Governo
La “resistenza” della Santanché
L’agonia politica della Santanché finirà per snervare l’intera coalizione di governo?
Nel momento più tragicomico del frammento storico meloniano succede che la presidente del Consiglio, invocando la “sensibilità istituzionale” auspica formalmente le dimissioni di Daniela Santanchè, chiedendole di seguire l’esempio di altri esponenti della maggioranza (Delmastro e Bartolozzi) che hanno lasciato il proprio incarico con notevolissimo ritardo, come si conviene alle persone che amano la riflessione. Ma, ecco, che nel pieno di una manovra strategica di recupero della credibilità politica da parte della leader di governo, prende forma un vero e proprio coup de théâtre : la “Resistenza” della Santanché! La ministra del Turismo, a quanto pare, ha inizialmente dichiarato di non aver ricevuto richieste dirette e di voler riflettere (anche lei amante della meditazione!) sulla questione, manifestando la volontà di rimanere in carica malgrado le traversie giudiziarie che la riguardano. Naturalmente, la scaltra signora mira a guadagnare tempo e a evitare la percezione di una “resa” immediata, cercando di difendere la propria posizione politica fino a quando non sarà indispensabile un passo indietro. Ferma sulla sua posizione, la “resistente” tenta di gestire politicamente un’uscita di scena che appare ormai inevitabile, ma che la “pitonessa”, da bestia politica qual è, cerca di rendere meno indecente.
Ora, va da sé che si tratti di una resistenza grottesca quanto inutile, che nasce dallo scollamento tra la logica politica e quella dell’opinione pubblica. Certo, Madame Santanché appare isolata, ostinata nella sua stoica capacità di resistere, ma così facendo, intanto, evita ogni ammissione di colpa: dimettersi “su ordine” viene spesso interpretato come una conferma implicita delle accuse. Resistere le permette di mantenere la narrazione della vittima di un pregiudizio politico e giudiziario. E poi, abituata a lucrare, è una che cercherà di vendere cara la pelle! E, con ogni probabilità, chiederà in cambio della sua resa, garanzie per il futuro (incarichi di partito e protezione legale) che un addio silenzioso, da ubbidiente non avrebbe garantito. In ultima analisi, vi sarebbe da prendere in considerazione la sua sfida all’autorità: se la Presidente del Consiglio intima le dimissioni a una ministra del suo governo e questa resta al suo posto, il problema si sposta sulla Premier, che appare incapace di controllare la propria squadra. La disperata resistenza della Santanchè, quindi, non è solo una difesa personale, ma un atto che mette a nudo i limiti dei carismi e del potere di Giorgia Meloni. Per finire, una domanda di rito: l’agonia politica della Santanché finirà per snervare l’intera coalizione di governo?
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