Qui ci vuole la Psyco-Politica

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20 Maggio 2018

Dal 4 marzo porto la Politica italiana in analisi. Da una amica: la dottoressa Manuela Barbarossa, le cui cure freudiane mi si sono rivelate molto più efficaci di tutto quanto avevo tentato in precedenza con più tradizionali professionisti del ramo: politologi, sociologi, sondaggisti ed editorialisti di ogni foggia e colore. Credo dipenda dall’inconscienza. Mi spiego: in un Paese dove la persona più saggia è Mattarella, la verità della politica oramai risiede nell’ inconscio dei personaggi che la animano, come in una commedia di Pirandello. Nell’ inconscio, o nel sub-conscio, la psicoanalisi ha una marcia in più: rivela i punti deboli e i punti di forza che agli altri e a se stessa la Politica non dice. Anzi, che pervicacemente nega nella recita proposta ai milioni di likers and haters che si sbranano in platea. Sì, la mutazione antropologica che ci ha portato all’ Homo post-sapiens (molto Post) ha aperto l’era della Psyco-politica e la dottoressa Barbarossa, psicoanalista di scuola freudiana, è una risorsa preziosa per la Nazione scossa da codesti venti di tramontana. Anche perché il livello di personalizzazione delle leadership è oramai tale che soltanto se li si adagia sul lettino del dottor Freud Lorsignori – i leader – svelano le inconfessate e inconfessabili linee politiche che si intrecciano nel loro Ego. E quello che facemmo, io e Manuela, psicoanalizzando Matteo Renzi a sua insaputa, in una precedente psyco-intervista.

Ora, dottoressa, chi abbiamo sul lettino?

Direi che il problema è come trovare posto per tutti, il lettino dell’analista fu pensato per un singolo individuo, perché si rilassi e comodamente si confidi, ma se parliamo dei politici dei giorni nostri… siamo al sovraffollamento, per non dire all’ammucchiata, oppure ci vuole una camerata da ospedale. Ma per l’analisi non credo funzioni… A questo punto propongo di occuparci di un unico paziente, che tuttavia è un soggetto-plurale, e porta un nome di origini nobili e antiche: il Partito. Il voto del 4 marzo e tutto ciò che ne è seguito ha sancito il definitivo declino del concetto di Partito. E’ stato un trauma grave, profondo, e ancora nessuno lo ha aiutato ad elaborare la sua disfatta e la sua sofferenza. Facciamolo rilassare, dunque, ascoltiamolo… e ci racconterà innanzitutto della sua débacle d’immagine: il Partito “classico” ha una immagine irrimediabilmente obsoleta. Si vede vecchio, sconfitto, e purtroppo ha ragione. Come possiamo aiutarlo ad accettare la consapevolezza del suo tramonto? Attenzione, non soffermiamoci sui particolarismi in cui ci si perde e procediamo invece l’analisi sull’universale, sul simbolico. E’ su quel piano che si arriva a comprendere che la morte del Partito è in realtà, come sempre in Natura, metamorfosi. La sua sconfitta si è tramutata nella speculare vittoria di ciò che è percepito come “Movimento”, come una forza differente. Sempre – intendiamoci – che lo sia. La percezione di una cosa non sempre coincide con la cosa stessa.

Chi perde e chi vince da un punto di vista psicoanalitico ?

Riprendendo lo schema interpretativo di Sigmud Freud consegnato alla storia della psicoanalisi in “Totem e tabu’”, laddove dove si legge dell’evoluzione della struttura psichica e pulsionale (individuale e sociale) dell’umanità, diciamo che il 4 marzo ha perso il concetto di Partito in quanto vissuto come “Padre padrone”, distante dai bisogni dei “Figli” rappresentati dai cittadini. Il padre-padrone che comanda, impone, non comprende, privilegiato, armato di quell’arroganza che vuole che tutto sia solo a sua immagine e somiglianza.

Eliminato il Padre-padrone, superato il Partito che simbolicamente lo rappresenta, ora cosa abbiamo di fronte ?

La “Coalizione dei figli” e dunque dei fratelli, nell’interpretazione freudiana. Cioè coloro che si sono ribellati e si sono contrapposti al “Padre”. Osserviamo attentamente questi ultimi decenni di politica italiana, vedremo che questo schema interpretativo (che Freud propose nel 1913) risulta non solo illuminante ma visionario e predittivo per comprendere quello che oggi sta accadendo.

Comunque la si valuti, la svolta è stata sconvolgente e le spiegazioni che leggo ancora mi sembrano riduttive, sfuggenti. Le propongo invece un passaggio che allarga i nostri interrogativi, dal Blog di Guido Puccio: “Evitato il rischio in Francia con la Le Pen, in Spagna con Podemos, in Germania con l’AfD, in Olanda con Wilders ci siamo cascati noi, dove non uno, ma due populismi hanno vinto in un solo colpo”. Perché in Italia?

La parola d’ordine che sostiene questa svolta è scritta sul titolo del “Contratto di governo” prodotto da Lega e 5Stelle: Cambiamento. Una parola in sé vuota, che può voler dire tutto e nulla. Il cambiamento non è sinonimo di evoluzione. Vuol dire solo rinnovamento, sostituzione. In Europa il Padre-padrone che governa è o più accattivante o più debole rispetto alle aspettative dei figli/fratelli. In parte riesce ancora, sul filo del rasoio, a proporsi come colui che è in grado di assicurare loro stabilità, benessere, equilibrio. Ma il Cambiamento non cerca rassicurazioni, non cerca equilibrio, non cerca stabilità. Promette che il benessere verrà generato dal Caos: è Grillo che vuole “Aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, è Salvini che indica i Governi “tecnici” come la peggior sciagura. Intendiamoci, io qui non do giudizi di merito: tutto è possibile, anche l’ordine dell’universo è nato dal Caos primordiale… E dall’acqua stagnante solitamente non si crea nulla di buono. Ma voglio dire che, diversamente da quello che accade in altri paesi europei, agli italiani piace, più che la vera Rivoluzione, la ribellione. E’ diverso.

Perché per l’Italia è diverso ?

Perché da noi l’immagine archetipica dell’ “Uomo della provvidenza” che butta in aria il castello di carte e cambia tutto dalla sera alla mattina, è molto più radicata. C’entra anche la matrice cattolica che ha in sé la cultura del miracolo, ma c’entra soprattutto la condizione di uno Stato che non è stato mai compiutamente formato, né accettato, come consustanziale alla vita di tutti. Per gli italiani lo Stato è il vigile che li multa per eccesso di velocità, è il Giudice che li opprime (emblematico in questi giorni il caso Bramini) è insomma il tappo che impedisce alla loro magica creatività di esplodere… E di nuovo pensano che basti far saltare il tappo per vivere felici. Con una differenza importante, però, che è data dai tempi della comunicazione orizzontale, della società liquida, della “Rete”, dei “Social” nei quali viviamo: uno “Stappatore” con i modi del Padre-padrone viene oggi respinto, anche a male parole. Funziona il Padre-fratello-amico, come del resto succede (non senza problemi) in molte famiglie attuali. Iniziò Berlusconi nel 1994, alla sua prima vittoria, a rovesciare il concetto di Carisma politico che ancora viveva in Craxi, per farsi forte nell’apparire “vicino”. Berlusconi però portava in dote al suo personaggio politico il successo conseguito da imprenditore, ed essendo riconosciuto nei fatti come imprenditore capace e competente rappresentò una figura di mezzo, un mix fra “Padre simbolico” e padre/fratello/amico. Non a caso si definiva “l’unto del signore”, perché nell’ etica protestante chi ha successo è premiato da Dio (e tutti i milanesi sono un po’ protestanti… anche quando protestano poco). Ma poi Berlusconi, come i film di Sorrentino ”Loro1” e “Loro 2” raccontano ex-post in questi giorni, divenne figura egemone nella politica e nella società italiana senza nascondere le sue debolezze umane, anzi: piaceva di più, diventava più forte, quando raccontava barzellette, faceva il simpatico, sdrammatizzava, offriva divertimento con le sue televisioni che proponevano avanspettacolo simile a quello che lui stesso organizzava nelle sue ville private (ricordiamoci che Freud scrive in Totem e tabù che la prima ribellione dei “Figli” contro il “Padre” è per l’accesso al regno del piacere). L’ammirazione vinceva sullo scandalo (per tanti, ovviamente, non per tutti) perché a permettersi queste debolezze non era un “Politico” pagato dai cittadini, ma un imprenditore di grande successo. Insomma, Sivio Berlusconi fu il perfetto rappresentare di una alternativa a tutto quello che c’era stato fino ad allora. Lui era “Un presidente operaio per cambiare L’italia.”Un messaggio psichico potente che dice: io sono come voi. Io sono uno di voi. Era un miracolo improbabile agli occhi esperti delle cose del mondo. Ma l’Italia credette al miracolo, non ai suoi occhi.

E poi cosa è cambiato? E cosa sta cambiando adesso?

Il tempo che scorre svela i nascondimenti psichici e simbolici che agitano le anime, che creano miti. E che poi li abbattono. Oggi i “Figli/ fratelli” sono stati delusi anche dai nuovi “Padri”, una volta verificato che Berlusconi e poi Renzi, nonostante tutta la loro volontà di rinnovamento (a parole), sul piano del reale non hanno fatto altro che ripristinare la tradizione della solita vecchia e vetusta politica. L’accesso al mondo del piacere promesso da Berlusconi, è stato solo immaginario. La stessa dinamica la ritroviamo espressa in “Forza Italia”: anche nel linguaggio Berlusconi ha segnato la strada, verso una forma aggregativa profondamente diversa dalla forma-partito. Ma poi quella forza è andata via via depotenziandosi fino a che “I berlusconiani” sono stati del tutto assimilati al vetusto e frusto concetto di Partito. Renzi a quel punto ha giocato sul ruolo del “Fratello maggiore”, ha giocato la promessa di emancipazione da un padre-padrone che illude e non mantiene, è stato il padre-fratello, fratello-rottamatore, giovane e moderno, dalla parte dei fratelli ribelli. All’inizio ha premuto l’acceleratore proprio su questo aspetto, scatenando un entusiasmo che nel centro-sinistra italiano era manna dal cielo. Per questo lo hanno lasciato fare, lo hanno lasciato rottamare i D’Alema, suicidare i Bersani, stravolgere l’outfit del politico di-sinistra. E lo hanno anche lasciato flirtare con Berlusconi. Ma divenuto Potere egli stesso, Renzi si è arenato, si è identificato con l’aggressore, ovvero si è proposto nello stesso modo padronale e autoritario di chi avrebbe dovuto in verità liquidare. A quel punto la sua promessa di “alterità” si è persa in una sorta di imitazione giovanilista e adolescenziale del modello berlusconiano, e agli italiani è apparso chiaro che la promessa non era stata mantenuta. Così il nascondimento psichico è caduto, e anche il mito-Renzi è stato abbattuto. Ora Renzi ritorna leader con dei Blitz (come in Tv da Fabio Fazio) ma vive il paradosso di doversi nascondere in un mito tenuto in vita nelle catacombe, dai suoi fedelissimi carbonari, mentre alla luce del sole il mito è sconfitto, non funziona più. Una volta che la magia svela il suo trucco, è difficile tornare a crederci.

Dottoressa Barbarossa, psicoanalista freudiana… Il grande Sigmund Freud, si avvalse pure dell’ipnosi per scavare nell’inconscio dei suoi pazienti e scoprire verità inconfessate. Ecco… sottoposti a ipnosi i nostri leader quale inconscio inconfessabile rivelerebbero secondo lei? Iniziamo dai vincenti del momento: Di Maio e Salvini.

Ipnotilizziamoli. Di Maio e Salvini, si presentano anch’essi come i Figli/fratelli che si sono ribellati al padre padrone rappresentato dal vecchio. Di nuovo, però, c’è il “Movimento”, cioè l’esplicitazione di una forza di ribellione che non è più incentrata su un singolo leader (come dicevamo prima di Berlusconi, Renzi, e anche di Craxi) ma è collettiva, plurale, in senso nuovo. E’ diversa dalla vecchia forma Partito. Vive in una società diversa, “liquida”. Ed è infatti una forma liquida, diffusa perché in-contenibile, e in questo senso è popolare e anche populista. Ma attuale, contemporanea. Nel subconscio, si badi, Di Maio e Salvini mantengono ciò che c’è di buono – per loro – dell’eredità paterna: si sentono leader e agiscono come tali. Ma a beneficio di chi li osserva dall’esterno fanno piazza pulita delle apparenze padronali, vetuste, dei modi che hanno stancato, soprattutto dei privilegi che mortificano i figli. L’essere “Movimento” consente loro di non essere Casta, e di nutrire il feeling con i “fratelli italiani”. Quando vogliono comunicare il loro pensiero al “popolo” si fanno un video-selfie e lo postano su Facebook, non salgono su un balcone e non hanno bisogno della RAI di Porta a Porta o della compiacenza di un Fabio Fazio. In Tv ci vanno o se ne assentano secondo la convenienza loro, non hanno bisogno di un canale di comunicazione con la gente: ce l’hanno in tasca nel telefonino. Tutto questo non può non piacere perché sta in linea con la vita quotidiana degli italiani qualunque, e se Salvini e Di Maio non sono laureati e parlano un italiano poco forbito è tanto meglio: sono la fine del politico professionale, “arrogante e borioso” e magari anche troppo laureato. Ora il politico vincente è antipolitico, anti-intellettuale, anti. La ribellione al Padre-padrone ha prodotto una ribellione contro tutto ciò che è strutturato, cultura compresa. In Francia è diverso: Macron ha dato vita al movimento “En Marche” che è definito “Associazione per il rinnovamento della vita politica.” Trovo interessante questo nuovo assetto francese. Il valore evocativo della parola rinnovamento è, qui, potente perché non è vago, non è indeterminato: sta dentro il quadro di una vita politica forte e riconosciuta come degna di rispetto. In Francia il concetto di rinnovamento ha significato non attendere più che il padre-padrone passasse lo scettro, ma il figlio francese è competente, maturo, plurilaureato, con tanto di percorso di studi e di lavoro qualificato nelle istituzioni. E’ un figlio che si è fatto strada dentro lo Stato e dentro la Cultura, prima del colpo di mano (modello Rivoluzione francese…) e per questo appare più solido dei giovani ribelli italiani che sono arrivati di corsa a un passo dal Governo, ma non sanno se fidarsi l’uno dell’altro…

C’è però uno slogan comune che cementa il loro accordo: “Prima gli italiani”.

La ribellione è anche nei confronti di un padre padrone che nel vissuto collettivo ha deciso di lasciare indietro i propri figli per privilegiare gli stranieri , i figli di un’altra terra, di altri padri. Di un padre padrone che si è dimostrato arrogante con i propri cittadini, ma debole e succube dell’Europa. L’inconscio è strutturato come il linguaggio e dunque dobbiamo comprendere la potenza di una comunicazione basica, istintuale proposta/imposta da questi movimenti. Io la definirei una comunicazione essenzialmente “espulsiva” che butta tutto fuori e non lascia dentro nulla, un linguaggio preconcettuale, che tende a promuovere nell’altro una facile identificazione uditiva con ciò che sto dicendo. Poi magari me lo dimentico anche, ciò che hanno detto Di Maio e Salvini. Ma resta l’impressione di una sim-patia, di una consanguineità, di parole che chi ascolta sente come sue, perché ciò che caratterizza il linguaggio espulsivo è la sua letteralità e la sua aderenza all’istinto. Funziona, produce consenso, ma è pericoloso: è un linguaggio che promuove il qui ed ora, incapace di esplicitare un pensiero che guarda nell’al di là, oltre se stesso. Il linguaggio della nuova politica mi ricorda una frase di Rousseau “non avevo capito nulla e avevo sentito tutto “.

Eh… ci mancava il sub-conscio per complicare ancora di più questo incredibile “Caso Italia”!. Ma in mezzo a tutta questa confusione – e continuando a giocare con Freud – prevale una pulsione vitale, Eros, la forza creatrice, oppure prevale Thanatos: la pulsione distruttiva, il declino politico di un Paese che si sfalda?

In questo momento sono testa a testa. La forza vitale c’è, in quanto evocativa di un rinnovamento, di un bisogno di un Anti-sistema, proprio perché siamo sull’onda di una ribellione al padre padrone, al vecchio Partito che aveva invaso tutte le istituzioni e anche la stessa vita civile, appropriandosi un tempo di quasi-tutto e poi comunque di troppo, negli anni del suo lungo declino. Anche i Partiti in realtà già debolissimi della Seconda Repubblica sono stati incapaci di sfuggire alla Protervia, nel vissuto collettivo: privilegi, casta ,spesso disonestà, distacco dai problemi reali del paese e dunque dai bisogni dei propri “figli”. Thanatos, la forza distruttiva, per ora gioca ancora dalla parte dei 5stelle e della Lega che hanno stretto un patto di alleanza con gli Italiani contro il sistema, il padre padrone, i vecchi, contro le ingiustizie, contro!

Torniamo a Totem e Tabù. A quanto pare per il Totem del Potere – cioè il Governo – si è superato il Tabù dell’ “Inciucio”. Il termine, lo so, è assai poco scientifico… ma abbia pazienza, la democrazia degli accordi post-elettorali è stata ingiuriata e svilita da più o meno tutti prima del voto… Ora invece l’accordo Lega-M5S è presentato da entrambe le parti come nobile sacrificio per il bene del paese, o giù di lì. Terrà, l’inciucio?

Bisogna ammettere che stanno imparando in fretta: la chiusura dell’accordo sui temi e la scelta del premier la hanno portata a termine con tratti un po’ acrobatici ma alla fine efficaci. Resta però un’alea di dilettantismo in Italia, che in Francia non c’è, e resta l’impressione che ogni giorno di Governo sarà un’avventura… Le alleanze sono relazioni estremamente complesse e a volte pericolose. E dunque vedremo se questi gruppi di fratelli molto diversi tra loro, troveranno veramente una intesa paritaria dettando nuove regole, le loro, o si ripeterà quel “destino” psichico (è un dejà vu), che chi conquista il potere si trasforma facilmente in un nuovo noiosissimo padre-padrone. Chi si è illuso che una sola forza o movimento potesse vincere e non avere necessità di fare alleanze, non ha capito la fase che il paese sta attraversando. Il percorso non è semplice, è travagliato e complicato. Anche perchè è un gioco di specchi. Certamente però chi ha rifiutato con sdegno l’apertura di un dialogo con l’altro da se – mi riferisco alla scelta di Renzi, che ha trascinato tutto il PD – rischia grosso: rischia di arroccarsi nel passato mentre si costruisce il mondo nuovo.

Congediamo, dopo la seduta, i Partiti – anzi i vecchi Partiti – che abbiamo psico-analizzato. Il subconscio cosa ha portato alla coscienza ?

Il padre deve essere padre e non padrone. L’etica della funzione è stata dimenticata. Il potere ha dato alla testa. Ricordiamo che in Totem e tabu’ Freud parla del superamento attraverso la ribellione dei figli, per dare vita ad una prima forma di democrazia. L’allontanamento dalla funzione etica dello Stato e delle istituzioni, l’allontanamento dalla funzione etica dei partiti, ha dato vita ad una nuova antropologia. E’ stata la stessa potente industria culturale creata proprio da questo padre padrone e da questi partiti che hanno perso la propria funzione etica e sociale a modellare le nuove coscienze attraverso internet, attraverso la società dell’immagine, attraverso l’espulsione del simbolico e della metafisica a favore di una reificazione dell’esistenza. E dunque inconsciamente i Partiti hanno prodotto le proprie ceneri. Insomma, qualcosa è cambiato ma non tutti se ne sono accorti. Ma mi scusi, ora una domanda la faccio io: dobbiamo proprio svegliarli dall’ipnosi ?

TAG: accordo m5s-pd, berlusconi, cambiamento, crisi di governo, dimaio, formazione del governo, Freud, governo del cambiamento, Grillo, italia, lega, Luigi Di Maio, m5s, Mattarella, Matteo Renzi, matteo salvini, politica, psicoanalisi, psyco, salvini
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. evoque 2 anni fa

    Caro Golfari, magari mi sbaglio, ma leggendo il tuo ponderoso articolo ho avuto la sensazione che tu stessi cercando di elaborare un lutto.
    Sui padri padroni, sui fratelli maggiori o minori, mah, io di sicuro due come questi manco li vorrei come parenti.
    L’Italiano ha urgente bisogno di evolvere verso l’età adulta, con quel che essa comporta. Ma non credo che avverrà. Il nostro dna (almeno di buona parte di noi) ci condanna a un eterno infantilismo, a una sempiterna dabbenaggine (senza dimenticare la furbizia). Finché non andremo a sbattere come la Storia ci dovrebbe avere insegnato.Dopo di che, si farà una giravolta.
    Non si faranno i conti con il passato e i suoi errori . Si continuerà come nulla fosse successo. E ci si ritroverà a ripetere gli stessi errori. Fino alla fine dei tempi.

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  2. stefanogolfari 2 anni fa

    Grazie x l’attenzione e per il commento. Sì, forse hai ragione: elaborazione del lutto. L’ho elaborato, xò. E ora sto meglio.

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