Geopolitica
Lettera a Malik, che vive a Ilulissat (Groenlandia)
Lettera ironica a Malik, abitante di Ilulissat, dopo le parole di Trump sulla Groenlandia “da comprare”. Un testo umoristico e politico che prende sul serio l’assurdo parla di ghiaccio, imperi e silenzi, e prova a capire perché qualcuno sogna un luogo dove il rumore non governa.
Caro Malik,
il 9 gennaio 2026 Donald Trump ha detto che la Groenlandia non va conquistata, va comprata. Lo ha spiegato come si spiegano le cose semplici, aggiungendo che gli Stati Uniti la prenderanno “che piaccia o no”, perché è una questione di sicurezza nazionale.
Te lo scrivo subito, così ci togliamo il dente. Non perché tu non lo sappia, ma perché immagino che sentire ancora il suo nome, lì dove vivi tu, abbia lo stesso effetto di una motoslitta accesa in mezzo al silenzio.
Tu abiti a Ilulissat, sulla costa occidentale della Groenlandia, a nord del Circolo Polare Artico. Davanti a casa tua il ghiaccio nasce, si muove, si spezza e cade in mare. Non per metafora, per lavoro.
Trump dice che non vuole invadere, vuole acquistare. È una differenza importante, nel vocabolario dell’impero. Non arrivano i carri armati, arrivano gli assegni. Non si parla di occupazione, ma di affare. Qualcuno ha persino ipotizzato che possa pagare i cittadini, come si paga il disturbo, o un trasloco, o una clausola di silenzio.
Intorno girano parole grandi. Terre rare. Petrolio. Gas. Artico. Cina. Russia. Tutto vero, per carità. La tua isola è diventata una mappa strategica mentre il ghiaccio arretra. Una miniera che affiora proprio mentre il mondo scopre di averne bisogno. Da lontano, Malik, la Groenlandia appare come una cassaforte lasciata aperta per sbaglio, e qualcuno ha deciso che non sia educato non provarci.
Trump vuole la tua terra perché è convinto che il freddo rallenti il tempo, che il ghiaccio conservi ciò che il caldo corrompe, che da lì si possa ricominciare quando tutto il resto sarà diventato troppo rumoroso per essere governato. Crede che il mondo, come il burro, vada messo in freezer. Forse pensa che anche le parole, al freddo giusto, smettano di moltiplicarsi, e che le decisioni, se ibernate, non facciano più male.
È un’illusione, certo. Ma è un’illusione costosa, e quindi, nel suo linguaggio, credibile.
Ti saluto da un Paese dove il rumore è continuo e il silenzio viene usato come arredamento. Se un giorno Trump dovesse arrivare davvero, digli che può comprare tutto quello che vuole. Tranne quello che non fa rumore.
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