legge che ad assistere Sandstone è stata la Latham & Watkins e che il progetto verrà realizzato in project finance. L’agenzia specifica anche, però, che “nessuna indicazione invece sull’entità della partecipazione acquisita e sul valore dell’operazione” e che “l’ingresso di Sandstone Holding nel capitale di Ital Gas Storage è stato preventivamente autorizzato dal governo italiano, ai sensi della disciplina del “golden power”.

Il governo, sempre secondo Toninelli, sceglie invece il silenzio sulle interrogazioni presentate: “Ma se a Roma tutto tace, a Bruxelles, dove abbiamo presentato interrogazioni di uguale contenuto, qualcosa di importante è già accaduto. Sulla questione relativa all’impianto di Cornegliano Laudense, la Commissione europea pochi giorni fa ci ha risposto, dando sostanzialmente ragione ai nostri portavoce al Parlamento europeo. La Commissione, infatti, pur non conoscendo l’impianto lodigiano, ribadisce con chiarezza che se l’impianto rientra nel campo d’applicazione della direttiva Seveso-III, e questo impianto ci rientra, deve obbligatoriamente essere previsto il piano di emergenza esterno. In più ribadisce con chiarezza, richiamando l’articolo 12, paragrafo 5 , della direttiva che la popolazione interessata deve essere consultata in merito”.
I cittadini di Cornegliano e dei comuni limitrofi lamentano infatti tutte le decisioni prese sulla loro testa, senza essere consultati,

I RISCHI SECONDO IL COMITATO NO GAS
I rischi per la popolazione residente sono principalmente legati all’inquinamento dell’aria durante le attività di costruzione e funzionamento dell’impianto, nonché alla possibilità di incidente potenzialmente disastroso nell’impianto.
Per farsi un’idea della pericolosità dell’impianto basti dire che, come risulta dalla Delibera regionale del 13 Ottobre 2010, l’area di stoccaggio rientra nella normativa Seveso 2 concernente il controllo dei rischi da incidente rilevante che coinvolgano sostanze pericolose.
L’inquinamento dell’aria prodotto dall’impianto sarà dovuto all’emissione di inquinanti gassosi (ossidi di azoto, anidride carbonica e metano). In particolare:
– durante la realizzazione dell’impianto, l’emissione di polveri sottili (PM10) da parte dei motori dei macchinari di perforazione, del traffico di cantiere, e delle attività di costruzione degli impianti;
– durante la fase di esercizio, è possibile che si verifichi una situazione di emergenza che induca alla depressurizzazione degli impianti con la conseguente emissione in atmosfera di metano: le stime di ricaduta in questo caso, mostrano i valori massimi a circa 7-8 km a Est oppure ad Ovest dell’impianto (interessando perciò la zona evidenziata in giallo qui sotto).

L'area ritenuta a rischio

L’area ritenuta a rischio

In base alla già citata normativa Seveso 2, prima dell’entrata in funzione dell’impianto dovrà essere predisposto dalla Ital Gas Storage un piano di emergenza specifico per i lavoratori dell’impianto e dalla Prefettura di Lodi e dalla Provincia di Lodi un piano di emergenza che interessi gli abitanti dei comuni potenzialmente interessati dagli incidenti.
Quali sono le probabilità che nel corso dell’utilizzo dell’impianto (la cui concessione alla Ital Gas Storage attualmente è prevista per 40 anni) si verifichi un incidente? Ecco cosa risponde un importante esperto americano.
Nel saggio “Hazards of Gas Storage Fields” (i rischi dei campi di stoccaggio di gas) contenuto nel saggio “Gas Migration – Events Preceding Earthquakes” pubblicato nel 2000 da Gulf Publishing, il prof. Bernard Endres, esperto di impianti di stoccaggio e professore presso la USC (University of Southern California) e la UCLA (University of California, Los Angeles) scrive: “L’esperienza ha dimostrato che gli impianti di stoccaggio sotterraneo del gas possono creare un serio rischio di esplosione e incendio, e non dovrebbero essere situati sotto i centri abitati. E’ virtualmente impossibile assicurare che il gas non migrerà verso la superficie”. E ancora: “La vita operativa di un impianto di stoccaggio sotterraneo del gas non supera di norma i 50 anni: tuttavia anche se l’impianto non avesse perdite ad inizio attività, probabilmente le avrà con il tempo. La questione importante non è se l’impianto di stoccaggio avrà perdite, ma piuttosto quando le avrà”.

Ma i rischi non riguardano solo la popolazione ma più in generale l’ambiente del Lodigiano. Infatti l’area della “concessione mineraria” in cui sorgerà l’impianto dista circa 1,5km. dal Parco regionale dell’Adda Sud e circa 4 km. dalla “Lanca di Soltarico”, area protetta riconosciuta come sito di importanza comunitaria (SIC) dall’Unione Europea. All’interno dell’area invece si trova una parte del Canale Muzza, le storiche Acquae Mutie, via d’acqua e fonte diirrigazione per il Lodigiano, nonché percorso di grande interesse paesaggistico ed ambientale, che si snoda nella campagna lodigiana.

E IL PD SI BARCAMENA ALLA MENO PEGGIO
Rispetto al deposito di stoccaggio di Cornegliano, contro il quale si è creato un’alleanza trasversale ai partiti, ad essere messo sotto accusa è il Pd. Quando la pratica Ital Gas Storage arrivò sul tavolo del presidente della Provincia di Lodi, a presiedere l’ente era l’attuale vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini (per due mandati alla guida della Provincia e per due sindaco di Lodi). E l’assenza degli esponenti del partito democratico è stata sottolineata da molti in una affollata assemblea organizzata dal Comitato Ambiente e Salute del Lodigiano nell’aula consiliare del Comune di Cornegliano. Erano presenti esponenti di Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma nessuno del partito che ancora oggi esprime il presidente della Provincia.
L’attuale segretario provinciale del Pd lodigiano, l’ex consigliere regionale Fabrizio Santantonio, ha cercato di metterci la classica “pezza” organizzando un tavolo di lavoro in occasione dell’ultima festa provinciale dell’Unità. Poi, il silenzio.

N.B. Le immagini sono del sito www.corneglianogas.org

TAG: Cornegliano Laudense, eni, Ital Gas Storage, stoccaggio
CAT: energia

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