Quadruplicati i ricorsi per status rifugiati, a Milano giustizia in crisi

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6 Aprile 2016

Ci sono cifre che erompono dal Bilancio di Responsabilità Sociale del Tribunale di Milano presentato oggi nell’aula magna del Palazzo di Giustizia.  Riguardano il numero di stranieri che chiedono la qualifica di rifugiato. Un pezzetto del loro percorso di dolore e speranza passa dai giudici civili, competenti a valutare i ricorsi contro il diniego di concedere lo status da parte della comissione territoriale della Prefettura. Il lavoro di quest’ultima, si legge nel documento, “è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni con conseguente immediato riflesso sul numero dei ricorsi proposti a seguito dei provvedimenti di diniego: 636 i ricorsi iscritti nel 2014, 1679 nel 2015 (fino a  tutto settembre 2015 sono stati 715, nei mesi di ottobre e dicembre i ricorsi sono aumentati a 964), con ulteriore tendenza all’aumento nel 2016 (in gennaio e febbraio il numero dei ricorsi è stato di 807, con una proiezione per il 2016 di oltre 4000 ricorsi)”. Nel giro di 2 anni, si sono più che quadruplicati. La spiegazione sembra facile: le istanze si impennano in concomitanza con la crisi siriana  e la chiusura delle frontiere da parte dei paesi del’Est Europa.

Una situazione definita “critica” a livello giurisizionale nel Bilancio anche se sono arrivati dei rinforzi per far fronte all’emergenza e “dare una risposta alla domanda di protezione in tempi ragionevoli”: l’applicazione alla sezione prima civile, competente per tale materia, di ulteriori 9 giudici ordinari e 6 onorari e l’applicazione di un giudice extragiudiziale, a fronte dei 3 richiesti dalla Presidenza del Tribunale, per i prossimi 18 mesi”. Basterà?

TAG: bilancio sociale, migranti, rifugiati, Tribunale Milano
CAT: Milano

Un commento

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  1. cincinnato 4 anni fa

    Situazione critica? Piuttosto sono numeri e previsioni che farebbero tremare i polsi a politici dabbene e che preoccuperebbero fortemente qualunque Paese in cui la Magistratura non soffrisse di modalità e tempi in larga parte giudicati impraticabili e ingiustificabili, fermo restando che qui da noi di fatto sono paradossalmente accettati e/o subiti. Poco meno di sette milioni di processi civili e penali ancora pendenti dovrebbero dare la misura di quale mole e di quanti dolori siano gravate le aule dei tribunali d’Italia. Tutto ciò premesso, l’esame e il giudizio della Commissione Territoriale della Prefettura nella fattispecie ci pare oltremodo bastevole oltre che lodevole. Gravare con i ricorsi (numerosi e destinati a moltiplicarsi a dismisura) i tribunali della Repubblica, più che inopportuno, è oggettivamente un lusso che l’Italia, questa Italia, non può permettersi.

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