Luigi Lovaglio

Finanza

Mps, pronte le liste. Sale l’ipotesi Passera ma Lovaglio non molla

Chiusi i termini per le candidature al cda, Montepaschi va verso l’assemblea con tre liste, di cui due si contendono la maggioranza. Nella lista presentata dal cda sembra emergere con forza il nome di Passera, mentre l’a.d. uscente Lovaglio si ricandida con una lista concorrente

22 Marzo 2026

Il palio bancario di Siena, che come ha posta la nomina dei nuovi vertici del Montepaschi nell’assemblea del 15 aprile, si fa più incandescente. A poche ore dal termine per la presentazione delle candidature l’azionista Plt Holding della famiglia Tortora titolare dell’1,2% di Mps, ha depositato una lista, la terza, che ricandida l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio (nella foto in alto). Si tratta di una lista “lunga”, che ambisce cioè a conquistare la maggioranza del cda, e che dunque sfida apertamente l’analoga lista presentata dal cda, mentre Assogestioni, in rappresentanza dei fondi, ha presentato una lista di minoranza. Proprio dalla lista del cda, Lovaglio era stato tagliato fuori, ufficiosamente perché indagato in relazione alla scalata su Mediobanca, ma concretamente perché in rotta di collisione con uno degli azionisti forti del Monte, il Gruppo Caltagirone, che non aveva apprezzato le ultime decisioni del banchiere sull’integrazione Mps-Mediobanca.

Con Lovaglio sono stati schierati dei nomi di primo piano della finanza italiana. Per la presidenza è stato indicato Cesare Bisoni, che ha rivestito analogo incarico in Unicredit, molti i nomi noti tra i candidati consiglieri: l’ex presidente di Bper Flavia Mazzarella, il presidente di Banor Sim ed ex ad di Banca Imi Carlo Corradini, l’ex vice dg di Mediobanca Massimo Di Carlo, la consigliera di Cdp Venture Capital Sgr Livia Amidani Alberti, l’avvocato d’affari Patrizia Albano, l’ex vice presidente di Stm Investments Andrea Cuomo, l’esperta di cybersicurezza Paola Girdinio, il manager della finanza Paolo Massimo Martelli, l’ex ceo di Bank of Alexandria Dante Campioni, e Paola Leoni Borali. Obiettivo della lista è sostenere «il completamento» del piano di Mps mettendo a disposizione “competenze variegate“ utili. «Eravamo nel patto di consultazione di Mediobanca, abbiamo aderito all’Ops di Mps con convinzione perché esprime un progetto di alto valore strategico, un terzo polo bancario che può crescere ancora. Crediamo nel progetto di Lovaglio, che è persona di grandi competenze, e nel modello di banca universale, alla Jp Morgan», ha detto  Pierluigi Tortora, presidente del Gruppo PLT holding.

La sfida è aperta: anche se la lista del cda parte avvantaggiata, con  l’appoggio di Caltagirone (11,4% del capitale) e di Bpm (3,7%) e – ma è tutt’altro che assodato – il 17,5% in mano a Delfin, la lholding della famiglia Del Vecchio (17,5%),il resto del capitale è flottante, in portafoglio ai fondi, e dunque per definizione imprevedibile. E d’altra parte su tutti questi soggetti incombe l’indagine della Procura di Milano per aggiotaggio e ostaggio alle autorità di vigilanza: avrebbero concordato, sospettano gli inquirenti, l’Ops di Montepaschi su Mediobanca. Inchiesta in cui sono indagati l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e della controllante lussemburghese Delfin, Francesco Milleri, e l’a.d. di Mps Lovaglio, e le cui ombre arrivano fino al ruolo giocato dal Ministero dell’Economia. Si capisce dunque il di più di prudenza emerso negli ultimi tempi da parte di alcuni protagonisti: dal Ministero dell’Economia, che con il suo 4,9% si terrà fuori  fuori dalla contesa, come ha precisato la premier Giorgia Meloni, alla stessa Delfin, che fin qui è rimasta molto vaga sul voto assembleare.

A rendere la contesa tutto tranne che scontata è anche le interlocuzioni in corso tra il cda uscente, che ha preparato la propria lista da sottoporre all’assemblea, e la Vigilanza bancaria europea, che ha accesso i riflettori sul processo di selezione dei candidati. La banca si è difesa assicurando che il processo «è stato strutturato considerando le indicazioni pervenute da Bce nel contesto delle varie interlocuzioni».

Restano tuttavia svariati dubbi sull’esito di queste valutazioni, e in particolare al rispetto dei parametri di adeguatezza professionali da parte dei candidati alla carica di amministratore delegato, previsti dall disciplina “Fit and proper“ della Bce, che definisce i requisiti di idoneità (onorabilità, professionalità, competenza, indipendenza, correttezza e tempo dedicato) per gli esponenti aziendali bancari e finanziari. Nella lista del cda sono ben tre i candidati alla carica di amministratore delegato: Corrado Passera (ex fondatore di Illimity Bank e ex a.d. di Intesa Sanpaolo, nonché già ministro dello Sviluppo economico nel governo Monti), Fabrizio Palermo (ex a.d. della Cdp e attuale a.d. di Acea) e Carlo Vivaldi (già  co-Chief operating officer di Unicredit).

Proprio su Palermo, che è il candidato preferito dall’azionista Caltagirone, sono state sollevate perplessità sulla piena rispondenza del suo profilo ai criteri di adeguatezza (“fit and proper”). Così mentre il nome di Palermo viene ancora considerato il favorito al ruolo di a.d. di Mps, negli ultimi giorni sta guadagnando quota l’ipotesi Passera. L’ex ministro ed ex a.d. di Intesa Sanpaolo ha detto che alle «precise condizioni» da lui poste  sarebbe disponibile a fare l’amministratore delegato di Mps, che «ha tanto potenziale».

Per legge, qualora la lista del cda ottenga il maggior numero di voti, sarà necessaria un’ulteriore votazione individuale su ogni singolo candidato della lista presentata dal cda – votazione alla quale possono partecipare anche i soci che non hanno votato tale lista. Questo potrebbe far sì che i voti degli altri azionisti rilevanti e dei fondi confluiscano su Passera. La sensazione è che la partita si giochi ormai tra l’ex ministro e Lovaglio, il cui attivismo e apprezzamento presso gli investitori istituzionali obbliga gli azionisti coagulati attorno a Caltagirone a fare fronte comune sul nome di Passera.

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