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MPS-Mediobanca nel mirino della giustizia. “Giorgetti subito in parlamento”

Dopo la notizia dell’indagine della Procura di Milano sulla scalata MPS-Mediobanca, le opposizioni chiedono chiarimenti al ministro Giorgetti sul ruolo del Mef nell’operazione

30 Novembre 2025

Il recente avvicendamento societario tra Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) e Mediobanca, che ha portato MPS a diventare azionista di controllo di Piazzetta Cuccia, è ora al centro di una inchiesta della Procura di Milano. 

Le accuse contestate agli indagati — tra cui l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, e i principali azionisti Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (holding Delfin) — sono di “aggiotaggio” (manipolazione di mercato) e di ostacolo all’attività delle autorità di vigilanza. Secondo la Procura, l’operazione sarebbe avvenuta in “concertazione segreta”, senza le comunicazioni obbligatorie a Consob, Banca Centrale Europea (BCE) e Ivass.

Le forze di opposizione — tra cui Partito Democratico (PD), Movimento 5 Stelle (M5S) e Italia Viva — chiedono che il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti venga convocato “subito in Parlamento” per chiarire il suo eventuale coinvolgimento nella scalata di MPS su Mediobanca. Il governo e il ministero (MEF) respingono ogni accusa: non ci sarebbe stata “alcuna ingerenza né interferenza” da parte di Giorgetti nella procedura di vendita delle azioni di MPS e nelle successive fasi dell’operazione.  

I fatti

Nel novembre 2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha venduto circa il 15% di MPS tramite procedura “Accelerated Book Building” (ABB), con pacchetto rilevato da Delfin, dal gruppo Caltagirone, da Banco BPM e da Anima Holding.  

Pochi mesi dopo (gennaio 2025), MPS ha lanciato un’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) su Mediobanca, proponendo azioni MPS in cambio di azioni Mediobanca. Secondo MPS, l’operazione avrebbe creato un “terzo campione” del credito e dell’investment banking in Italia, generando sinergie e valore per azionisti e sistema paese. Ma già allora il board di Mediobanca aveva respinto l’offerta: definita “fortemente distruttiva di valore”, “priv­a di razionale industriale e finanziario” e contraria agli interessi degli azionisti.  

Nonostante il rifiuto iniziale, l’OPS si è poi conclusa con successo: a settembre 2025 MPS ha ottenuto l’adesione di oltre il 62% del capitale di Mediobanca, consolidando il controllo.  

Le accuse e il contesto giudiziario

Secondo l’inchiesta della Procura di Milano, l’operazione sarebbe stata pianificata da mesi con un “accordo segreto” tra MPS, Delfin e Caltagirone, finalizzato non tanto a un’integrazione industriale — come era stato dichiarato — quanto al controllo di Generali, primo obiettivo dell’asse di potere. Le autorità giudiziarie ritengono che si siano deliberatamente aggirate le regole sul dovere di trasparenza nei confronti del mercato. 

In particolare, nel decreto di perquisizione notificato alla fine di novembre, viene contestato il tentativo di “pilotare” la dismissione del Mef e di gestire la vendita delle azioni MPS in modo da favorire l’ingresso di Delfin e Caltagirone nel capitale della banca senese. Un ruolo centrale, secondo gli inquirenti, lo avrebbe avuto l’intermediazione affidata a Banca Akros, giudicata inadeguata per un’operazione di tale rilievo. 

I reati ipotizzati — aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza — implicano che l’operazione sia stata gestita senza le comunicazioni dovute né la trasparenza richiesta dal mercato. 

Effetti immediati sui mercati

La notizia dell’inchiesta ha provocato una reazione negativa in Borsa: il titolo MPS ha perso circa il 4,6%, mentre Mediobanca ha ceduto quasi il 2%. 

La prospettiva di contenziosi legali e di instabilità societaria ha spinto molti investitori a liquidare il proprio posizionamento: l’operazione, inizialmente accolta come un potenziale “new-deal” per la finanza italiana, rischia ora di trasformarsi in una crisi reputazionale e istituzionale. 

Nei prossimi giorni, la magistratura approfondirà le indagini: verifiche sulla documentazione, sulle comunicazioni tra i soggetti coinvolti, e su eventuali altri attori del “concertone”. Se le accuse saranno confermate, si aprirebbero scenari complessi per gli assetti di potere nel settore bancario e assicurativo italiano.

Politicamente, l’ombra sull’intervento del MEF potrebbe alimentare ulteriori richieste di chiarimento in Parlamento, precisando se vi sia stato un ruolo attivo da parte delle istituzioni nelle fasi decisive della scalata.

Per molti analisti la vicenda segna un campanello d’allarme: la trasparenza dell’intero sistema finanziario rischia di essere messa in discussione, con effetti potenzialmente rilevanti per fiducia degli investitori, stabilità della governance e credibilità delle autorità di vigilanza.

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