Uno dei cavalli di battaglia per i consenso di Futuro Nazionale e la fine del finanziamento a all'ucraina. Quanto vale nei sondaggi

Partiti e politici

Il partito di Vannacci: quel che mancava all’Italia, per essere pienamente europei

Futuro Nazionale cerca un suo spazio accanto alle forze populiste e sovraniste presenti nel contesto europeo. Vannacci potrà anche aumentare ancora un po’ i suoi consensi, a scapito dell’attuale coalizione di destra, ma è destinato a rimanere ampiamente minoritario.

18 Giugno 2026

Le destre populiste, autarchiche o sovraniste sono una realtà affermata in Europa ormai da tempo. La prima forza politica con vere ambizioni di governo del paese nasce in Francia con il Front Nationale. Fondato da Jean-Marie Le Pen nel 1972, sviluppa fin dagli esordi una retorica anti-immigrazione e un programma protezionista, evolvendosi poi nell’attuale Rassemblement National con la figlia Marine e il suo delfino Bardella, accentuando il protezionismo economico e l’euroscetticismo, elementi che contraddistingueranno gran parte dei suoi eponimi.

Bisogna aspettare però più di un decennio, alla fine degli anni Ottanta, prima che si affermino movimenti politici assimilabili in qualche modo al FN, con l’avvicinarsi della imminente nascita della UE: prima nel Belgio fiammingo, con il Vlaams Blok, poi in Austria, con Jörg Haider e il Partito della Libertà d’Austria (FPÖ) fortemente euroscettico e contrario all’allargamento dei mercati a Est.

Ma è con la nascita dell’Unione Europea e poi dell’euro che le forze populiste trovano uno slancio definitivo e un evidente “nemico” comune. Così dai primi anni del nuovo secolo si affermano in Polonia “Diritto e Giustizia” (PiS), in Ungheria il Fidesz di Viktor Orbán, in Olanda il PVV (Partito per la Libertà) di Geert Wilders. Tutti con un’agenda nettamente contraria, oltre che al potere comunitario, all’infiltrazione economica delle multinazionali straniere, a favore degli oligarchi industriali patriottici.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, nascono poi movimenti che puntano sull’isolazionismo economico, come l’UKIP (poi Reform UK) di Nigel Farage nel Regno Unito, che riesce a vincere il referendum per l’uscita del mercato europeo (Brexit), la spagnola Vox, che rivendica tematiche e impronte valoriali molto vicine al Franchismo, e Alternative für Deutschland (AfD), fortissima dapprima nella ex-Germania dell’Est e oggi in grande ascesa in tutto il paese, contrario all’Euro e fautore di un deciso isolamento economico e sovranismo doganale. In Grecia, infine, il movimento Alba Dorada porta all’estreme conseguenze un esasperato populismo, che sconfina in una sorta di neo-nazismo.

Terminate le esperienze di governo in Ungheria e Polonia, oggi tutte le formazioni più sopra citate sono in una posizione molto favorevole per acquisire adepti ed esercitare un tipo di comunicazione coerente e non contraddittoria con la propria posizione, essendo sostanzialmente dappertutto all’opposizione.

I sondaggi degli ultimi mesi li vedono in netto vantaggio in numerosi paesi: nel Regno Unito (Farage e il suo ReformUK è al 30% circa), in Francia (Bardella con RN è al 34%), in Germania (AfD è al 26%), in Belgio (il Vlaams Belang, erede del Vlaams Blok, è al 25%), in Austria (unico dei pochi casi dove è al governo) FPO è al 35%, in Svizzera SVP è al 30%, come in Norvegia il Partito del Progresso. Un pochino meno forti i partiti populisti della penisola iberica: in Spagna, Vox viene indicato in terza posizione, dopo popolari e socialisti, intorno al 16-17% dei voti validi, così come Chega, in Portogallo. Altre formazioni populiste hanno infine elevati consensi nelle intenzioni di voto in diversi paesi dell’est e del nord europei (in Olanda, Slovenia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Lettonia, Svezia e Polonia).

Il nostro paese, una volta rientrata la Lega nell’alveo delle alleanze europeiste, seppure a volte a malincuore, rimane di fatto privo di forze politiche di stampo fortemente populista, identitario e sovranista, alla stregua del resto d’Europa, in linea con la nuova strada indicata dai Repubblicani di Donald Trump e strategicamente vicina al pensiero di Steve Bannon. E dunque Futuro Nazionale cerca un suo spazio accanto alle forze populiste e sovraniste presenti nel contesto europeo.

La situazione italiana è però piuttosto particolare. La presenza di una destra sovranista ma di governo, che non può dunque distaccarsi troppo dalla centralità europea, ha paradossalmente un duplice effetto sulle fortune future di Vannacci: da una parte le fa aumentare, nel momento in cui egli si presenta come il “vero e puro” populista, ma dall’altra gliele blocca, perché oggi la leadership della destra di Meloni è difficilmente scalfibile. Futuro Nazionale potrà anche aumentare ancora un po’ i suoi consensi, a scapito dell’attuale coalizione di destra, ma è destinata a rimanere ampiamente minoritaria.

E, alla fine, non potrà fare altro che allearsi con Giorgia Meloni.

 

Università degli Studi di Milano

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