Ci sono ancora persone perbene, per le quali una porcheria resta una porcheria?

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9 Marzo 2016

Non è facile definire con una sola parola ciò che sta accadendo. Che si tenterà qui di racchiudere in un concetto più largo. Ormai quasi più nessuno è inconsapevole di quanto è accaduto a Napoli. Il video dei giornalisti di Fanpage è diventato virale, raggiungendo anche i più distratti. Quel video, paracadutato nella pur lenta e macchinosa giustizia sportiva del calcio, costituirebbe l’arcinota «prova-tv», anticamera televisiva della squalifica del protagonista di un gesto discretamente riprovevole. In questo caso, essendoci persone diverse e dovendo applicare il tutto alla politica, potremmo dire serenamente che il protagonista della nostra prova-tv è il Partito Democratico.

Si possono percorrere molte vie quando un fatto ci trascina sulla collina del disonore. La via forse più dignitosa sarebbe quella almeno di arrossire, segnale inequivocabile di una virtuosa consapevolezza, seppur ammantata di vergogna. Non è questo il caso del Partito Democratico, ma neppure quello di altri partiti. La vergogna, sotto forma di dignitosa consapevolezza, non fa più parte del patrimonio politico del nostro Paese. Gesti alti, che facciano proprii gli smarrimenti dei cittadini, non sono (più) contemplati. Si tampona, si nasconde, si minimizza, nella peggiore delle ipotesi addirittura si nega. Insomma, si prova a buttarla in caciara, con felice espressione romana. E lo si fa con una certa dose di arroganza, del tutto originale rispetto al passato. Si guarda lo smarrito richiedente dignità e gli si dice in faccia: ma chi sei, che cazzo vuoi, ma vergognati tu.

C’era un tempo in cui un fatto accaduto aveva una sua precisa evidenza, anche una sua intrinseca “bellezza” pur magari nell’ignominia, una forza in sè che consentiva ai cittadini di farlo proprio, rimuginandoci il tempo necessario per poi poterlo trasformare in indignazione. Si diceva, la forza dell’opinione pubblica. Quella pressione di cui spesso si impadronivano i giornali moltiplicandone la portata, facendo in modo che più voci sparse sul terrritorio venissero canalizzate giornalisticamente e restituite sotto una forma culturalmente “importante”. Quando un giornale potente scendeva in campo per sostenere una battaglia, i protagonisti di quelle malefatte sapevano che lo scontro sarebbe stato di altissimo livello. Dall’esito incerto, questo è chiaro, ma di altissimo livello.

Oggi più nessun fatto ha la forza dell’evidenza. Anche quando sarebbe evidente a tutti. Ma come è possibile? Come è stato possibile che la politica di questo tempo moderno sia riuscita nell’impresa titanica di abbattere l’Evidenza delle cose, quella che fa sbottare la signora Maria: “Eh ma che schifo…”, quella che ti appare subito per quello che è, quella che in un mondo meno sballato porterebbe almeno a qualche conseguenza. Ecco, Evidenza e Conseguenza, due concetti completamente spariti dai nostri orizzonti (ricordate, uno tra i tanti, il caso Shalabayeva?). Invece accade che un signorino viziato che chiamano commissario del Pd romano si permetta persino lo sghignazzo, definendo le primarie “impeccabili al 99%”. Una volta lo avremmo aspettato fuori di casa per spernacchiarlo uno così. Oggi lo subiamo.

Una domanda però sarebbe lecito porla: c’è ancora un mondo di persone perbene secondo cui una malefatta rimane una malefatta o dobbiamo rassegnarci a rimodellare ogni fatto che avrebbe le stimmate dell’evidenza in qualcosa di meno grave, di meno definitivo, in fondo di meno evidente? Il grande inganno della politica di questo tempo è proprio questo, ed è questione soprattutto di Renzi perchè Renzi è il presidente del Consiglio, ma è anche questione di Grillo, di Alfano, di Berlusconi…

Cosa ci saremmo aspettati da uno come Renzi (sì, ci aspettiamo molto da uno come Renzi, perchè è preparato, intelligente, oggi molto potente). Che precedesse tutti, bassoliani ed eventuali magistrati in vena di protagonismi. “Queste non sono le mie primarie, non sono le primarie che io ho vinto e perso regolarmente. Queste primarie sono da rifare”. Anche perchè tra Valente e Bassolino non è finita 80 a 20 o 60 a 40, è finita per pochi voti, quattrocento. Qualcuno dice: eh, ma non sarebbe stato Renzi se avesse detto così. Non voglio crederci. Lo poteva fare, lo doveva fare. All’idea che il  segretario del Pd sia “solo” uno straordinario accaparratore per sè, non voglio piegarmi. Ancora.

TAG: Pd, pd napoli, primarie campane, Primarie del Pd
CAT: Napoli, Partiti e politici

2 Commenti

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  1. rebert 5 anni fa

    Caro Fusco,
    come non condividere . L’ arroganza di un potere che ormai ( mi passi il riferimento eccessivo ) ” si assume la responsabilità politica, morale ecc…” delle porcherie che fa è indubbia.
    Diversamente da lei io ho ormai pochi dubbi sulla funzione di straordinario accaparratore del Presidente del Consiglio.

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  2. paolomartelli 5 anni fa

    Non resta che rimanere basiti
    Speriamo che ci sia un risveglio di coscienze

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