A Torino la protesta dei pendolari SI TAV

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11 Giugno 2015

Il Piemonte, che siamo abituati ad associare alla violenta opposizione del movimento NO TAV, è tutt’altro che noiosamente monolitico. Oggi La Stampa ci informa delle proteste dei pendolari che temono di non poter più andare a lavorare a Milano in Frecciarossa. A partire dal 1° luglio anche gli abbonati dovranno obbligatoriamente prenotare il posto  e il prezzo dell’abbonamento mensile passerà da 295 a 340 euro, ma non è l’aumento il vero oggetto del contendere: nella capitale dei NO TAV il problema è che i Frecciarossa delle ore di punta sono così pieni che si viaggia in piedi, chi appunto viaggia in piedi si lamenta e sicuramente rende più plebeo quel treno veloce che tanti considerano VIP, quindi incarnazione del diavolo. Con la prenotazione obbligatoria nessuno viaggerà in piedi, ma molti pendolari non troveranno posto e saranno costretti a viaggiare sui treni tradizionali, perdendo 40 minuti due volte al giorno tutti i giorni. La qualità della loro vita peggiorerà nettamente e non è facile individuare una soluzione, anzi il problema potrà aggravarsi con l’entrata in servizio dei nuovi Frecciarossa 1000, che sono meno capienti degli attuali ETR500.

Il nostro sistema ferroviario è spaccato in due realtà distinte, quella dei prestigiosi treni AV gestiti “a mercato”, da cui Trenitalia ricava un discreto profitto, pur se il concorrente italo perde e tutti gli altri treni, che a parte pochissimi di grande percorrenza sussidiati dallo Stato, sono gestiti dalle Regioni e hanno standard di servizio molto inferiori a quelli medi europei, soprattutto a causa del prezzo politico degli abbonamenti, a cui si aggiungono scarse e sempre decrescenti risorse da Roma.

L’Alta Velocità ha reso accettabile il pendolarismo fra Torino e Milano, si viaggia comodamente, si arriva in un’ora e di fatto è ormai unico il mercato del lavoro intellettuale fra le due città, che singolarmente avrebbero una taglia decisamente inferiore a quella delle grandi capitali europee. Il pool di talenti a disposizione aumenta, Milano,  Torino e l’Italia tutta con loro diventano più competitive. Tuttavia si tratta di una specie di sottoprodotto di un servizio ferroviario veloce gestito soprattutto per la lunga distanza. Intendiamoci, l’abbonamento mensile a 340 euro è prezzato proprio per soddisfare le esigenze dei pendolari, anche comprando con largo anticipo biglietti singoli difficilmente si potrebbe spendere meno di 30 euro al giorno, tuttavia si deve fare uno sforzo di ottimizzazione. A quei prezzi “politici” Trenitalia certo non può guadagnare e aggiungere corse per i pendolari sarebbe antieconomico, tuttavia è ora di superare lo steccato e capire che un contributo pubblico potrebbe essere erogato anche per i pendolari AV, sfidando le ire di chi magari viaggia in piedi sui sovraffollati treni suburbani.

Piaccia o non piaccia, la rete AV è stata costruita e dunque è meglio metterla a frutto. Fra Torino e Milano potrebbero correre dieci treni AV l’ora, ma il numero effettivo è molto più basso. Crescerà dalla fine del 2016, quando verrà inaugurata la Milano-Brescia AV e Trenitalia userà i Frecciarossa sulla Torino-Milano-Brescia-Venezia, nonostante il campanilismo esasperato dei Veneti abbia impedito di posare anche solo un metro di binari veloci fra Brescia e Padova. Tuttavia non basterà e non è troppo futuribile pensare a treni più piccoli di quelli attuali, in grado di percorrere le linee AV ad almeno 250 km/h e servire, perché no, anche i pendolari, su percorsi brevi.

Si deve comunque fare un salto di qualità, un cambio di mentalità. Nonostante la crisi, bisogna superare il concetto pauperista che l’offerta per i pendolari debba essere di basso livello, ma soprattutto di bassissimo prezzo. I pendolari devono accettare un aumento del costo dei loro abbonamenti, che permetta di finanziare treni migliori. In quel contesto non sarebbe più una bestemmia sussidiare anche i pendolari AV, l’AV stessa smetterebbe di essere percepita come entità VIP che gli alternativi devono combattere.

Il treno, lento o veloce che sia, è il mezzo di trasporto più ecologico che esista, a parte la bicicletta che però non può soddisfare le esigenze del pendolare che ha più di una dozzina di chilometri da percorrere. Troppo spesso il servizio è inaccettabile, con treni stracolmi e in ritardo, perché la rete ferroviaria storica non è assolutamente in grado di sopportare il traffico attuale. Purtroppo è diffusa l’idea sbagliata che nuovi binari siano anti-ecologici, quando in realtà servirebbero a spostare traffico dalla strada al ferro, da poco efficienti motori a combustione a molto più efficienti treni a trazione elettrica.

I pendolari AV sono certamente i più fortunati, ma se il Paese vuole crescere deve soprattutto puntare al miglioramento della qualità dei trasporti, soprattutto per chi passa una parte consistente della propria giornata nel traffico.

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CAT: infrastrutture e grandi opere, Torino

2 Commenti

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  1. raffaele.grimaldi 5 anni fa

    Ottime osservazioni, le condivido praticamente tutte. Condivido un po’ meno l’uso strategico della ridicola contrapposizione SI’-TAV e NO-TAV (come se la TAV fosse un’idea, o addirittura un’ideologia, e non un semplice strumento che in alcuni contesti può funzionare ed in altri meno). Mi permetto anche di aggiungere che credo ci siano dei motivi particolari se questo avviene proprio su quella tratta: è la tratta AV più breve, tra due città piuttosto vicine, e – come la Roma-Napoli – è esterna all’asse Milano-Roma, del quale non riesce quindi a sfruttare le esternalità positive in termini di frequenza. Sulla Torino-Venezia il modello “alla francese” di altissima velocità che abbiamo adottato finora funziona meno bene, perché diverso è il territorio e diversa è la mobilità: e quindi ci serve un modello diverso, secondo me più simile a quello tedesco, altro che “campanilismo esasperato dei veneti” ;-)

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    1. marcogiov 5 anni fa

      Per “campanilismo esasperato dei Veneti” intendevo l’idea che la nuova linea debba passare anche da Vicenza, altrimenti non se ne consente la costruzione. Venezia, Padova, Verona e Brescia bastano.

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