Il 4 marzo potrei rimanere a casa… o anche no

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2 marzo 2018

Il 4 marzo potrei tranquillamente rimanere a casa, e sarebbe la scelta più razionale.

A ben guardare, posto che nessuno schieramento politico (almeno tra quelli che hanno qualche realistica probabilità di incidere sull’attività di governo) ha in animo di promuovere cambiamenti di rilievo nel nostro paese, è oltremodo plausibile che, chiunque vinca, non cambi nulla. Allora a che serve votare?

Potrebbe sembrare una riflessione qualunquista del tipo: i politici sono tutti uguali etc. ma così non è. I politici non sono tutti uguali, alcuni sono razzisti e fascisti e altri no. Alcuni sono provatamene corrotti, hanno precedenti penali o sono stati coinvolti in scandali, altri no. Se tuttavia i politici fascisti, corrotti, puliti o sporchi che siano, hanno comunque in animo unicamente di portare avanti qualche marginale spostamento di spesa pubblica o tassazione dalla categoria A alla categoria B, anche se si tratta di soggetti assai diversi,  sotto il profilo dei risultati è indifferente votare l’uno o l’altro. Certo, votare un fascista o un corrotto è a mio avviso eticamente censurabile, ma il punto che vorrei sottolineare è che anche se sono diversi, fatte le dovute specifiche per categorie di elettori i politici per lo più propongono tutti la stessa ricetta: pochi interventi marginali, se del caso qualche battaglia di principio, ma niente di radicale che possa intaccare lo status quo che assicura il loro benessere come categoria.

Assodato che non cambia nulla, il 4 marzo potrei anche votare +Europa e lo farei per simpatia, perché molte delle cose che hanno in programma appaiono condivisibili e perché ci sono degli amici candidati.  Magari potrei anche sperare che il movimento politico sopravviva per un paio di tornate elettorali, riesca a conquistarsi uno spazio delle dimensioni tra Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali e non sarebbe affatto male avere qualcosa di buono da votare negli anni a venire. Ma non mi faccio troppe illusioni: la mia modesta congettura è che Emma Bonino e altri esponenti del movimento, dopo aver giocato un ruolo nel contesto più che probabile di “assenza di vincitori” sfruttando saggiamente un’opportunità contingente, finiscano per venire inglobati dal PD o per disgregarsi seguendo ognuno il proprio particulare , non vedo un grande futuro per i partitini che potrebbero annoverarmi come elettore contento e me ne farò una ragione.

Ma il 4 marzo potrei anche votare 5 stelle, così, di nascosto per vedere l’effetto che fa. Come spiegato dal mio amico Michele non sarebbe un disastro perché è estremamente improbabile che di Maio e i suoi riescano a fare davvero dei danni, mentre è plausibile che facciano né peggio ne meglio degli altri. La tranquillità dei mercati (il rendimento più alto dei BTP indicato dal mio conto on line è un sonnacchioso 2.81%, era oltre il 7 quando l’ultima volta che si è dimesso Berlusconi..)  conferma che anche quelli che operano tutti i giorni in titoli obbligazionari  attribuiscono una bassa probabilità allo scenario “catastrofe”. Non ho tuttavia sufficiente ottimismo per credere che una vittoria dei 5 stelle possa indurre prese di coscienza nell’elettorato sull’assurdità di talune delle loro proposte  o impartire lezioni di umiltà al PD o di qualunque tipo agli altri. E’ forse liberatorio immaginare i grillini come una scelta di protesta, ma si tratta  una pia illusione: con buone chances di diventare il primo partito si tratta di una sorta di DC 2.0 un soggetto multiforme, versatile, che se riesce ad andare al governo con qualcuno potrebbe rimanere in Auge per un periodo non breve imparando a comperare consenso e spandere retorica come gli altri movimenti,

Ma forse il 4 marzo dovrei provare a scegliere il meno peggio o chi ha scelto come linea di marketing politico la linea del meno peggio (e andrebbe punito anche solo per quello) ossia il PD. Peccato che il PD non sia affatto il meno peggio. Ok se il termine di paragone sono i soliti fascisti, sfascisti e popultisti più estremi può anche reggere la storia del meno peggio. Certo la sfrontatezza di mister B  e il circo con il quale ha segnato un epoca, può indurre gli animi semplici a credere alla storia che sia lui il male assoluto e che, dunque, i suoi antagonisti seppure litigiosi e ampiamente imperfetti siano il meno peggio. Pensateci un pò meglio, non c’era forza Italia al potere nei lidi toscani dove la banca più antica del mondo è crollata sotto l’insostenibile peso delle ambizioni di un manipolo di politici di provincia, vaporizzando miliardi dei contribuenti dopo aver disintegrato quelli dei risparmiatori. Non era Berlusconi lo sponsor della gestione mafiosa di tante cooperative, ma la cosa più fantastica è che rossi, neri e multicolori che nella narrazione politica potrebbero sembrare antagonisti, hanno più volte cooperato insieme per riuscire nell’intento comune di trarre vantaggi privati scaricando i costi sulla collettività. Per quanto intollerabile agli eredi della tradizione migliorista, che anche quando girano spot elettorali sotto sotto trasmettono il messagio

noi siamo il PD e voi non siete un cazzo

la storia del meno peggio non regge all’esame dei fatti e lo spauracchio che se perde il loro partito casca il mondo e casca la terra,  perde di vista il  passaggio elementare che  da un bel pezzo  siamo già tutti giù per terra.

Il 4 marzo potrei tranquillamente rimanere a casa, e sarebbe la scelta più razionale. Forse voterò +Europa, ma senza particolare entusiasmo (che in realtà sto votando un reimaging del PD con elevata probabilità di dissolversi alla prima ventata di convenienza) un pò come quando tuo cugino si candida nel PD e lo voti perché è tuo cugino, e ringrazi pure che si sia candidato col PD che se era con Forza Italia sai che ridere (o che piangere…).

@massimofamularo

TAG: beppe grillo, berlusconi, elezioni 2018, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, movimento 5 stelle, Partiti politici
CAT: Governo, Partiti e politici

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