Partiti e politici

Ballottaggio alle elezioni politiche, battaglia all’ultimo voto: Meloni batte Schlein ma perde con Conte

Sondaggio Ipsos. Ballottaggi virtuali CD-Meloni contro CS: con Schlein candidata-premier, il centro-destra vincerebbe per 51% a 49%; nel caso di Conte candidato-premier, sarebbe viceversa il centro-sinistra a prevalere per 51,2% a 48,8%.

3 Agosto 2026

Cosa succederebbe se.…ci fosse un ballottaggio alle prossime elezioni?

Nella proposta di nuova legge elettorale ci si ferma un po’ prima, nel momento in cui una coalizione ne supera un’altra di qualche punto, magari di pochissimi punti percentuali, dipende certo dal voto dei cittadini, ma anche da chi è stato fatto entrare all’interno delle coalizioni. Insomma: dipende molto (troppo?) da come i partiti si organizzano, da come decidono di presentarsi, in accordo con una certa forza politica (ad esempio: Vannacci da una parte o Renzi dall’altra) oppure in disaccordo con questa potenziale forza politica.

In definitiva, i risultati saranno (anche) il prodotto delle scelte dei partiti, in un turno di voto privato sia dei collegi uninominali, dove si votava la proposta di un candidato, sia delle preferenze, dove in qualche modo si poteva scegliere il proprio parlamentare preferito.

E questi risultati porteranno a situazioni parecchio differenti se, per puro caso, la coalizione più votata supera o non supera il 42% sia alla Camera che al Senato. Se la supera, avrà un enorme premio di maggioranza, vale a dire molti candidati decisi dai partiti che entreranno in Parlamento; se non la supera, la situazione nei due rami del Parlamento sarà una sorta di stallo, con alleanze che saranno decise da accordi di partiti, con conseguenze imprevedibili a livello governativo.

Potrà accadere ad esempio, come nel 2018, che i 5 stelle decidano di fare un governo con la Lega oppure, come nel 2019, decidano di farlo con il Pd e poi infine, nel 2021, con tutti o quasi, con Draghi premier.

Così, i due possibile risultati, se passa la riforma attuale, saranno o una coalizione con un gigantesco premio di maggioranza, anche se vince di 1 voto, oppure una gran confusione dove le decisioni verranno prese da accordi tra i partiti o da governi tecnici. Tutto troppo aleatorio: il centro-destra potrebbe prevalere di qualche voto se si alleasse con Vannacci, oppure perdere di qualche voto se non si alleasse con lui, così come potrebbe accadere al centro-sinistra se si allea o meno ad esempio con Calenda.

Non è quello che vogliono gli italiani: una maggioranza enorme legata alla possibile alleanza con questo o quel piccolo partito, magari con una vittoria per un pugno di voti. Con l’altra parte politica che si mangia le mani per non aver stretto accordi con un partitino, che gli avrebbe dato un 2% in più di consensi.

Gli italiani devono poter scegliere a ragion veduta. Ricordiamo quel che accade alle elezioni comunali: se nessun candidato supera il 50%, i primi due si scontrano in un ballottaggio dove la popolazione sceglie quale potrebbe essere il miglior sindaco (o il meno peggio, se vogliamo), con la scelta anche di coloro che al primo turno avevano votato altri personaggi. Una specie di trionfo della democrazia: certo, anche in questo caso il primo potrebbe vincere per una manciata di voti, ma come nei referendum la scelta è stare da una parte o dall’altra (il SI oppure il NO), e chi si astiene accetta il responso di chi ha votato.

Perché non adottare questo modello anche in campo nazionale, per decidere chi, tra le due coalizioni più votate, piace maggiormente agli italiani (o chi è il meno peggio)? Semplice ma chiaro, con scarse possibilità di manovre nascoste.

Una richiesta che giunge in questi giorni da molte parti, giuristi, politologi, studiosi elettorali, docenti universitari, uomini politici e anche (e soprattutto) da molti cittadini, che vogliono poter esprimere le proprie preferenze a ragion veduta, dopo magari aver espresso nel primo turno il loro “voto del cuore”. Un voto razionale, poi, nel secondo turno di ballottaggio. La formula elettorale migliore!

L’Istituto di ricerca Ipsos ha svolto in questi giorni un sondaggio, rappresentativo della popolazione italiana, in cui ha chiesto agli intervistati, dopo aver appunto registrato il proprio voto del cuore (il partito), quale fosse la coalizione che preferivano per governare il paese, in un ballottaggio virtuale.

Per il centro-destra, si sono presi in considerazione gli attuali partiti che fanno parte della coalizione, con l’esclusione di Futuro Nazionale di Vannacci che ancora ne è fuori; per il centro-sinistra le forze politiche del cosiddetto “campo largo”, quindi con Renzi e +Europa.

Come si poteva immaginare, viste le ultime rilevazioni, gli scarti tra centro-destra e centro-sinistra sono stati minimi, non superiori al 2% tra le due coalizioni. Per avere un quadro più completo, Ipsos ha ipotizzato due scenari, che rispecchiano gli attuali “dubbi” dell’area progressista, che riguardano come noto la possibile leadership della coalizione.

Nel primo scenario, si ipotizzava Elly Schlein come candidata premier, nel secondo Giuseppe Conte. Nel centro-destra ovviamente la candidata era sempre Giorgia Meloni.

I risultati sono stati piuttosto interessanti. Nel caso di Schlein candidata, il centro-destra vincerebbe per 51% a 49%; nel caso di Conte candidato, sarebbe viceversa il centro-sinistra a prevalere per 51,2% a 48,8%. Come si capisce, siamo sempre nel campo dell’incertezza, visto l’errore di campionamento delle stime che è intorno al 3%. Incerti certo, ma abbastanza indicativi.

A questi risultati si giunge perché gli elettori del Movimento 5 stelle sarebbero un po’ più restii a votare la coalizione con Schlein leader (il 15% tra loro si dichiara incerto), mentre gli elettori dem accetterebbero più volentieri la leadership di Conte (qui soltanto la metà, il 7-8%, appare indeciso).

Sull’altro fronte, interessante capire come si comporterebbe l’elettorato oggi vicino a Vannacci in questa ipotesi di ballottaggio: con Schlein candidata, il 90% sarebbe disposto a votare Meloni, mentre questa percentuale si abbassa di una decina di punti (80%) con Conte candidato del centro-sinistra. La presenza del leader dei 5 stelle aumenterebbe, seppur di poco, l’indecisione nelle fila dei potenziali “vannacciani”, permettendo anche per questo motivo il lieve vantaggio della leadership di Conte rispetto a quello di Schlein.

Ipotesi “di scuola” ancora lontane dall’essere praticabili, ovviamente, visti da una parte i tanti mesi che ancora ci separano dal voto e, dall’altra, la difficoltà che il ballottaggio entri realmente a far parte della nuova legge elettorale. Ipotesi che però rendono più interessante e appealing la possibile introduzione di un secondo turno nella legge elettorale stessa.

 

Università Statale di Milano

 

 

La nota tecnico-metodologica è possibile trovarla a questo link: https://www.ipsos.com/it-it

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