Un ragazzo emotivo. In ricordo di Warren Zevon

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7 settembre 2018

“I saw a werewolf with a chinese menu in his hand
Walking through the streets of Soho in the rain
He was looking for the place called Lee Ho Fook’s
Gonna get a big dish of beef chow mein”

Werewolves of London

Il 7 settembre del 2003, precisamente quindici anni fa, se ne andava, dopo una lunga lotta contro una tremenda malattia, Warren Zevon, cantautore americano che mosse i primi passi alla fine degli anni Sessanta nei dintorni del Greenwich Village. Era uno tosto Zevon e anche un po’ strano, ma estremamente capace di saper interpretare il mondo che tutti i giorni si trovava di fronte agli occhi. Dopo alcune collaborazioni con Turtles e Everly Brothers, nel 1976 conobbe Jackson Browne che gli produsse il primo disco degno di nota: “Warren Zevon” (1976).

È però con il lavoro successivo (anche questo con Browne ai comandi) che ottiene i primi veri riconoscimenti da critica e pubblico: “Excitable Boy” (1978) è infatti un lavoro perfetto, dove il blues, il country e una già modernissima idea di pop vanno a braccetto con una assoluta e necessaria voglia di liberarsi dai cliché e dagli stereotipi. I capolavori dell’album sono sicuramente tre: Johnny Strikes Up The Band, con il suo cuore heartland e la chitarra elettrica di Waddy Wachtel perfettamente in linea con il West Coast sound del periodo, Nighttime in the Switching Yard, funk dagli atteggiamenti sperimentalmente e gagliardamente disco music e Werewolves of London, che si ispira al classico horror Universal degli anni Trenta e che procede giovialmente grazie a un vivace e immortale incastro ritmico. Impossibile poi non citare anche la title track Excitable Boy, dove la musica sottolinea in maniera macabra e ironica una storia di stupro e omicidio.

La carriera di Zevon proseguirà con altri lavori degni di nota, come “Bad Luck Streak in Dancing School” (1980), con il cammeo di Bruce Springsteen, “Sentimental Hygiene” (1987), con ospiti di lusso come i R.E.M., Neil Young e Bob Dylan e “Transverse City” (1989), concept album ispirato ad alcuni racconti di Kafka e Thomas Pynchon, ma non riuscirà purtroppo mai più a ottenere il successo di “Excitable Boy”.

Dell’opera del cantautore americano restano la sprezzante capacità di saper essere tagliente e fantasioso, schietto ed eccentrico, vitale e riflessivo. Il suo atteggiamento nei confronti della vita rimane impresso qui, in una battuta che scambiò durante un’intervista con David Bowman, tre anni prima di morire: “I’m insane. I’m fucked up. I have problems. But I don’t get depressed and I don’t get bored“.

 

TAG: Musica, musica pop, musica rock, pop, ricordi, Rock
CAT: Musica

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