Nuovo Regime dei Minimi. Non raccontiamo fiabe perché poi qualcuno ci crede

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23 Dicembre 2014

Chiedo venia ma sono costretto a tornare sull’argomento, visto il contenuto della lettera del consigliere economico di Matto Renzi, Yoram Gutgeld, pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera.

Nonostante tutti (pare anche il premier), a poco a poco (il tempo di leggersi le norme) si stanno rendendo conto delle criticità (chiamiamole così) del nuovo regime dei minimi, Yoram Gutgeld ancora insiste che il nuovo regime prevede una riduzione di tasse per le piccole partite IVA con redditi inferiori a euro 15.000.

E si capisce perché insiste.

Basta leggere la domanda n. 1 del “cartello arcobaleno” pubblicato ieri dallo stesso Gutgeld su twitter rubricato “Nuovo regime forfettario per le P.IVA 7 domande e 7 risposte”.

La domanda è la seguente:

“E’ vero che sono previsti abbassamenti della tasse anche per i lavorati autonomi?

La risposta è la seguente:

Si è vero. Il nuovo regime forfettario permetterà una riduzione dell’irpef dalle attuali aliquote  dal 26% al 30% alla nuova aliquota del 15%”.

Ora, letta così, l’uomo della strada direbbe: oh mamma ma che bella riduzione!

Ma non è cosi.

Yoram Gutgeld dimentica che l’art. 13 comma 5 del TUIR prevede una detrazione d’imposta per redditi da lavoro autonomo pari a “1.104 euro se il reddito complessivo non supera 4.800 euro” e pari a “1.104 euro, se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 50.200 euro”.

Bene, adesso facciamo due conti:

Ipotizziamo ricavi per Euro 12.000.

Con nuovo regime, reddito forfetizzato (78% di 12.000): euro 9.360;

imposta sostitutiva da pagare (15% di 9.360): euro 1.404.

Ipotizziamo stesso identico reddito (euro 9.360) con regime ordinario:

IRPEF Lorda: euro 2.152,80 (primo scaglione 23% di Euro 9.360)

Detrazioni IRPEF LAVORO AUTONOMO (1.104 x [(55.000-9.360)/50.200]: euro 1.003

IRPEF NETTA (2152,80 – 1.003,00): euro 1149,80

ADDIZIONALI REGIONALI E COMUNALI euro :115,13

Imposte complessive da pagare: euro 1.264,93

TOTALE INCIDENZA FISCALE SU REDDITO CON REGIME ORDINARIO (circa il 13,51%)

Risparmio con il regime ordinario: circa 140 euro.

E ciò prendendo come riferimento per il calcolo lo stesso reddito imponibile.

Considerando però che con il regime ordinario è possibile dedurre analiticamente i costi inerenti, è verosimile che gli stessi siano maggiore di quelli presunti con la conseguente convenienza, ancora più spiccata, per il regime ordinario.

Il regime ordinario comincia invece a diventare molto oneroso con redditi superiori a euro 20.000 (con una incidenza fiscale, considerate le detrazioni, di circa il 20% a salire). Proprio quella fascia per cui, guarda caso, esisteva il vecchio regime dei minimi che chiude i battenti questo dicembre (salvi chi ne gode oggi per fortuna).

Ovviamente,  rispetto al vecchio regime dei minimi, la convenienza è scontata. Immaginando lo stesso reddito ipotizzato pari a euro 9.360 avrei una imposta sostitutiva pari a euro 468.

Un cortesia. Ammettiamo, come bene fa il sottosegretario Enrico Zanetti, che il nuovo regime è un pasticcio, guardiamo i numeri e non raccontiamo fiabe perché poi qualcuno ci crede.

 

TAG:
CAT: Lavoro autonomo, Legislazione

Un commento

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  1. francesco-giartosio 10 anni fa

    Non concordo con quanto scritto in questo articolo, per almeno due motivi.

    In primo luogo, questo calcolo non vale nei primi tre anni di attività, nei quali è previsto uno sconto di un terzo del reddito imponibile. In questo caso il nuovo regime è più conveniente del regime ordinario, ha ragione Gutgeld. E penso che le attività con un fatturato di 12.000 euro siano prevalentemente di recente apertura.

    Il secondo motivo è un po’ più complicato da spiegare, vediamo se ci riesco. Un professionista può avere come clienti delle imprese (es. avvocato in ambito commerciale), o dei privati (es. avvocato matrimonialista), o un misto. Se fattura ai privati, che non scaricano l’IVA, quando è in regime agevolato potrà incassare il 22% in più, e il regime agevolato diventa molto più conveniente.
    Provo a riscriverlo più precisamente. Mettiamo che questo avvocato che ancora lavora poco faccia in un anno dieci prestazioni, e che il prezzo di mercato sia di € 1.000 + IVA = € 1.220. Il nostro avvocato in regime agevolato può chiedere € 1.220 senza IVA e restare concorrenziale.

    In conclusione, il regime agevolato è più conveniente del regime ordinario nel 90% dei casi:
    – Conviene agli artigiani e commercianti, che non devono più versare il minimale INPS (d’accordo, non era l’argomento di questo articolo, ma vale la pena di ricordarlo);
    – Conviene a chi è nei primi tre anni di attività;
    – Conviene a chi ha clienti privati.
    La maggior convenienza del regime ordinario rispetto al regime agevolato si ha solo per: professionisti, dopo i primi tre anni, con clienti imprese.

    Peraltro anche questi ultimi spenderanno circa la metà dal commercialista, che non dovrà calcolare IVA, Irap, studi settore, ecc, ma solo inserire un numero nella dichiarazione dei redditi: il fatturato (sto semplificando). Quindi alla fine converrà anche a loro.

    Francesco.

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