Roberto Vannacci, europarlamentare e presidente di Futuro Nazionale

Partiti e politici

E se l’elettore di Forza Italia accettasse la compagnia di Vannacci?

Questa la cosa più probabile che accadrà alle prossime elezioni: se le coalizioni ingloberanno Vannacci da una parte e Renzi dall’altra non subiranno molte defezioni negli altri elettorati. Semplicemente, si “tureranno il naso”, per sconfiggere comunque l’avversario

18 Ottobre 2026

I due capisaldi della nuova legge elettorale sono ormai noti: premio di maggioranza alla coalizione in prima posizione se supera il 42% dei consensi (che la porterebbe ad avere almeno il 55% dei seggi parlamentari) oppure proporzionale puro, nel caso che nessuno superi quella soglia. Tutto chiaro.

Le possibili trasformazioni derivanti dal giudizio della Corte Costituzionale saranno comunque minime: forse qualcosa legato al numero di firme per presentare un nuovo partito, o in tema di preferenze le quote della rappresentanza femminile ora troppo basse, o infine la numerosità dei collegi esteri. Insomma, l’impianto non dovrebbe essere cambiato se non in maniera secondaria.

Ora, la situazione attuale, secondo quanto si può derivare dai quotidiani sondaggi sul probabile comportamento di voto, è abbastanza evidente: il cosiddetto campo-largo (da AVS fino a Renzi e Più Europa) dovrebbe arrivare oltre il 42% dei voti validi, salvo improvvise quanto improbabili esclusioni di qualche lista; il centro-destra attualmente al governo è stimato essere sotto il 40%, distanziato dunque di almeno tre-quattro punti dalla coalizione avversaria, con il partito di Vannacci accreditato di circa 8 punti percentuali.

Da più parti si sostiene dunque che l’unica chance di tornare alla vittoria, per la compagine governativa, sia quella di includere nella loro formazione anche Futuro Nazionale, il partito dell’ex-generale. Il computo che viene fatto è ovviamente semplicemente aritmetico: se al 38% del centro-destra si somma l’8% di Vannacci, arriviamo ad ottenere il 46% circa dei consensi complessivi, il che porterebbe questa nuova coalizione in prima posizione, in grado dunque di ricevere il premio di maggioranza.

Il computo siffatto, come dicevo, è meramente aritmetico; ma è cosa nota a tutti gli analisti politico-elettorali un principio quasi ineludibile: ogni volta che due forze politiche si alleano, la quota di voti che raggiungeranno non sarà mai uguale alla somma di quanto avevano separatamente.

Cosa succerebbe oggi se il centro-destra facesse entrare Vannacci nella sua coalizione? Alcune simulazioni effettuate con sondaggi ad hoc da alcuni importanti istituti di ricerca ci confermano quella “legge”: mentre la somma aritmetica ci dava un risultato superiore al 45%, la percentuale che si ottiene per la coalizione in caso di ingresso di Futuro Nazionale arriverebbe intorno al 42%, a causa principalmente della defezione di una parte significativa dell’elettorato di Forza Italia, che si dichiara riluttante a restare in coabitazione con Vannacci, e si potrebbe avvicinare alle formazioni più centriste dello schieramento politico.

Questo è ciò che ci raccontano i sondaggi più accreditati. Ma quanto c’è da fidarsi? Non tanto per sfiducia nei confronti degli Istituti di ricerca che realizzano le indagini, quanto per la difficoltà di simulare in maniera efficace, nell’interazione con gli intervistati, la particolarità delle schede che gli elettori si troveranno in mano.

Mi spiego meglio. Un conto è chiedere ad un elettore di Forza Italia se sia disposto a votare per una coalizione che comprende Vannacci (e molti tra loro rispondono negativamente), un conto è trovarsi sulla scheda elettorale il simbolo di Forza Italia, sebbene in “cattiva” compagnia, e decidere di non mettere una X su quel simbolo. Come dire: non voto il mio partito soltanto perché in quella coalizione c’è una forza politica che non mi piace. Facile a dirsi, meno facile a farsi per un vero elettore berlusconiano, che ha visto nel tempo alleanze che non sempre gli saranno piaciute, eppure…

Per la verità lo stesso discorso si potrebbe fare per il campo opposto. Molti elettori di sinistra, di AVS nello specifico, dichiarano che potrebbero astenersi, o non votare per il proprio partito, se nella coalizione ci fosse anche Renzi (o addirittura Calenda, in qualche elezione amministrativa). È un comportamento plausibile, o possibile, anche in questo caso? Difficile che quell’elettore decida di facilitare la vittoria della destra a causa della presenza in coalizione di un politico che non gli piace.

Più facile dunque, per un elettore di Forza Italia o della Sinistra Italiana, votare per il proprio partito “turandosi il naso” alla vista di alleati non particolarmente graditi. Ecco allora che la cosa più probabile che accadrà è che le coalizioni che inglobano Futuro Nazionale da una parte e Italia Viva dall’altra non subiranno defezioni significative per la presenza di personaggi indesiderati, tanto sarà forte e decisivo il desiderio di sconfiggere l’avversario.

La competizione tra le due aree elettorali sarà dunque molto serrata e, da un certo punto di vista, sicuramente più interessante da monitorare, da qui fino ai giorni delle elezioni. Ma con una leggera prevalenza, nelle scommesse pre-elettorali, per una vittoria di un centro-destra a trazione vannacciana…

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