#SuccedeinEuropa: e se la Brexit, alla fine, non arrivasse mai?

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11 maggio 2019

Secondo Tusk, la Brexit potrebbe non avvenire

Ancora dubbi sulla Brexit: ieri il Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, ha dichiarato che secondo lui la Brexit potrebbe saltare.  In un’intervista al quotidiano Gazeta Wyborcza, ha affermato che “oggi le chance che la Brexit non avvenga sono, secondo me, del 20-30%. E’ molto”. Il fatto che non si sia ancora arrivati al punto di non ritorno, secondo Tusk, è incoraggiante, ed è segno che il referendum potrebbe alla fine essere ribaltato. Da parte dell’UE, non si vede “nessuna ragione di capitolare”, motivo per cui il Presidente si è detto disponibile, se necessario, a estendere ulteriormente la scadenza di Brexit. È bene ricordare che, a causa della nuova data (31 ottobre, con uscita anticipata in caso di approvazione accordo) il Regno Unito parteciperà alle prossime elezioni europee. Attualmente è in vantaggio nei sondaggi il Brexit Party, il partito di Nigel Farage. Inoltre, anche se si parla di un secondo referendum, l’esito sarebbe assolutamente incerto.

 

I leader europei riaffermano l’unità a Sibiu

Si è concluso ieri venerdì 10 maggio il vertice dei leader europei a Sibiu, in Romania. Al termine, il Consiglio Europeo ha pubblicato la dichiarazione di Sibiu, che meno di 16 giorni dalle elezioni riafferma in 10 punti l’impegno dei capi di Stato per la lavorare in maniera unitaria per un’integrazione sempre maggiore. Molto rilevanti i punti in cui si parla di difesa dello Stato di diritto, della democrazia e del modello di vita europeo: se da una parte vi è l’affermazione di un’identità europea, dall’altra il rispetto dello stato di diritto è proprio uno dei temi spinosi per alcuni governi più identitari. Si afferma, inoltre, che uno dei ruoli dell’UE dev’essere quello di porsi come leader globale, un tema su cui non sempre l’Europa ha centrato i suoi obiettivi. Durante il vertice alcuni paesi hanno presentato una proposta per spendere un quarto del bilancio UE in azioni contro il cambiamento climatico.

Kurz e Söder rifiutano l’alleanza sovranista

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il Presidente bavarese Markus Söder hanno bocciato l’idea di un’alleanza tra PPE e sovranisti. In particolare Söder, membro dei cristiano-sociali (il partito sorella della CDU, in Germania) ha definito l’alleanza sovranista che va formandosi sotto Salvini e Le Pen un’alleanza “populista” che contribuisce ad alimentare la crisi in cui si trova il progetto europeo. Non molto diverse le parole di Sebastian Kurz, che ha dichiarato che il Partito Popolare Austriaco non intende collaborare con chi vuole lasciare l’UE. La posizione dei due leader è significativa, perché appartengono all’ala destra dei Popolari e per certi versi avrebbero potuto essere le due figure più adatte a far da raccordo tra il Partito Popolare Europeo e l’alleanza sovranista. Un’intesa del genere era stata ventilata da più parti (negli scorsi giorni anche Berlusconi si era dichiarato favorevole), ma le dichiarazioni di Kurz e Söder potrebbero ridimensionare fortemente l’ipotesi. Nel frattempo, per rinforzare il fronte nazionalista, Marine Le Pen ha invitato i francofoni di Bruxelles a votare per Vlaamse Belang, il partito fiammingo separatista antieuropeo. La circostanza è singolare, perché si tratta di un politico francese che, in ottica anti-UE, arriva a invitare i francofoni a votare un partito fiammingo e che per giunta è favole all’indipendenza delle Fiandre.

 

La Commissione rivede le stime di crescita dell’Italia

La Commissione Europea ha abbassato di nuovo le stime di crescita del PIL per l’Italia, passando dallo 0,2 allo 0,1% per quanto riguarda il 2019 e dallo 0,8 allo 0,7 per il 2020. Se infatti il reddito di cittadinanza potrebbe favorire l’aumento dei consumi, dall’altra parte la disoccupazione e i problemi del mercato del lavoro frenano la spesa delle famiglie. Salirà anche il deficit, e l’Italia risulta attualmente l’ultimo paese dell’Unione Europea per previsioni di crescita.

 

Bruxelles indagherà Apple?

Secondo il Financial Times, Bruxelles si preparerebbe a indagare Apple su un comportamento scorretto legato alla musica in streaming. Spotify, attualmente leader nel settore ma la cui posizione è insidiata da servizi analoghi come quelli di Apple e Amazon, ha infatti formalmente lamentato il comportamento scorretto della storica azienda produttrice di iPhone e iPod, colpevole di far pagare una tassa di 30 cent ai produttori di servizi digitali per usare il sistema di sottoscrizione di abbonamenti interno all’App Store. Un tassa che, però, colpirebbe solo alcuni, tra cui i servizi di musica in streaming alternativi ad Apple Music. Bruxelles potrebbe quindi avviare un’indagine antitrust.

 

I Verdi potrebbero chiedere forti concessioni ai Popolari

I Verdi a Bruxelles sono stati spesso un gruppo autonomo rispetto all’asse tra Popolari e Socialisti, tanto nei momenti di unione quanto di conflitto. Con i sondaggi che li danno in crescita, però, saranno obbligati a pensare a cosa fare, e se entrare in una maggioranza parlamentare per portare a termine determinati obiettivi. In quest’ottica, Bas Eickhout, eurodeputato e candidato dei Verdi alla Presidenza della Commissione Europea insieme a Franziska Keller, ha dichiarato che il suo partito potrebbe chiedere forti concessioni ai Popolari qualora il PPE dovesse aver bisogno di loro per formare una maggioranza. In particolar modo, la precondizione per ogni dialogo sarà che i Popolari rompano ogni rapporto con partiti e governi illiberali (una richiesta certo non facile, visti ad esempio i rapporti già complessi tra Orban e il PPE).

 

 

 

TAG:
CAT: Euro e BCE, Istituzioni UE

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