Che il Pipita sia con noi…

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3 agosto 2018

Avvertenza: in questo pezzo si parla di Milan, in modo fazioso.

Piazza Duomo, museo del Novecento ex Arengario. Dopo giorni di tira e molla è arrivato il suo giorno. Nel luogo più significativo della città, viene celebrata la messa laica. L’arrivo del giocatore nato in Francia, a Brest, è atteso in modo spasmodico. Non è il solito gruppetto di fedelissimi che staziona a Milanello o coloro che vanno all’aeroporto. Qui c’è il popolo rossonero, orgoglioso dei propri colori e in attesa di qualcuno che sappia far tornare la passione. Il Pipita diventa come jfk, It’s ok to dream. Dopo Ibra non abbiamo più avuto un giocatore veramente carismatico. La speranza è che Gonzalo lo sia.

Fa caldo, fa tantissimo caldo, ma il diavolo è abituato all’inferno e così oltre a disidratarci, saltiamo, urliamo e ci accontentiamo del saluto da lontano. Tutti sono entusiasti di questi acquisti (c’è anche Sancho Panza Caldara, ma sembra un dettaglio), soprattutto i ragazzini. Ho messo mio figlio sulle spalle, e senza essere Newton (quello della mela non Helmut, il fotografo) è riuscito scattare a ripetizione. Noi, che siamo parte del Milan, almeno io mi sono sempre sentito così, siamo stati la cornice degna a questo surrogato di incoronazione. Educati, ordinati, sudati, abbiamo aspettato che facesse le interviste, con noi a fare da sfondo; poi si è girato verso quella che sarà la sua gente.

La miccia però è cortissima e dopo il lancio delle maglie dal terrazzone, la folla corre verso l’uscita, mani alzate con i telefonini puntati e fronti bagnate ad attendere il tuffo liberatorio, con i soliti men in black a segnare le distanze (a dir la verità sono stati abbastanza indulgenti).

Higuain è stato sommerso di passione, alcuni è come se avessero visto Giovanni Battista. Lui ha alzato la mano – come hanno fatto spesso i suoi connazionali Che Guevara e Papa Francesco – c’era confusione e non si è capito bene se era una Benedizione oppure un “Hasta la victoria, siempre”.

Così è stato l’arrivo del Pipita a Milano, una Milano bollente di passione e gradi celsius. A chi ci sfotte per la nebbia, faremo vedere la foto di questo giorno. In cui Fassone, Mirabelli e Bonucci, sono diventati come Senderos, Dhorasoo e Bogarde: cacciati nell’oblio (senza rancori particolari, semplicemente dimenticati, come i compagni di classe che ci stavano sulle palle).

Un pomeriggio da diavoli, perché “da qualche tempo è difficile scappare, c’è qualcosa nell’aria che non si può ignorare è dolce, ma forte e non ti molla mai è un’onda che cresce e ti segue ovunque vai…”. Finardi non se ne abbia a male.

L’orgoglio cacciavite è come certe viti: senza fine. E fino alla fine del mondo seguiremo il NOSTRO Milan.
Siam venuti fin qui per vedere segnare Higuain, per ora è un auspicio Sperem che diventi realtà.

#ForzaMilan

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