Partiti e politici
Il caos Generale a destra e una sinistra compatta ma senza ancora identità
L’ascesa dell’eurodeputato complica gli equilibri del governo, ma il Campo Largo resta diviso sul programma: la situazione in vista del 2027
L’ultimo tsunami della politica italiana, Roberto Vannacci, si appresta ad essere l’elemento decisivo in vista delle prossime elezioni del 2027. Il suo partito “Futuro Nazionale”, infatti, a pochi mesi dalla nascita è già dato oltre il 5% nei sondaggi riguardanti le intenzioni di voto. Con le due coalizioni che, sempre stando ai sondaggi, sembrerebbero essere più o meno in condizione di pareggio, l’ex generale potrebbe essere l’ago della bilancia in grado di assicurare un’altra vittoria alla destra in caso di alleanza, o di consegnare il Paese alla sinistra in caso di corsa in solitaria. Non è escluso che quest’ultimo scenario potrebbe rappresentare il vero disegno dell’eurodeputato: fare un assist alla sinistra per mandarla al governo e confidare nel disastro di Elly & Co. sul fronte immigrazione e sicurezza in modo tale da riscuotere ancora più consensi per le elezioni successive, ed ergersi come unica soluzione a una sinistra “troppo radicale” e a una destra “troppo moderata”.
Forse, per la prima volta in quasi quattro anni, il centrodestra ha un motivo per preoccuparsi: senza Vannacci il rischio di perdere è concreto. Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno assunto una posizione netta schierandosi contro un’ipotetica alleanza con il generale, ma l’ultima parola spetterà a Giorgia Meloni, che con Fratelli d’Italia continua a trascinare la coalizione e riscuotere consensi. A questo punto però anche lei si trova di fronte a un bivio: continuare sulla linea europeista e moderata che la sta facendo apprezzare anche a livello internazionale, o virare più a destra sulla scia di altri partiti europei (AfD, Rassemblement National, Reform UK) che schizzano nei sondaggi? Non è di certo un segreto che i consensi di Vannacci derivino da quella fetta di elettorato che si aspettava di più dal centrodestra sul fronte immigrazione. E per quanto il discorso della “remigrazione” sia probabilmente irrealizzabile e immorale, pare che la maggior parte dei politici (ma anche dei cittadini) concordi su un aspetto: servono misure più efficaci in termini di sicurezza. È anche e soprattutto su questo tema che si giocherà la partita tra Vannacci e Meloni: chi risulterà più convincente si prenderà la leadership della destra futura.
Chi invece dovrebbe appropriarsi di questi argomenti e approfittare del caos “Generale” della destra, è la sinistra. I quattro leader del cosiddetto “Campo Largo”, Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni hanno recentemente pubblicato un selfie in cui dichiarano ufficialmente guerra, politicamente parlando, al governo attuale.
Una cosa è certa: l’opposizione è stata in grado di creare e unire un vero e proprio popolo accomunato principalmente dal dissenso verso Giorgia Meloni. Ed è una mossa che, almeno in termini di numeri, può sicuramente pagare: i sondaggi precedentemente menzionati vedono il centrosinistra a pari merito con i loro avversari politici.
Restano, tuttavia, dei nodi non certo di poco conto. Oltre a non avere né un leader né un vero e proprio programma, i partiti del Campo Largo sono in disaccordo sulle principali questioni internazionali. Il PD ha una linea chiara sul fronte ucraino ed è schierato in sostegno di Zelensky dall’inizio della guerra. Lo stesso vale per +Europa e Italia Viva. Al contrario, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle si dichiarano apertamente contro gli aiuti militari all’Ucraina. E mentre Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni hanno raccolto consensi al grido di “Free Palestine”, Renzi e la parte più riformista del PD da sempre assumono posizioni più filo-israeliane.
Distanze che emergono anche sul piano economico. Schlein apre all’introduzione di una tassa patrimoniale, AVS appoggia, ma frenano bruscamente Italia Viva e 5 Stelle, con Renzi che la definisce solo uno “slogan” e un “autogol politico” e Vittoria Baldino, vicepresidente del Movimento, che parla di “fumo negli occhi”.
Per vincere nel 2027 sarà imprescindibile l’unione, ma un’altra cosa sarà, eventualmente, governare il Paese cercando di trovare un punto in comune su questioni dove vigono evidenti divisioni.
Pochi giorni fa a Bologna, dal palco di “Repubblica delle idee”, la segretaria del PD Elly Schlein ha dichiarato che “non c’è miglior programma possibile che attuare la Costituzione”. Una frase sicuramente efficace a primo impatto, ma che lascia intendere che ad oggi, dopo circa quattro anni di Governo Meloni, non c’è ancora una visione concreta di Paese da parte dell’opposizione.
La sensazione è che l’idea di unire sempre più partiti (l’ultimo si chiama “Progetto Civico” guidato da Alessandro Onorato) in nome dell’odio verso Giorgia Meloni garantirà sicuramente un elettorato compatto, ma difficilmente convincerà altre persone che, pur non soddisfatte dell’attuale governo, non si accontentano di slogan ma esigono idee e programmi.
E a quel punto, se davvero nei prossimi mesi il campo progressista non riuscisse a convincere fino in fondo il Paese a cambiare guida, è possibile che nel 2027 la sfida non sarà tanto tra destra e sinistra, ma tra destra e Vannacci. Se queste due forze decidessero di presentarsi unite si troverebbero ampiamente favorite per la vittoria, ma se non dovessero riuscire a trovare l’accordo, il rischio sarebbe quello di autocondannarsi a cinque anni di opposizione.
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