Najib Mikati Emmanuel Macron

Geopolitica

In Libano si rischia una catastrofe

La guerra grande in Iran offusca quella piccola in Libano, dove la situazione umanitaria è drammatica e si rischia una catastrofe.

9 Marzo 2026

La guerra grande in Iran offusca quella piccola in Libano, dove la situazione umanitaria è drammatica e si rischia una catastrofe. Da anni il Libano è sull’orlo del collasso economico e politico: ha circa 6 milioni di abitanti, ma ospita circa 1,5 milioni di rifugiati siriani e palestinesi. Il paese dei cedri era un tempo ricco e prospero (la Svizzera mediorientale), ma da oltre quarant’anni è precipitato in una spirale di guerre, corruzione e instabilità.

 

L’Iran

Dopo dieci giorni di guerra, non siamo in grado di fare previsioni sull’Iran, ma il regime sembra tenere. Nell’ultimo articolo avevo ipotizzato una guerra civile o una radicalizzazione del regime. Sembra che si vada verso la seconda ipotesi, con la nomina di Mojtaba Khamenei, un leader che cerca vendetta per la morte dei suoi familiari e che un suo vecchio collaboratore descrive come fanatico e messianico.

Possiamo pronosticare un inasprimento della repressione interna e una maggiore azione esterna, magari più crudele rispetto a quanto abbiamo assistito finora. Al tempo stesso, si potrebbero compattare le istituzioni iraniane e il popolo persiano, evitando il fallimento dello stato e l’esodo di massa.

 

Il Libano

Dal punto di vista umanitario, il problema principale è quindi il Libano, che Israele sta invadendo per la quarta volta. Per questo ha ordinato l’evacuazione non solo del confine, ma anche della periferia sud di Beirut. Si parla già di circa 500.000 sfollati. Il ministro fanatico Bezalel Smotrich ha detto che, dopo la guerra, il sobborgo di Dahieh assomiglierà a Khan Yunis, la città della striscia di Gaza dove non è rimasto niente.

Il Libano ha un’architettura istituzionale precaria, nata dalla guerra civile che lo ha infiammato negli anni ’80. Gli accordi di Taif del 1989 equilibrarono le cariche e i seggi tra cristiani e musulmani, con garante l’esercito siriano, che si ritirò solo nel 2005.

Oggi, le tre religioni principali si spartiscono il potere: il presidente è espressione dei cristiani maroniti, il primo ministro dei musulmani sunniti e il presidente del parlamento dei musulmani sciiti. Questi ultimi sono legati a Hezbollah, il Partito di Dio, milizia in strettissimi rapporti con l’Iran e nemica giurata di Israele.

Hezbollah è stanziato soprattutto nel sud del Libano, dove opera la missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) dell’ONU, a cui partecipano anche soldati italiani. La missione è iniziata nel nel 1978 e dovrebbe definire il confine meridionale del Libano, con un ruolo di cuscinetto tra Israele ed Hezbollah. Non ha però avuto successo e, su impulso degli Stati Uniti, il suo mandato scadrà nel 2027, a testimonianza della decadenza del diritto internazionale.

 

Il ruolo di Hezbollah

In teoria, dopo l’ultima tregua, Hezbollah avrebbe dovuto ritirarsi dal confine con Israele e smilitarizzarsi. Israele avrebbe dovuto cessare gli attacchi. Non è successo niente di tutto questo: secondo i dati ufficiali dell’ONU, nell’arco di un anno UNIFIL ha registrato oltre 10.000 violazioni, quasi tutte imputabili alle forze israeliane. L’impotenza di UNIFIL è anche testimoniata dai numerosi attacchi che ha ricevuto. Ad esempio, il 6 marzo sono stati gravemente feriti tre soldati ghanesi.

Hezbollah causa dei problemi di sicurezza a Israele, lanciando razzi che vengono perlopiù intercettati. Gli israeliani che vivono al confine sono spesso costretti a rintanarsi nei bunker. Ma non dobbiamo scordarci che la milizia ha dato un contributo significativo alla sconfitta dell’ISIS in Siria e ha un ruolo politico per cui fornisce una rete di supporto alla popolazione sciita, emarginata dal collasso istituzionale del paese. Infatti, il Libano è sempre sull’orlo della crisi economica, incapace di ripagare i debiti durante la pandemia e con un’inflazione elevatissima, la più alta del mondo nel 2021.

Non possiamo neanche dimenticare che dal 2015 si susseguono crisi dei rifiuti (da cui sono nati sistemi alternativi come Cash for Trash) e la terrificante esplosione nel porto di Beirut. Proprio qui Papa Leone XIV ha pregato davanti ai fedeli durante il viaggio apostolico del dicembre 2025.

 

La guerra Israele-Hezbollah

Tornando al presente, Hezbollah ha ricominciato a lanciare razzi sul nord di Israele subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. Questo deve aver sorpreso le autorità israeliane, che ritenevano la milizia inoffensiva dopo che la guerra del 2024 ne aveva decapitato i vertici, sia tramite il bombardamento del leader Nasrallah che con l’esplosione dei cercapersone. Inoltre, la caduta di Bashar Al-Assad in Siria ha compromesso la capacità di rifornirsi di missili dall’Iran, ma il contrabbando continua.

La risposta di Israele è stata brutale. La guerra ha già fatto circa 400 morti, di cui 80 minorenni, secondo dati UNICEF. Per cercare i resti del militare Ron Arad (rapito con ogni probabilità da Hezbollah 40 anni fa), l’esercito è entrato nella città di Nabi Chit, uccidendo 41 persone e distruggendo interi palazzi. Il 9 marzo è caduto sotto i bombardamenti padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, mentre stava soccorrendo un fedele colpito da un primo attacco. Sembrerebbe quindi che Israele abbia utilizzato la tattica “double tap”, con cui si colpisce lo stesso obiettivo a poco tempo di distanza, per fare vittime anche tra i soccorritori. In pratica, un crimine di guerra.

 

Analisi e opinione

Malgrado i tentativi del presidente francese Emmanuel Macron di evitare l’escalation, si profila un’invasione brutale, nell’ombra di quello che avviene in Iran, che attira i riflettori per la portata dello scontro. L’Unione Europea sembra aver compreso la gravità della situazione e ha promesso di fornire assistenza a 130.000 persone. Qualcosa, ma troppo poco.

Militarmente, l’invasione del sud del Libano potrebbe aumentare la sicurezza di Israele, facendo terminare il lancio di razzi da parte di Hezbollah. Ma a livello umanitario sarebbe una catastrofe, perché il Libano potrebbe non rialzarsi più. Siamo davvero arrivati al punto di accettare un disastro umanitario perché uno stato ricco — che ha tutte le possibilità di difendersi — si sente sotto pressione da un paese al collasso?

 

Foto dalla pagina Facebook del primo ministro libanese Najib Mikati

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