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Medio Oriente

La guerra e la sofferenza altrui, farcitura dell’horror vacui occidentale?

di Oscar Nicodemo
18 Marzo 2026

Sembra che nessuno di noi sia pronto per raccontare l’inenarrabile, se non attraverso la logica di un manierismo diffuso e di una retorica molte volte troppo patetica per raffigurare il sovrumano dolore. D’altronde, finanche la straordinaria Hannah Arendt ebbe bisogno del tempo necessario per metabolizzare la storia che si consumava sotto i suoi occhi e giungere a esaminare “la banalità del male”. Se diamo per scontato che l’intelligenza sia soprattutto una dote morale, va da sé che chi commette nefandezze a danno degli altri, seminando morte e perseguendo l’orrore, potrebbe essere una persona dozzinale e piatta, cretina o giù di lì, prima ancora che violenta e prevaricatrice. Prendere in considerazione l’abominio per narrarne la spaventosa entità che ne muove l’azione, o soffermarsi sulle sfumature brutali che caratterizzano la disumanità di chi lo commette e se ne rende responsabile non è un esercizio pratico. Il massacro dei palestinesi e il terrore sparso nella loro terra da parte degli israeliani è un evento enormemente fuori dall’ordinario lerciume dell’animo umano, che ha, tuttavia, necessità di essere spodestato della sua aura mostruosa per restituirlo alla dimensione della cronaca quotidiana e della procedura mediatica abituale. Solo che non per forza vi si riesce, anche perché questa prospettiva nega, in qualche modo, la gravità dei fatti storici, non ne indaga i meccanismi più inquietanti, che non possono essere riconosciuti tali se l’approccio umorale e letterario tende a inquadrarli nella normalità di una vicenda semplicemente incresciosa. Per riferire secondo questa logica, l’attenzione si sposta dal nucleo del dramma ai dettagli marginali: descrivere il vezzo più esclusivo di un carnefice, o il rumore della pioggia durante un massacro non è necessariamente tipico di un resoconto analitico ed emozionale.

Per questo credo che il punto di riferimento fondamentale per poter discernere la crudeltà sionista e l’assolutismo maga debba partire dall’analisi di Hannah Arendt su Otto Adolf Eichmann, uno degli architetti della Soluzione finale operata dai nazisti sugli ebrei. Ora, Netanyahu e Trump non sono degli zelanti burocrati, come nel caso del tedesco ubbidiente, ma muovono direttamente i rispettivi apparati formali attraverso cui producono lutto e desolazione. Ed entrambi potrebbero essere molto più vicini a essere considerati dei volgari razzisti e persino degli idioti con infauste manie di grandezza, che dei demoni. La mostruosità della coppia maga-sionista non ha nulla di mitologico, e men che meno rivela una sua logica, che per quanto distorta ha nel demone una finalità interiore. Ecco, i due appaiono stupidamente satanici e hanno scelto un modo performativo a loro congeniale per illudersi di passare alla storia, ma non sono orrendamente blasonati per esercitare una male demoniaco. Di due così il Mefistofele di Goethe non avrebbe saputo che farsene! Troppo accidentalmente crudeli, fino a rasentare la stoltezza più piena, per risultare idonei a nutrire l’orgoglio di un diavolo! Un genocida e l’aiutante genocida, che hanno procurato alle genti una sofferenza tanto immane da rappresentare la più grande tragedia del nuovo secolo, superano la linea di indecenza che delimita l’umano dal sub-umano. In sostanza, non v’è girone dell’Inferno dantesco che possa idealmente reclutare i due malvagi rincitrulliti, in quanto non hanno neanche dignità di peccatori. E non v’è letteratura che possa prendere visione del male che hanno perpetrato senza valutarne, alla maniera della Arendt, l’insulsaggine e la convenzionalità. Come Otto Eichmann, Banjamin Netanyahu e Donald Trump saranno ricordati come esecutori inebetiti di una tragedia infinitamente più grande di loro. Nel frattempo, l’inenarrabile continua ad accadere durante lo scorrere delle nostre vite normali, come se una sorta di sciocco “horror vaqui” affliggesse i potenti del mondo e li spingesse a riempire il loro vuoto dichiarando guerre, così da poter nutrire la propria superbia con la sofferenza dei popoli straziati.

 

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