ELOGIO DEL MURO..molto controcorrente

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13 Agosto 2015

Il 13 agosto 1961 Erich Honecker, leader della DDR, faceva erigere l’ultimo pezzo della cortina di ferro. Il 9 novembre 1989,  il muro della vergogna che aveva separato le due Germanie cadeva sotto i colpi della perestroika. Il muro era il divisorio di due imperialismi, quello capitalistico e quello del socialismo reale. Cosa è successo dopo la caduta del muro? Nel mondo si impone la globalizzazione, espressione visibile del mercato unico capitalistico, la finanza diffonde in modo virale la speculazione finanziaria e le sue regole. Il mondo della produzione di massa fordista e del boom dei consumi cede il passo alla produzione post-fordista, nei paesi a caratura industriale si riduce progressivamente la produzione industriale e sul mercato domina la strategia economica post-fordista o del terziario avanzato. In pratica si distribuisce il prodotto già stoccato mentre le industrie cominciano a chiudere tendendo però aperti al mercato le scorte prodotte. In Europa la Germania si riunifica e Helmut Khol riesce a farsi finanziare il recupero della DDR e delle sue industrie. In Italia la demonizzazione delle ideologie lacera i partiti di massa, si fanno largo i partiti monoteisti, la politica diventa affare che serve a finanziare i comitati elettorali. Il verbo è “ non più ideologie ma politica del fare” la cui insegna appare prima con Forza Italia e poi con il PD. Guai a chi afferma il contrario. Bandita la parola “comunista” e soprattutto ogni riferimento ai simboli del socialismo.

Il mondo post-ideologico vive di luce riflessa dei grandi profitti delle holding finanziarie, a Mosca domina il partito del “ mondo degli affari”. Ed in questo scontro frontale tra mercati globalizzati, fanno capolino  Cina ed India che impongono la politica del basso costo, invadendo il mondo e facendo innalzare il loro PIL.

L’elogio del muro non è espressivo di vetero-comunismo ma una bacchettata ai soloni della non-ideologia e la verifica che l’economia dei redditi e della cittadinanza è stata spazzata, almeno per ora, dai profitti di poche holding, senza confini e senza riferimenti politici.

TAG: europa, geopolitica, globalizzazione
CAT: Istituzioni UE, Politiche comunitarie

5 Commenti

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  1. andrea.gilardoni 5 anni fa

    Non capisco cosa c’entri il Muro di Berlino, un crimine contro l’umanità, tra i tanti crimini commessi prima della sua apertura, con la cattiva gestione dell’economia da parte di alcuni paesi e con la crescita economica di altri, che sfruttano il basso costo della manodopera e il cambio della moneta (tra l’altro, non mi sembra che la citata Cina vada molto bene, in questo periodo, mentre l’India cresce come spesso accade ai paesi che arrivano all’industrializzazione generalizzata dopo decenni di stenti, semmai il problema è demografico). Aggiungerei, tra l’altro, che alcune delle posizioni presenti in questo commento sono semplicemente citazioni dagli attuali ideologi anti-capitalisti, a mo’ di collage. Quanto al “senza confini”, mi ricorda molto l’internazionale comunista e la critica al “cosmopolitismo”, ma qui mi fermo: non accuso, invito a riflettere. In quanto al “controcorrente”, ormai l’essere controcorrente sembra essere il nuovo conformismo. Sono tantissime le persone che rivorrebbero il muro perché il loro mondo è scomparso. Prima (prima, prima), si rimpiangevano in successione: la DC, l’Italia mussoliniana, l’Italia liberale, l’Italia preunitaria ecc. ecc. Non mi sembra che lei fornisca elementi utili a capire e migliorare il mondo attuale. In quanto all’uso della parola ideologia: proporrei di interpretarla correttamente come “modo di pensare che procede deduttivamente da premesse non verificate ma assunte per fede, anche se sbagliate”. Non credo proprio che ci sia alcun bisogno di una nuova ideologia, come invece, stando a quanto traspare dalle sue parole, lei sembra desiderare. Per favore ci riprovi. Ah, e corregga il refuso, per cortesia: Kohl, non Khol. Sì, succede, ma fa una brutta impressione, se si vuol sembrare esperti della storia tedesca.

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    1. aldo-ferrara 5 anni fa

      Almeno il Suo commento è garbato. Ma purtroppo la schiera dei soloni conformisti che non rinunciano ad uscire dal gregge è molto ampia

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  2. cincinnato 5 anni fa

    Per coloro che appartengono per sentimenti e per categorie al secolo scorso – non ci rammarichiamo, piuttosto ci doliamo della età avanzata – è conforme orizzontarsi malvolentieri nelle quotidiane dispute inscenate da una classe politica trasversalmente mediocre che suscita scarsissima fiducia e nessun orgoglio d’appartenenza. Le idee forti sono tramontate. Hanno fatto il loro corso e taluni guasti, anche se l’odierna giustificata disaffezione non ci aiuta a prenderne atto. Il Muro di Berlino fu per i tedeschi della “democratica” DDR un limite invalicabile che costò la vita a molti. Un monito inequivocabile dell’imperialismo dell’URSS che non permise per decenni l’autodeterminazione dei popoli che s’era spartita a Yalta. Una frontiera armata che a lungo separò l’Europa in due blocchi con contrapposte influenze. Molti credettero sinceramente in quell’Europa proprio perché divisa, coltivando speranze di unione e di condivisione autentica, auspicando un futuro di libertà e di valori ispirati all’Occidente. Poi il Muro cadde, ma l’Europa non fu in grado di rialzarsi, non riuscì più a scorgere le sue radici, perse la memoria, ignorò la sua antica civiltà. Si fece straordinaria Babele pregna di tutti gli interessi che i ricchi papaveri di Bruxelles coltivavano e spudoratamente manifestavano. Banche, mercato, speculazioni, troika per i disubbidienti. Baggianate pseudo valoriali per incantare i gonzi: priva di identità si predispose al suicidio. Ecco perché, davanti al bivio: ieri il Muro, oggi la finanza. Non muovo un passo, non rimpiango quello, non apprezzo questa.

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    1. aldo-ferrara 5 anni fa

      Non mi pare il caso di fornirLe ulteriori delucidazioni. Legga piuttosto ” Dai parti di massa ai Sindaci fuori dal Comune” Agora & Co, Lugano 2014

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  3. astaiti 5 anni fa

    Secondo me la vera questione è la seguente: fino al 1989 il capitalismo mondiale aveva un problema di marketing. Doveva mostrare di essere il sistema migliore tra i due possibili e per questo doveva dotarsi di strumenti, anzitutto politici, ma anche economici e finanziari, perché la ricchezza prodotta fosse sufficientemente accessibile a tutte le categorie sociali, o quasi. Un impoverimento di massa, un’erosione della classe media, un enorme divario economico tra l’1% e il 99% della popolazione se fossero accaduti, diciamo, negli anni ’70 avrebbero confermato tutte le tesi comuniste sul capitalismo e probabilmente fomentato la causa dei vari gruppuscoli sovversivi e filo-russi. Da quando il muro è caduto il capitalismo non ha più problemi di immagine e quindi può mostrare tutti i suoi lati oscuri e distruttivi senza temere sommovimenti politici (diciamocelo: Occupy Wall Street, gli Indignados, etc. sono stati dei fuochi di paglia, politicamente irrilevanti e mai veramente “pericolosi”). Da questo punto di vista credo che Papa Francesco stia facendo un’operazione straordinaria e quanto mai necessaria: sta cercando di creare un problema di immagine per il capitalismo mondiale che al momento esso non ha. Ovviamente non c’è paragone con la minaccia del blocco sovietico e i gruppi eversivi in casa negli anni ’70 e ’80, però è possibile che scuotendo le coscienze se non altro si riattivi un’attitudine critica e riflessiva che nel tempo porti dei frutti. Muri, invece, proprio non ne vogliamo.

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